Calcio – Lupi: la nuova avventura in B riparte da ‘mister 33’

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Da un ‘Santone’ ad un emergente. In meno di due giorni l’Avellino passa da un ‘vecchio volpone’ del calcio italiano ad un tecnico arrivato dal basso, un allenatore che si è costruito da solo e che prima di raggiungere l’importante traguardo della cadetteria ha fatto tanta gavetta nelle serie minori. Banchiere per scelta, tecnico per vocazione. Il 48enne Maurizio Sarri inizia ad allenare nel lontano ‘90 lo Stia, formazione di Seconda Categoria; da lì cambia la sua vita. Cresce nelle giovanili del Figline, arriva a giocare in prima squadra in serie D, ma un giorno capisce di essere arrivato ad un bivio: la carriera da calciatore non gli si addice e quindi abbandona per poter lavorare in un importante Istituto di Credito Nazionale. Muove i primi passi nello Stia formazione di 2 categoria, dove lui napoletano di nascita e toscano di adozione, gioca per divertirsi. È il campionato 90/91, la società esonera l’allenatore e gli affida temporaneamente la panchina, ma i risultati arrivano e l’incarico si protrae. Poi ancora tanto sacrificio sulle panchine di Faellese, Cavriglia, Antella e Tegoleto. Nel 2000-2001 la svolta: lascia il lavoro per dedicarsi alla passione. In due anni porta la squadra dall’Eccellenza alla serie C2, vincendo anche la Coppa Italia di serie D, nonché i playoff del suo girone. Battendo avversari del calibro di Massese, Sanremese, Imperia e Viareggio. Nel 2003-2004 sposa il progetto Sangiovannese per una nuova e avvincente scommessa. Tra i biancoazzurri gioca con Ciccio Baiano vecchia conoscenza dell’Avellino. I due insieme riescono nell’impresa di conquistare la C1. Un altro con i biancoazzurri e poi la chiamata dalla cadetteria. Il Pescara, ripescato al posto del Perugia decide di affidarsi a lui per riuscire ad ottenere una salvezza che mancava ormai da anni. Gli abruzzesi infatti nelle ultime 5 stagioni disputate in serie B erano retrocessi 4 volte. Sarri riesce a salvare la squadra con 3 giornate di anticipo: 54 punti e un undicesimo posto conquistato. Un bottino niente male per uno alla sua prima apparizione nella seconda serie nazionale. Lo scorso anno la chiamata dell’Arezzo, che lo ingaggia per sostituire Antonio Conte. Alla guida degli amaranto ha ottenuto risultati importanti sia in Coppa Italia che in campionato: in Coppa ha eliminato il Livorno (2-1 e 1-1) ottenendo il passaggio di turno per giocare contro il Milan con cui ha sfiorato la qualificazione(2-0 e 1-0) costringendo i Campioni d’Europa alla prima sconfitta del 2007. Anche in campionato riesce a fare bene impattando 2-2 sia a Torino con la Juventus che al San Paolo con il Napoli e strapazzando 4-1 il Rimini. In seguito un battibecco con il patron Mancini, dovuto alle scelte di mercato, porta le parti alla rottura. Il presidente aspetta la prima sconfitta in campionato che arriva dopo un buon girone di ritorno in cui l’Arezzo resta imbattuto nelle prime 5 gare, pareggiando con Napoli e Genoa. Dopo la sconfitta di Trieste senza consultarsi con Pieroni, Mancini richiama l’ex centrocampista della Juve. Scrupoloso nel lavoro settimanale “Mister 33” – così ribattezzato nelle stagioni alla guida di Sansovino e Sangiovannese per i numerosi goal giunti su schema (punizioni, corner e rimesse laterali) – è un patito del 4-2-3-1: “Sono contento di questa scelta. Durante questi due mesi ho ricevuto diverse proposte, alcune anche con qualche società di A (Reggina). Ieri è arrivata la chiamata del direttore che conosco bene, il nome Lucchesi mi ha coinvolto subito, non ci ho pensato su due volte ad accettare. Arrivo in una piazza importante, dove il calcio conta davvero tanto”. L’allenatore, napoletano d’origine e toscano di adozione, afferma: “Spero di portare alla piazza le soddisfazioni che si merita, l’Avellino deve riaffermasi nuovamente nel calcio che conta”. Sulla parentesi non brillante con l’Arezzo dichiara: “Non credo che la stagione sia stata poi così negativa, nei miei tre mesi di lavoro siamo riusciti ad ottenere risultati importanti, come il passaggio del turno in Coppa Italia ai danni del Livorno o la vittoria sul Milan. Ritengo di essere molto più adatto a prendere una squadra ad inizio campionato”. Per quanto concerne il capitolo mercato il neotecnico biancoverde è chiaro: “L’organico va rinforzato in ogni reparto, adesso partiamo per il ritiro e valutiamo i calciatori a disposizione, la società ha dato ampia disponibilità e di questo posso essere più che soddisfatto”. In merito ad un campionato senza grandi firme il concetto del condottiero irpino è chiaro: “Molto probabilmente si torna alla normalità, l’assenza di grandi club farà crescere le ambizioni delle altre. Noi dal canto nostro miriamo ad una salvezza tranquilla. Il fatto che non ci siano formazioni blasonate come Genoa, Juve e Napoli, stimola sicuramente maggiormente le piccole società. Dobbiamo lavorare al meglio per essere pronti in vista dell’avvio del campionato, per accendere l’entusiasmo ci vogliono i risultati, questa è l’unica ricetta”. La presenza di Lucchesi ha influito sulla sua scelta? “Se un direttore di grande spessore come lui accetta questa proposta, vuol dire che ci sono delle solide basi. Spero che l’Avellino possa essere per me un trampolino di lancio. Ad oggi mi erano state prospettate tante proposte di contratto, ma mai un vero e proprio progetto”. Mister chi la conosce bene afferma che lei sia molto scaramantico per questo veste sempre di nero: “Ormai è diventata una abitudine in seguito ad una stagione al Sansovino in cui ho vinto Campionato e Coppa Italia”. Speriamo che il ‘Michelangelo’ del calcio possa riuscire nell’impresa di far restare l’Avellino in cadetteria, evitando lo stancante ascensore degli ultimi anni. E permettendo ai tifosi di vivere una gioia vera, una soddisfazione che manca da troppi anni per una piazza che vive per il calcio, per un pubblico stanco dell’inferno della C e che sogna ad occhi aperti i fasti di un tempo, ma che al momento si accontenterebbe di conservare un posto nel calcio che conta.
(di Sabino Giannattasio)

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