A poco meno di 48 ore dall’ultimo atto dei lupi in questa serie B, Mimmo Di Cecco, uomo sincero prima che ottimo centrocampista, parla a cuore aperto di questa sua esperienza con la maglia dell’Avellino. “Sono quattro giorni che sto male – confessa il centrocampista – le lacrime di Bari sono solo una piccola parte rispetto al dolore che provo dentro per questa retrocessione. Io questa serie B l’avevo conquistata sul campo e posso capire la delusione dell’intera città, alla quale non posso che continuare a chiedere scusa”. Di Cecco, pur non cercando alibi, non vede nello spogliatoio il motivo alla base di questo fallimento: “Lo spogliatoio è sempre stato unito, nessuno si è mai tirato indietro. Il nostro limite era da ricercare a livello mentale. Dopotutto, viviamo con una pressione psicologica sin da giugno non indifferente. Siamo arrivati qui che non sapevamo chi fosse il nostro mister, poi con il passare dei mesi abbiamo assistito ad una serie di cambi, di acquisti e di cessioni che nel complesso non ci hanno mai fatto scendere in campo con la mente sgombra e questo ci ha condizionato non poco”. Con estrema eleganza il centrocampista dribbla ogni polemica ma dice la sua sulla gestione degli uomini: “Penso che gente che è andata via a gennaio come Bracaletti e Baldanzeddu ci abbiano comunque dato una grossa mano. I nuovi arrivati sono tutti ottimi ragazzi e non gli si può imputare nulla. Inoltre, credo che l’addio di Lucchesi abbia in qualche modo condizionato qualche giocatore facendo venir meno la fiducia necessaria per affrontare la cadetteria”. Una delusione cocente quella della retrocessione, che Mimmo si porterà dietro per tutto il resto della sua carriera: “A nessun giocatore piace scendere di una categoria, soprattutto se la promozione te la sei conquistata sul campo. E’ una macchia sul curriculum e una sconfitta personale, per questo penso che tutti i calciatori abbiano lottato per rimanere in B. Per quel che mi riguarda so di aver dato il massimo in ogni partita, su ogni singolo pallone che ho giocato”.
Se l’Avellino fosse rimasto nella seconda serie nazionale sarebbe stato molto probabile che lo stesso Di Cecco avesse continuato a vestire la casacca biancoverde. Ora, dopo l’ennesimo ascensore, pare molto difficile che il centrocampista resti ancora all’ombra del Partenio. “Avevo già parlato con i Pugliese – ha spiegato Di Cecco – manifestando la mia volontà di rimanere con l’Avellino in serie B. Ora, sinceramente, mi sembra difficile una mia permanenza qui. Tornerò al Chievo e cercherò di giocarmi tutte le mie carte con la formazione biancoblù, poi si vedrà. Quel che è certo è che lascio Avellino con il cuore pieno di tristezza, rammaricato poichè io credevo in questa salvezza con tutto me stesso. Ma allo stesso tempo posso dire di lasciare la squadra con la coscienza a posto, essendomi impegnato al 100 per cento in ogni partita”.
“Davvero non riesco a spiegarmi questa retrocessione – gli fa eco Andrea Mengoni, il difensore centrale che tanto bene ha fatto nel girone d’andata – avevamo tutte le qualità tecniche per salvarci in questo campionato. Non so cosa sia venuto a mancare – ha continuato – però posso dire che a gennaio giocavamo bene e anche quando perdevamo tornavo nello spogliatoio col sorriso perchè sapevo che la mia squadra aveva espresso un buon calcio. Poi non è stato più così”. Le speranze di riaffacciarsi alla B ora passano tutte per le camere di giustizia. Una flebile speranza quella dei lupi, ma Di Cecco e Mengoni sono uniti nel monito: “Contro il Brescia bisogna vincere per non perdere il quart’ultimo posto e, soprattutto, per mostare l’orgoglio che ancora abbiamo dentro, nel rispetto di questa maglia”.
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