Caposele – Stanca del marito violento lo fa uccidere da un killer

30 Dicembre 2005

E’ originaria di Caposele il mandante dell’omicidio di Canosa di Puglia. Nicolina Ceres, queste le generalità della 50enne fermata per l’omicidio, avvenuto il 18 dicembre scorso, del marito agricoltore Sabino Caporale, avrebbe secondo gli inquirenti ‘ingaggiato’ Domenico De Sanctis, pagandolo profumatamente, pur di porre fine all’esistenza del congiunto. La donna è stata incastrata dai Carabinieri della Compagnia di Barletta, guidati dal Comandante Walter Pastorino, grazie una chiamata, ritrovata nei tabulati tra il telefonino della donna e il numero fisso dell’abitazione del presunto esecutore materiale. Nicolina Ceres avrebbe commissionato l’omicidio perché stanca delle continue vessazioni e violenze. Insieme alla 50enne, i Carabinieri hanno fermato anche il presunto killer, Domenico De Santis, pregiudicato di 34 anni, e la compagna di quest’ultimo,una cittadina romena di 32 anni, che avrebbe collaborato con loro. Secondo l’accusa, al killer la donna avrebbe pagato complessivamente 3.500 euro in due rate, una versata prima e l’altra a lavoro compiuto. Sabino Caporale è stato colpito per tre volte, a distanza ravvicinata, da colpi di fucile calibro 12, il primo dei quali alla nuca. Secondo gli investigatori, sarebbe stata proprio la moglie, gia’ d’accordo con il killer, ad accompagnare il marito in campagna e poi, con una scusa, a fargli fermare l’auto e a scendere per lasciare campo libero all’esecutore. Dopo avrebbe lasciato la zona sullo stesso ciclomotore con cui era arrivato De Santis. Il movente sarebbero state le continue vessazioni cui l’uomo, definito dagli investigatori un padre-padrone, sottoponeva la moglie e i figli, che venivano spesso cacciati di casa e costretti a vivere presso parenti e amici anche per mesi. Sembra che la donna avesse gia’ tentato un anno fa di uccidere l’uomo senza riuscire pero’ ad andare fino in fondo al suo efferato progetto. In quella occasione, mentre Caporale stava scavando per sradicare un albero – su suggerimento della moglie -, la donna lo avrebbe colpito piu’ volte alle spalle con una zappa, riducendolo in condizioni tali da finire ricoverato in rianimazione, ma senza ucciderlo. Una volta guarito, Caporale aveva sminuito l’episodio dicendo di essere caduto da un albero, ma agli amici avrebbe raccontato la verita’. Evidentemente, dopo quel tentativo fallito, la donna ha pensato di affidare ad altri il compito di uccidere il marito. E quindi, avrebbe contattato due pregiudicati di Canosa dando loro anche un anticipo. Uno dei due, pero’, dopo avere incassato si sarebbe dissociato. L’altro invece, informato dalla Ceres delle abitudini di Caporale, e con l’aiuto della giovane romena, avrebbe pianificato dettagliatamente l’omicidio. Ad avvertire i carabinieri dell’uccisione, è stata la stessa Nicolina Ceres e uno dei suoi figli, che riferirono di aver trovato ferma per strada l’auto con a bordo Caporale mentre stavano tornando a casa. Intanto, il Gip del tribunale di Trani, Roberto Olivieri del Castello, su richiesta del Pm Achille Bianchi ha convalidato i tre fermi. (emil.bol.)


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