Banda dei pestaggi, il Gup: agiva da vero e proprio gruppo criminale

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Settantacinque pagine per motivare la sentenza di condanna emessa il primo dicembre scorso nei confronti di quattro dei cinque componenti della banda denominata dei pestaggi, che avevano scelto l’abbreviato, gli altri andranno a processo ordinario. Quella del Gup del Tribunale di Avellino Marcello Rotondi, che aveva mandato assolto Maurizio Di Gaeta, difeso dall’avvocato Alfonso Maria Chieffo, e le condanne nei confronti di Cristian Saggese (due anni e otto mesi per minaccia aggravata, detenzione di arma impropria e concorso in detenzione di armi). Cinque anni e quattro mesi invece per altri tre imputati, ovvero Sebastiano Sperduto, Yuri Perrino e Marco Frasca. Tutti difesi dagli avvocati Gaetano Aufiero, Claudio Mauriello, Domenico Dello Iacono, Roberto Romano. Sentenza che sarà sicuramente impugnata nel secondo grado di giudizio, per cui si rammenta che è ancora non definitiva.

L’ASSOCIAZIONE
Uno dei reati piu’ gravi contestati e’ quello legato all’associazione a delinquere. Nell’imputazione si contesta a Frasca Marco, Perrino Yuri, Sperduto Sebastiano, Di Gaeta Maurizio il delitto di associazione a delinquere, in quanto si associavano traloro e con altre persone non ancora identificate, allo scopo di commettere più delitti di aggressione, pestaggio, estorsione, intimidazione, violenza privata. In particolare, Frasca e Perrino con li ruolo di capi e promotori, gli altri quali partecipi. I fatti venivano commessi inAvellino e provincia dal 2019 con condotta perdurante”. Per cui il Gup ha ritenuto che “All’esito dell’esame di tutti i reati fine è agevole concludere per la fondatezza anche di tale ipotesi delittuosa, con l’esclusione del Di Gaeta, per il quale non è stata provata la responsabilità per alcun reato fine e non emergono altri elementi adeguati ad ipotizzare un concorso nell’associazione”. Per il Gup infatti: “Non emerge, invero, alcun dubbio sul fatto che Frasca Marco, Perrino Yuri e Sperduto Sebastiano unitamente ad altri, per cui si procede separatamente, per un lasso temporale certamente apprezzabile di oltre un anno, siano stati in grado di creare un vero e proprio gruppo associato, dotato anche di mezzi idonei al raggiungimento di reati contro la persona ed il patrimonio”. Dunque: hanno agito da vero e proprio gruppo criminale, specializzato in pestaggi, in cambio di una (a volte anche modesta e pari a circa 500 euro) remunerazione economica dei loro servizi criminali, in favore di soggetti che vantavano crediti di natura non meglio precisata e quasi certamente illecita nei confronti delle vittime.Particolarmente allarmante ed emblematica è risultata anche l’ultima vicenda esaminata ovvero quella della spedizione punitiva, originariamente rubricata sotto forma di tentato omicidio, ai danni di Romagnuolo Alessio. A prescindere, infatti, dalla qualificazione giuridica di tale vicenda, resta confermato che, nella circostanza, i correi si organizzarono con uomini e mezzi, tra i quali veicoli ed armi proprie ed improprie, allo scopo di dimostrare innanzitutto li loro spessore criminale, in risposta ad una precedente vicenda delittuosa, inerente un precedente scontro avvenuto presso un esercizio commerciale ed allo scopo di far valere la loro autorità, a fronte di una mancanza di “rispetto” per lo Sperduto”.
