Camorra, le difese in aula : Pasquale Galdieri non guidava nessun clan. Sentenza l’11 luglio

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AVELLINO- “Pasquale Galdieri non guidava nessun clan e non compare ne’ tra le accuse di usura, ne’ nelle vicende estorsive, solo per il presunto voto di scambio politico mafioso per cui e’ stato assolto”. Quella chiusa pochi minuti fa in Tribunale doveva essere l’udienza dell’ultimo assalto della difesa all’impianto accusatorio che vuole accertare l’esistenza del Nuovo Clan Partenio. E le due arringhe “fiume” dei difensori del presunto capoclan, Pasquale Galdieri detto o Milord, quelle degli avvocati Leopoldo Perone e Nicola Quatrano, non hanno deluso le aspettative. Nel mirino ci sono in particolare Ernesto Nigro “un farneticante millantatore” e Livia Forte, solo animata secondo le difese da “interessi privati e diffamatori”.

QUATRANO: GALDIERI NON E’ EREDE DEI GENOVESE

La chiusura della lunghissima giornata finale di un processo che va avanti da due anni e’ toccata al penalista Nicola Quatrano, che in primis ha eccepito nuovamente la inutilizzabilita’ di una serie di parti delle indagini, in particolare la mancata proroga e alcune intercettazioni. Ma il primo passaggio riguarda l’impossibilità di collocare storicamente il Nuovo Clan Partenio come erede dei Genovese: “Decidendo sulle richieste del PM, circa la sussistenza del clan Nuovo Partenio, considerato legittimo successore del clan Genovese, il Tribunale dovrà tenere conto che Galdieri Pasquale non è mai stato condannato per partecipazione ad una associazione camorrista, tanto meno al clan Genovese. Galdieri Pasquale è stato irrevocabilmente assolto in relazione al delitto di partecipazione al clan Genovese (dal 1998, fino alla data della sentenza di primo grado: 2 agosto 2002) con la sentenza in pari data, che lo assolveva per il delitto associativo per non aver commesso il fatto e lo assolveva altresì dall’accusa di tentata estorsione aggravata. Appare dunque arbitrario presentare oggi Galdieri Pasquale, e il fantomatico clan Nuovo Partenio, come eredi diretti del clan Genovese, di cui il suddetto non ha mai fatto parte”. Anzi, aggiunge un altro dato, quello relativo alla indagine del 2007 della Dda di Napoli sul Nuovo Clan Genovese, quella in cui Galdieri non era neanche indagato: “D’altronde la DDA aveva già nel 2007 ritenuto di avere scoperto una associazione criminosa che, come una Araba Fenice, era sorta sulle ceneri dei defunti clan Cava e Genovese.L’operazione si risolse in una raffica di assoluzioni”. Dura la valutazione anche sulle conclusioni rappresentate in aula dalla pm antimafia Simona Rossi: “Il pm ha messo di tutto nella sua requisitoria: fatti (pochi), ipotesi (tante), neltentativo di ribaltare la verità matematica che 0+0+0+0 è sempre uguale a 0, qualunque sia la quantità dei fattori.Manca del tutto, nella requisitoria il momento della verifica e della valutazione globale e sistematica delle emergenze.Si tratta quindi di una mera sommatoria delle emergenze, che si colloca fuori dal
perimetro indicato dalla giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione”. E pungola pure sulla natura delle indagini: “Il metodo abduttivo è quello usato da Sherlock Holmes, egli formulava ipotesi che gliconsentivano di andare avanti nella esplorazione dell’enigma e di giungere a comprendere ciò che altri non comprendevano.Ma per usare con successo il metodo abduttivo, occorre essere Sherlock Holmes, e non tutti sono Sherlock Holmes, anche se credono di esserlo.Perché le ipotesi formulate nel ragionamento abduttivo vanno attentamente verificate, non ci si può fermare ad esse e considerarle come se fossero la soluzione del caso”. A cosa si riferisce il penalista e’ chiaro: ” Per esempio, nel caso di specie, andava tenuto presente che l’espressione “compare” è assai generica e frequente – specie nel contesto socio-culturale di cui ci si occupa. E andava tenuto conto del fatto che, in molte altre occasioni, lo stesso maresciallo… ha ritenuto che l’espressione “compare”, utilizzata in altre conversazioni, indicasse personaggi diversi da Galdieri Pasquale”. Due le figure su cui si concentra la difesa per scardinare la requisitoria e gli atti di accusa della Dda di Napoli. In primis su Nigro Ernesto. Senza troppe tenerezze ovviamente: “La figura e il presunto ruolo svolto da Nigro Ernesto nel presunto “Nuovo Clan Partenio” sono stati interamente ricostruiti dando per buone le spacconate e le millanterie dette nel corso delle infinite chiacchierate che sono state registrate. L’erroneità e l’approssimazione che l’accusa ha dimostrato nella ricostruzione della figura di Nigro appare evidente anche solo a prima vista. Proprietario di un caseificio, non tenta nemmeno di imporre camorristicamente l’acquisto dei suoi prodotti ai rivenditori della zona.Si rende solo protagonista di alcune azioni nelle quali ha dimostrato un’inaudita incompetenza (Bulfaro, per esempio, in relazione al quale è riuscito – nel giro di un intero anno – a collocare solo una tanica di benzina sull’escavatore sbagliato, e non ha beccato un solo euro), di una vicenda (Gambale), la cuiricostruzione è quanto mai incerta, ed altro da modesto guappo di paese (lo sparo nella notte all’auto di Dello Russo Ernesto, con perdita dell’arma)”. Livia Forte invece “voleva solo guadagnarsi gli arresti domiciliari a spese di altri”, in particolare Pasquale Galdieri.

