Sabino Morano, ieri Forza Italia ha chiamato a raccolta partiti e associazioni di Centrodestra con l’intento di ricostruire quell’area ad Avellino e provincia. Lei, da riferimento della Destra avellinese non ha partecipato. Perché?

Al di là delle dichiarazioni di intenti l’iniziativa di ieri mi è apparsa più il tentativo, non riuscito, di un’autoreferenziale certificazione di esistenza in vita che una reale volontà di costruire qualcosa di politicamente concreto. Ho l’impressione che i promotori dell’iniziativa, Caldoro in primis, non abbiano le idee molto chiare nemmeno loro. Quattro mesi fa sbandieravano il proprio convinto appoggio, alle elezioni provinciali, a Rizieri Buonopane, espressione della frangia Pd di stretta osservanza deluchiana, mentre ieri chiamavano a raccolta un’area in nome della crociata contro il Governatore. Almeno pare abbiano deciso da quale parte stare, perché negli ultimi tempi in provincia ma anche in Regione non era un dato chiarissimo. Sono partiti dicendo di voler ricostruire una coalizione, ma sono finiti a contare i cocci di Forza Italia senza nemmeno tentare di incollarli. Veramente l’evento di ieri non poteva interessarmi molto.

Da dove allora, secondo lei, deve ripartire il Centrodestra in Irpinia anche in vista degli imminenti e importanti appuntamenti elettorali a cominciare dalle amministrative del prossimo 12 giugno?

Credo che per ricostruire una valida offerta politica nel centrodestra in Irpinia si debba avere innanzitutto un approccio di tipo metapolitico, sviluppare cioè un’idea di cosa debba essere quest’area politica e quali istanze debba raccogliere e fare proprie. Per realizzare ciò bisogna interagire con tutte quelle energie positive che guardano a un modello alternativo rispetto a quello proposto dal Partito Democratico e da De Luca. E’ del tutto evidente che non si può sviluppare un ragionamento di questo tipo producendosi in una improvvisata passerella di nomi a cui attribuire una pseudo leadership per nomina delle burocrazie di partito. Si devono mettere insieme gli uomini, raccoglierne le idee, elaborare proposte e costruire attraverso graduali e perseveranti attività una rappresentanza consapevole e credibile.

Agli addetti ai lavori non è certo passata inosservata la recente diaspora di iscritti alla Lega, da ex segretario provinciale del Carroccio come si spiega quest’abbandono?

Quella della Lega è una situazione che ha del paradossale, l’attuale dirigenza aveva ereditato una realtà militante numerosa e rappresentativa, l’impressione che si ha guardando dall’esterno è che abbia fatto di tutto per dissipare quel patrimonio umano e politico. Un partito che, di fronte all’abbandono di amministratori di valore come l’avvocato Luigi Malfetano, di storici dirigenti come Teresa Caputo, di referenti dal lunghissimo trascorso amministrativo e politico come Pietro Cetrulo, invece di interrogarsi su tale continua e rovinosa emorragia di militanti e di consenso, non trova di meglio che emanare una specie di “fatwa” dai toni decisamente inopportuni con quel comunicato diramato dalla dirigenza leghista nei giorni scorsi, tradisce una inadeguatezza strutturale.

Oggi è promotore dell’associazione meta-politica “Primavera Meriodionale”, quali iniziative porterete avanti prossimamente?

In questa fase, oltre a strutturare in maniera capillare sui territori la nostra organizzazione, stiamo dando vita a vari dipartimenti tematici che avranno un ruolo fondamentale per l’elaborazione della nostra proposta politica che troverà un suo momento di grande visibilità in occasione di una assemblea programmatica generale in programma per il prossimo settembre. A questo momento assembleare fondativo seguirà la pubblicazione del nostro manifesto politico-culturale che stiamo già abbozzando come comitato promotore e che verrà sviluppato dai nostri gruppi di lavoro che si stanno costituendo in questi giorni. E’ tempo di costruire un solido retroterra culturale per un popolo di centrodestra che merita pensiero, approfondimento, proposta seria, non vuoti slogan e autocelebrazioni inutili.