Caldoro: “Non facciamo miracoli ma saneremo 10 anni di declino”

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Avellino – Non è stato un terremoto, un’alluvione o l’esplosione del Vesuvio. Gli effetti “devastanti” che si sono abbattuti sulla Campania “sono il frutto di una cattiva politica generata dal centrosinistra”. Stefano Caldoro, oggi ad Avellino alla sua ‘uscita ufficiale’ – nonostante gli altri incontri a cui ha già preso parte in Irpinia – non ha lesinato nell’attribuire al Pd e all’intera coalizione avversaria le responsabilità di “10 anni di declino” che hanno inevitabilmente sottratto alla Campania la dignità di locomotiva del Mezzogiorno. L’occasione, in realtà, è stata fornita dall’incontro all’Hotel de la Ville, organizzato dai candidati irpini (Franco D’Ercole, Roberto Castelluccio, Gino Cusano, Antonia Ruggiero e Maria Carmela Valente) affinchè l’aspirante presidente di Palazzo Santa Lucia illustrasse alla cittadinanza il programma per la cui attuazione combatte il Pdl. In sala, oltre al coordinatore provinciale Giulia Cosenza, erano presenti i candidati della lista del Presidente Ines Fruncillo e Pasquale Giuditta, l’assessore provinciale Domenico Gambacorta, il consigliere Ettore De Conciliis, Giovanni D’Ercole, Eduardo Fiore, Francesco Passariello, Luigi Vannetiello, Gerardo Santoli.
Caldoro è stato chiaro nelle intenzioni alla cui base c’è una concezione della Regione intesa come ente di programmazione e disegno in stretta collaborazione con altri enti a cui spetta, invece, la gestione.
Ed il lavoro da svolgere a Palazzo Santa Lucia si sposta inevitabilmente su due filoni: “sanare ciò che è stato distrutto dalla sinistra” e aggiungere un quid in più definito più sostanzialmente sviluppo.
In primis, per entrare nel vivo, il candidato alla presidenza respinge ogni accusa di clientelismo e assistenzialismo – pratiche che “costituiscono, al contrario, una prerogativa del centrosinistra” – e inquadra il Pdl e l’intera coalizione quale attrattore del cambiamento in grado di “abbattere la dittatura che negli ultimi 10 anni ha distrutto la Regione”.
“Noi – ha spiegato – siamo uniti da un progetto di totale cambiamento. Il centrosinistra ragiona sulla continuità di uomini e programmi (a dire il vero non ne ho ancora sentiti)… o ‘drammi’ che dir si voglia. In realtà sanno che stanno perdendo. In termini di credibilità i sondaggi ci danno almeno di dieci punti sopra”.
Il cambiamento sui cui insiste Caldoro, invece, risiede innanzitutto in un metodo diverso di concepire l’istituzione. “Finora la Regione è stata autoreferenziale”. A questo modus pensandi ed operandi il Pdl intende porre rimedio dicendo, come prima cosa, basta alla “politica clientelare”, modo “scellerato” di intendere la gestione della cosa pubblica che ha portato ad evidenti danni nella sanità, nell’ambiente, nella gestione dei rifiuti. Per quanto riguarda il settore, peraltro caldo, delle nomine nella sanità, Caldoro ha ribadito la volontà di procedere ad una selezione e, se necessaria, una rimozione, solo degli “incapaci” però.
“Quello che è accaduto finora – ha spiegato – è frutto della politica sciagurata di chi non ha avuto un disegno. Al contrario il centrodestra intende creare ‘una Regione istituzione’ che costruisca uno scenario di equilibrio, che governi le funzioni e si integri con i disegni nazionali”. Ma, e il candidato governatore ne è cosciente, alla Campania la “buona politica” in termini di rilancio e crescita potrebbe non bastare. Da qui incita ad “uno scatto di riflessione per agganciare i processi di sviluppo europei e sfruttare il bacino del Mediterraneo creando traffici internazionali”. Un’ipotesi che risolverebbe, almeno in larga parte, i problemi legati alla carenza di occupazione. “Certo non possiamo fare miracoli”. Ma i campani probabilmente ai miracoli non sono avvezzi. L’importante, almeno secondo il Pdl, è “sanare ciò che – per il centrodestra – è stato distrutto dalla sinistra”. Responsabilità a parte, la sfida è ardua. (m.d.p.)

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