PERONE: NIGRO, PARLAVA DI CACIOCAVALLI E PERE

Sei ore di discussione per il penalista Leopoldo Perone: ” Pasquale Galdieri, però, non ha mai fatto veramente parte del clan Genovese. Nonostante questo, il Pm ritiene che ci sia una condizione inequivocabile in cui la fine dell’operatività del clan Genovese, esaurita nel 2003 – come riferiscono le sentenze – deve necessariamente collegarsi al ‘Nuovo Clan Partenio’ e a Pasquale Galdieri, che ricorre ‘ossessivamente’ in ogni fase dell’indagine condotta dall’ufficio di Procura”, afferma l’avvocato Leopoldo Perone. “Io chiedo con forza al Pubblico Ministero di ‘ritrattare’ quanto da lei ipotizzato. ‘La fama criminale!’ – ‘In giro non si diceva che fosse una brava persona’ – queste sono le ipotesi, ma non c’è un solo dato oggettivo che possa confermare l’ipotesi accusatoria. Abbiamo selezionato centinaia di atti e non c’è mai stata la certezza della minaccia, la certezza dell’estorsione, la certezza del metodo mafioso. L’unica cosa che interessava al Pubblico Ministero era la certezza del metodo mafioso; anche a discapito dell’evidente errore”. Per il penalista Leopoldo Perone quella di Nigro e’ una figura : “Farneticante, chi ha detto millantatore, le sue sono solo farneticazioni. Mente, altera, non può fondarsi su di lui la trama ricostruttiva centrale per rappresentare la genesi di un organizzazione camorristica”. Basta pensare che, sottolinea ironicamente lo stesso Perone, lui discuteva con quello che sarebbe stato il luogotentente non di estorsioni e altre condotte illecite ma di “caciovavalli e pere”.

ULTIMI FUOCHI SU NUOVE RICHIESTE DIFESA: SCONTRO AUFIERO-ROSSI.RIGETTATA LA RICHIESTA

Il Tribunale ha rigettato infine la richiesta di integrazione probatoria da parte di Nicola Galdieri, presentata dalla difesa e dal penalista Gaetano Aufiero, relative ad una serie di atti per cui c’è stato anche uno scontro in aula tra il pm antimafia Simona Rossi, che ha respinto la richiesta della difesa, bacchettandolo anche la difesa sul sospetto che siano stati sottratti atti al processo. L’avvocato Gaetano Aufiero aveva però precisato che non c’erano intenti accusatori. Ma ha precisato” abbiamo avuto conoscenza di questi atti da pochi giorni, non più di 10 15 giorni nell ambito del procedimento denominato Pagliarone, solo dopo tanto tempo siamo riusciti ad avere copia di tutti gli atti. Da quel fascicolo abbiamo conosciuto una serie di atti che non erano stati depositati al Tiap. Conosciuti questi atti noi ne abbiamo fatto richiesta di acquisizione. Il pubblico ministero alla scorsa udienza ci ha rappresentato che questi atti erano depositati presso la sua segreteria. Da questa documentazione è emerso ad esempio che Galdieri Nicola e’ stato domiciliato e ha dimorato a Praga. Per Forte Livia emerge che Galdieri Nicola aveva contattato due avvocati perché serviva un consulto per una cartella esattoriale”. Non per il Tribunale, che ha invece rimarcato come le richieste potessero essere recuperate nel corso del processo. Ora si attende la sentenza, che sarà emessa il prossimo undici luglio, quando dopo le eventuali repliche del pm ci sarà la camera di consiglio.