Calcio – L’Avellino ‘multiforme’ piace: avanti così!

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Da lupo ferito a camaleonte il passo è stato breve. È un altro Avellino e si vede. Il cambio in panca – dall’esordiente Incocciati all’altro debuttante Campilongo – ha portato i frutti sperati. Il gruppo è vivo, il malato terminale che rischiava di tornare mestamente nell’inferno della C, adesso sembra sano più che mai. Il tecnico napoletano in meno di un mese è riuscito a rimodellare il gruppo, a mettere ogni pedina dello scacchiere nella posizione più congeniale, sbrogliando in breve tempo la confusa matassa creata dal predecessore laziale. Soprattutto è stato capace di inculcare nella mente dei propri uomini la capacità di cambiare in corsa. Di essere imprevedibili. Come il migliore stratega, il timoniere biancoverde ha conquistato sei punti in quattro gare, battendo un quotato Bari ed imbrigliando nella propria rete altre due candidate alla promozione: Mantova e Pisa. Una squadra votata all’attacco ma che allo stesso tempo svolge alla perfezione la fase difensiva: 4 goal siglati e 3 subiti. È riuscito a dare quella sicurezza, quella consapevolezza nei mezzi che mancava. Non ha ancora applicato l’amato 4-3-3, ma è riuscito con altre strutture di gioco a dare la giusta fisionomia a questa squadra: 4-4-2, 4-2-4, 4-3-2-1, non fa differenza. L’Avellino gioca a testa alta contro tutti e riesce a far paura, cosa che prima non accadeva. All’Anconetani i lupi avrebbero sicuramente meritato di più per quello che hanno mostrato nell’arco dei 90’ minuti: pressing alto e ripartenze. Gli irpini hanno creato sicuramente un maggior numero di occasioni rispetto agli avversari, meritando l’intera posta in palio. Promossa la nuova difesa con Doudou e Ghomsy sugli esterni ed il duo Vasko-Pecorari centrali. Qualcosa da rivedere in avanti dove Aubameyang e Pellicori di certo non stanno dando il proprio contributo. Nella ripresa l’inserimento del terzo mediano Romondini al fianco degli instancabili Di Cecco e Dettori, con lo spostamento di Pepe e Ciotola alle spalle dell’unica punta Aubameyang. Una mossa che in casa con il Bari aveva dato il suo risultato e che in quest’occasione ha permesso di difendere un prezioso pareggio, bloccando tutte le fonti di gioco dell’avversario. La squadra inizia finalmente a girare. La condizione atletica è invece ancora deficitaria. Nonostante tutto però si sta risalendo la graduatoria. In attesa di ritrovare il migliore De Zerbi, Mesbah e che Szatamari riesca a capire con maggiore facilità i dettami del proprio tecnico, è giusto applaudire il rinato lupo. Questo Avellino ci piace: cuore, grinta, carattere e qualità. Merito di un tecnico che sta facendo sentire tutti importanti e nessuno indispensabile e che, con l’aiuto del rientrante Maglione, sta cementando uno spogliatoio sempre più compatto e unito. L’Avellino dei ‘più volti’ sta riscontrando i giusti consensi. Quando tutti i pezzi del puzzle saranno disponibili, lavorare per quel sogno che adesso non è più lontano, chiamato salvezza, sarà molto più facile. Ora bisogna fare quadrato, mettere da parte vecchi rancori, cercare di restare uniti, perché la B può essere conservata. Sabato ci sarà un altro duro banco di prova: il Sassuolo di Mandorlini reduce dalla pesante sconfitta interna contro l’Empoli. Una sfida da Davide vs Golia. L’ennesimo match per capire di che pasta si è fatti e per continuare a conservare l’imbattibilità della nuova gestione. (di Sabino Giannattasio)

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