Nella notte tra venerdì e sabato, alle ore 2 locali (le 7 in Italia), la capitale venezuelana è stata scossa da una serie di forti esplosioni, accompagnate da rumori di aerei in volo e colonne di fumo visibili in diversi quartieri.
Gli Stati Uniti starebbero conducendo un’operazione militare con bombardamenti e attacchi mirati, definita dalle autorità venezuelane come una “aggressione militare imperiale”. Il governo di Nicolás Maduro ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale in risposta all’attacco, denunciando una violazione della sovranità del paese sudamericano. Tuttavia, nelle prime ore del mattino, l’ex presidente USA Donald Trump ha affermato che Maduro e sua moglie sono stati catturati e portati fuori dal paese nell’ambito dell’operazione.
La comunità italiana che vive in Venezuela — tra cui numerosi di origine irpina — sta seguendo con apprensione gli sviluppi delle ultime ore. Molte famiglie hanno parenti e amici nella capitale venezuelana o nelle città della regione. Gruppi di Whatsapp e pagine social sono stati inondati di messaggi di cordoglio, richiesta di informazioni e appelli alla calma.
Intanto, la Farnesina e l’Ambasciata italiana a Caracas hanno confermato di seguire l’evoluzione della crisi con attenzione particolare alla sicurezza dei cittadini italiani presenti in Venezuela. Il Ministro degli Esteri ha riferito che esiste una “unità di crisi” attiva, mentre l’ambasciata ha lanciato raccomandazioni ai connazionali di restare in casa e limitare qualsiasi spostamento non essenziale fino a nuovo avviso.
Questa escalation arriva in un contesto di tensioni prolungate tra Caracas e Washington legate ad accuse statunitensi di narcotraffico, pressioni economiche e sanzioni che hanno indebolito ulteriormente l’economia venezuelana negli ultimi anni. Le esplosioni di questa mattina rappresentano una delle fasi più gravi mai registrate in termini di conflitto diretto.

