Bassolino sfida De Magistris: “Io il sindaco l’ho fatto molto bene”

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Dopo l’assoluzione con formula piena, Antonio Bassolino esce dal silenzio e ritorna alla ribalta col suo ultimo lavoro editoriale “Le Dolomiti di Napoli”.
Ad accoglierlo i compagni di sempre: Lucio Fierro, Alberta De Simone, Gino Anzalone, Pietro Mitrione. Presenti anche nuovi amici: Valentina Paris, il sindaco Paolo Foti, Francesco Todisco, Toni Ricciardi, Antonio Gengaro, Antonio Di Nunno, Carmine De Blasio.
Con Le Dolomiti di Napoli il politico d’Afragola ripercorre il cammino della sua vita attraverso una metafora: la scalata di uomo che ha sempre vissuto al confine. “Le Dolomiti corrispondono ad un percorso di vita in cui si sale e si scende – spiega – E’ evidente per chi è pratico della montagna che è più difficile la discesa della salita, perché quando scendi non hai nulla di fronte a te che ti dà sicurezza, hai da ambo le parti, a fianco a te dei burroni e quelli di sinistra, sono più pericolosi di quelli di destra”. Il riferimento è a chi l’ha tradito nel momento del bisogno, quando il partito lo scelse come la vittima predestinata su cui far cadere tutte le responsabilità di una gestione discutibile dell’emergenza rifiuti, ma condivisa in maniera bipartisan.
Il libro è la storia di Bassolino uomo e politico allo stesso tempo, un viaggio nelle metamorfosi culturali di tre fasi della vita dalle quali l’ex presidente, ha ottenuto grandi soddisfazioni e amare sofferenze. Dall’esperienza nel Pci, in cui ricorda gli anni trascorsi nella federazione irpina in cui non mancarono gli scontri con personalità del calibro di Fiorentino Sullo e Ciriaco De Mita, agli anni in cui conobbe la popolarità grazie all’elezione a sindaco di Napoli. “Nel 1993 la mia avventura a sindaco mi permise di rovesciare gli schemi e di scoprire il rapporto umano con le persone. In poco tempo divenni il sindaco più popolare di Napoli, ma poiché sono un uomo contraddittorio ad un certo punto, quando D’Alema mi chiese di entrare nel Governo, io accettai. Accadde lo stesso nel 2005, al termine del mio primo esecutivo alla Regione, non volevo ricandidarmi, ma Prodi me lo chiese e io risposi”. Da qui inizia la triste parabola ascendente. “Seguì così – ricorda Bassolino – la grave crisi dei rifiuti, quando si scelse di addossare a me tutte le colpe”.
Ma Le Dolomiti di Napoli vuole essere un ritorno alla vita, la catarsi è compiuta, dopo la condanna popolare, l’assoluzione della magistratura. Ne emerge un Bassolino nuovo che si è lasciato alle spalle l’uomo totus politicus ed è pronto a rivolgere lo sguardo al futuro ripartendo con più determinazione di prima. E’ il momento della risalita, alla luce di quelli che a suo dire, sono i fallimenti degli altri. “Domani farò tappa a Torino, come mai lì nessuno si interroga su chi sarà il prossimo candidato? Se a Napoli ci si pone questo interrogativo è perché si sta amministrando male e alla debolezza amministrativa si coniuga la debolezza delle due opposizioni”.
La domanda sorge spontanea: Don Antonio si candida, o non si candida? La risposta è per il momento lasciata in sospeso, ma senza chiudere: “Sicuramente darò una mano – dice – In che modo vedremo. Certo è che il sindaco già l’ho fatto e l’ho fatto molto bene”. di Rosa Iandiorio

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