Blitz in 3 opifici, cinesi clandestini nascosti in bunker

10 Novembre 2005

Serino – Una ventina di cinesi erano riusciti a diventare ‘invisibili’ agli occhi delle Forze dell’Ordine, grazie ai nascondigli da loro creati tra le pareti di seminterrati. Una sorta di bunker, larghi cinquanta centimetri e lunghi tre metri, nei quali, all’arrivo delle pattuglie dei Carabinieri, si celavano per non essere scoperti. Un escamotage che, la scorsa notte, è stato portato alla luce dai Carabinieri del Nucleo Operativo e della Compagnia di Avellino, guidati dal Maggiore Francesco Merone e dal Capitano Nicola Mirante. Il blitz si è avuto in tre opifici, illegalmente realizzati in due scantinati a Santa Lucia di Serino e in un sottoscala a Serino, gestiti da cinesi. I macchinari delle concerie, secondo quanto accertato dagli inquirenti, entravano in funzione al calar del sole per poi essere spenti alle prime luci dell’alba. Come ha spiegato il Capitano Mirante, “…le indagini sono state avviate qualche settimana fa, anche a seguito di numerose segnalazioni di cittadini insospettiti dal via vai notturno”. L’operazione conferma il fenomeno dell’immigrazione e della manovalanza clandestina che ormai ‘predomina’ nel serinese-solofrano. Di giorno in giorno, infatti, le pagine della cronaca locale si arricchiscono di blitz contro il favoreggiamento e lo sfruttamento di cittadini extracomunitari privi di regolare permesso di soggiorno “…riflettori puntati soprattutto sul settore del terziario dove si verifica la frammentazione delle fasi relative alla concia con imprenditori che sono in grado di proporsi sul mercato con prezzi concorrenziali grazie all’ampia disponibilità di manodopera a basso costo e allo sfruttamento dei lavoratori extracomunitari”. Insomma, l’ingresso degli immigrati nei settori occupazionali ha provocato una fascia di mercato specifica caratterizzata da lavori sostanzialmente precari “…hanno portato, infatti, elevati livelli di irregolarità che, in una situazione di crisi, rischia di essere un ulteriore elemento di destabilizzazione nell’ambito del tessuto sociale dell’intera provincia”. Una concorrenza non solo sleale ma illecita che viene posta in essere, in larga parte, da irregolari: marocchini, giapponesi che ‘gremiscono’ i marciapiedi, le strade. A battere tutti è il “made in Cina” che colpisce ancora… Dopo i blitz della Benemerita contro le “case a luci rosse”, che affollano la città capoluogo e che vengono gestite da “assettati di denaro” immigrati da Chine Town, oggi un nuovo duro colpo è stato inferto contro lo sfruttamento della manodopera clandestina. I militari hanno passato a setaccio tutti gli edifici ‘sospetti’. Sono stati controllati palmo a palmo. I riflettori non sono stati puntati solo per acclarare il rispetto della normativa in materia di tutela ambientale nelle procedure di lavorazione del pellame ma, soprattutto, della manodopera. Anche in questa occasione, gli uomini della Benemerita si sono rivelati ottimi segugi: immediatamente hanno posto in essere tutti quegli accertamenti finalizzati a portare alla luce quanto accadeva tra quelle mura. A seguito di perquisizioni hanno constatato che quegli immobili erano nascondigli che “pullulavano” di immigrati: sono stati rinvenuti ben 20 cinesi privi di regolare permesso di soggiorno che venivano sfruttati dai loro connazionali nella lavorazione delle pelli. Sono stati fermati e, nelle prossime ore, saranno espulsi dal territorio nazionale. In manette invece sono finiti tre imprenditori di Chine Town, titolari delle concerie illegittime, mentre altri due sono stati denunciati a piede libero: sono tutti accusati di sfruttamento della manodopera clandestina e favoreggiamento dell’immigrazione irregolare. (di Emiliana Bolino)


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