MERCOGLIANO- Dopo l’omicidio di Ottavio Colalongo il quarantasettenne latitante Antonio Aloia, o cinese, ras emergente del gruppo Luongo- Covone- Aloia, avrebbe trovato rifugio in Irpinia, dove era stato arrestato tra l’altro gia’ venti anni fa, sempre da latitante. E’ quello che hanno ricostruito i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, identificando quattro presunti “fiancheggiatori” della latitanza del ras di Acerra, collegati a Bernardo Cava, esponente di primo piano della camorra avellinese, nei giorni successivi al raid omicidiario di Scisciano (che si e’ visto annullare l’ordinanza per aver concorso nel delitto ma e’ accusato anche lui di favoreggiamento). La fuga di Aloia come e’ noto era finita dopo circa un anno e mezzo dal mancato rientro in carcere in un’appartamento di Parco Oleandri a Gricignano d’Aversa. Il quarantasettenne ras di Acerra doveva scontare 27 anni e 3 mesi di reclusione per associazione mafiosa, detenzione illegale di armi, estorsione continuata e aggravata dal metodo mafioso. Nell’ agosto del 2024 aveva approfittato di un permesso premio per far perdere le proprie tracce. Ieri mattina sono finiti in manette due dei presunti fiancheggiatori, coloro che avrebbero coperto la latitanza di Aloia. Si tratta di Mario Peluso, classe 97, trattto in arresto a Mercogliano e Nicola Lanzaro, originario del nolano ma da tempo residente a Manocalzati, dove e’ stato catturato dai Carabinieri. Questa mattina entrambi dovranno comparire davanti al Gip del Tribunale di Napoli Alessandra Grammatica, che ha accolto la richiesta firmata dal pm antimafia Henry Jhon Woodcock e dal Procuratore Aggiunto Sergio Ferrigno. Gli indagati sono quattro, per gli altri due non e’ stata raggiunta secondo la valutazione del Gip la gravità indiziaria. Ecco cosa è avvenuto nei cinque giorni che hanno preceduto la cattura del ras, dopo che il 17 dicembre Ottavio Colalongo, esponente del clan dei Filippini, contrapposto secondo gli inquirenti al cartello Luongo- Covone- Aloia, era stato ucciso a Scisciano.
-5 ALLA CATTURA: LA CONSEGNA A PELUSO PER ALOIA
I carabinieri, coordinati dal pm antimafia Henry Jhon Woodcock, avevano sotto controllo alcuni soggetti legati proprio al latitante e presunto killer Aloia e sapevano che “o cines” aveva trovato rifugio in Irpinia, grazie all’appoggio di Bernardo Cava, detto Alduccio, fratello del boss Antonio (detto n’do n’do, detenuto dal 2006 in regime di 41 bis). Le conversazioni tra questi soggetti subito dopo l’omicidio consentono di capire che il 20 dicembre del 2025, tre giorni dopo l’agguato di Scisciano c’è una consegna dalla zona di San Vitaliano in Irpinia. “Una bomba”, che per gli inquirenti equivale a mille euro. Viene captato che le “bombe” da consegnare a Mugnano del Cardinale sono due. Oltre a queste ci sono anche due telefonini. Per i Carabinieri non ci sono dubbi, quella busta è destinata al latitante. Scatta un servizio di ocp (osservazione, controllo e pedinamento) sul territorio di Mugnano. I due uomini di Aloia arrivano da San Vitaliano e si fermano in un bar del centro irpino, poco dopo li raggiunge proprio Mario Peluso. Questo riceva la busta e si allontana via autostrada per raggiungere un’ abitazione di Mercogliano. Qui c’e’ la svolta nelle indagini sulla fuga di “o cines”.
-3 GIORNI ALLA CATTURA
LE TELECAMERE DEI CARABINIERI A MERCOGLIANO
E’ cosi i militari dell’Arma decidono di sorvegliare l’abitazione dove si era recato Peluso dopo l’incontro con gli uomini di Aloia. Due telecamere puntate sugli accessi e un GPS sulla vettura, una 159, in uso al ventinovenne avellinese.
– 2 GIORNI ALLA CATTURA
L’UOMO IN STAMPELLE CHE LASCIA LA CASA DI MERCOGLIANO CON LANZARO: E’ IL LATITANTE ALOIA?
Sono le 17:42 del 23 dicembre 2025, le telecamere dei Carabinieri di Castello di Cisterna, a meno di ventiquattro ore dalla loro installazione danno subito un riscontro decisivo. Arriva una Bmw nera. A guidarla e’ Nicola Lanzaro. Insieme a lui c’e’ una donna non identificata. Dopo circa due ore Lanzaro esce dall’ abitazione. Ha un trolley e due buste, le ripone nel bagagliaio. Esce anche la donna. Qualche minuto dopo esce un uomo, indossa un piumino e ha un cappello di lana in testa, munito di due stampelle, sale in auto dal lato passeggeri anteriore. Sono le celle dei ben quattro cellulari nella disponibilità di Mario Peluso a dare la svolta. Fino al 23 dicembre agganciavano le celle telefoniche della zona di Mercogliano, dopo il trasferimento dall’ abitazione monitorata, invece, le celle del nolano e quelle di Gricignano d’ Aversa.
LA CATTURA
E’ il venticinque dicembre, la sera di Natale i militari del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna decidono di intervenire. Antonio Aloia e’ a Gricignano d’ Aversa, in un appartamento di Parco Oleandri. Scatta il blitz. Fine della fuga per “o cines”, ma via agli accertamenti di Procura Antimafia e Carabinieri su quanto rinvenuto all’interno dell’abitazione -covo del latitante..
LO SCONTRINO DELLA FARMACIA E IL PIZZINO CON GLI INDIRIZZI DI MERCOGLIANO E PIETRASTORNINA
Sei telefoni cellulari, quattro già monitorati dai Carabinieri; una pistola rubata con 13 proiettili nel serbatoio e una scatola con altri venti proiettili: due stampelle; due.buste; uno scontrino di una Farmacia di Mercogliano rilasciato il 22 dicembre precedente e nella tasca della tuta un biglietto, una sorta di “pizzino” con due indirizzi, quello di Mercogliano dove il 23 dicembre Nicola Lanzaro aveva prelevato l’uomo con stampelle e cappello di lana e un indirizzo di Pietrastornina di cui aveva le chiavi. Per i Carabinieri non ci sarebbero dubbi, l’uomo che la sera del 23 dicembre accompagnato da Lanzaro ha lasciato Mercogliano era Antonio Aloia.
LA CITROEN A MANOCALZATI PER 17 GIORNI
Oltre a questi elementi, c’è un altro dato che “incastra” Lanzaro e Peluso: la Citroen noleggiata e lasciata in un terreno di Casamarciano la sera dell’agguato ad Ottavio Colalongo. Dal primo dicembre al diciassette dicembre, sulla base della posizione ricostruita con il GPS la vettura circolava nella zona di Manocalzati, nei pressi dell’abitazione di Nicola Lanzaro. Abitazione dove in quello stesso periodo era stato più volte Peluso. Per questo la gravità indiziaria per il favoreggiamento e per la procurata inosservanza di pena aggravati dell’agevolazione al gruppo Luongo -Covone- Aloia nei confronti di Lanzaro e Peluso e’ stata ritenuta sussistente dal Gip del Tribunale di Napoli che ha emesso la misura cautelare (già aveva firmato le misure per i presunti responsabili del delitto). I due avrebbero fornito “inequivocabilmente” ospitalità e apporto logistico ad Aloia. Aerre
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