IL TENTATO OMICIDIO ROMAGNUOLO: SOLO MINACCIA E ARMI
Uno dei principali capitoli della sentenza e della stessa inchiesta e’ legato al tentato omicidio avvenuto a Quattrograna di Alessio Romagnuolo, per cui gli imputati (ad eccezione di Di Gaeta che e’ stato assolto, sono stati condannati solo per minacce). Scrive il Gup nella sua sentenza: “Sussistono, pertanto, gravi indizi di colpevolezza a carico dei coimputati Sperduto Sebastiano, Saggese Cristian, Perrino Yuri e Frasca Marco per i capi di imputazione emergenti dalla complessiva ricostruzione del fatto e dalla partecipazione al gruppo armato che aveva prima aggredito e poi inseguito il Romagnuolo.Del resto, va anche precisato che sono versate agli atti dichiarazioni confessorie in particolare del Frasca il quale ha ammesso tali accadimenti che
hanno visto protagonisti i suoi indicati imputati, ad eccezione del Di Gaeta.
La linea difensiva sostenuta sin dall’inizio riguardo tale episodio appare comunque sempre molto chiara ed è rappresentata dal sostenere che non vi fosse volontà di uccidere, sebbene la stessa nel corso delle varie fasi processuali e procedimentali sia stata ni parte modificata e ad esempio con dichiarazioni difensive e deduzioni dei difensori si sia anche sostenuto che
l’esplosione dei colpi sia stata determinata dal fatto che in quel momento la vittima era accompagnata da un cane del tipo pitbull che manifestava una potenziale aggressività”. Per questo motivo il giudice ha ritenuto: “fondata l’accusa nei confronti di Perrino Yuri, Frasca Marco, Sperduto Sebastiano e Saggese Cristian per i reati di minaccia aggravata, di porto di armi e di oggetto atti ad offendere ni luogo pubblico e di detenzione illegale di arma, risultando provato che gli stessi al momento dell’aggressione erano in possesso di mazze e di una pistola, con cui Frasca Marco aveva sparato i due colpi”.
Non è stato invece possibile configurare “l’ipotesi delittuosa del tentato omicidio.
In particolare, sul punto, vale evidenziare che dalle stesse dichiarazioni rese nel corso dell’udienza preliminare in data 13.9.2023 dalla persona offesa Romagnuolo Alessio emergeva che i colpi di pistola erano stati sparati, anche a suo parere, non con l’intento di uccidere o comunque di colpirlo, in quanto stante la vicinanza tra l’aggressore e la vittima i colpi sarebbero potuti essere diretti in maniera precisa contro la sua persona al fine di cagionarne la morte”.
Una deposizione che, rileva il Gup: “sebbene in parte contraddittoria con la versione maggiormente incriminante fornita nella immediatezza, quando il Romagnuolo affermava che i colpi erano a diretti e sparati ad altezza d’uomo, comunque preclude li superamento della soglia del ragionevole dubbio, che consenta di ritenere con adeguata certezza che i colpi furono esplosi per ucciderlo o comunque per colpirlo.
In altri termini “all’esito della escussione del Romagnuolo, emerge (rispetto
alla fase delle indagini) li ragionevole dubbio che l’azione criminosa contro lo stesso, non sia stata posta in essere con l’intento di colpire e addirittura dicagionare al morte del medesimo, ma solo ed esclusivamente per intimorirlo,esplodendo contro di lui dei colpi di arma da fuoco e ciò anche tenuto conto del fatto che nessuno dei colpi sparati giunse a destinazione, sebbene dalla dinamica riferita sembrerebbe che lo sparatore avesse una visuale libera soprattutto nella fase iniziale dell’aggressione
AGGRESSIONE A GIACOBBE, ASSOLTO SPERDUTO
Per Sebastiano Sperduto e’ arrivata l’assoluzione anche dall’accusa di aver concorso insieme a Ivan Santamaria all’aggressione ai danni di Giuseppe Giacobbe, assessore del Comune di Avellino, avvenuta il 26 settembre del 2019 a Mercogliano. Per i Carabinieri del Nucleo Operativo a deporre per un grave quadro indiziario a carico di Sperduto c’erano tre elementi. Il primo una captazione ambientale nel dicembre del 2020 all’interno della sua vettura, quando ascoltando il servizio sull’aggressione a Giacobbe era scoppiato a ridere, la telefonata che Santamaria aveva fatto a Sperduto alle 12:28 di quel giorno, poco prima del raid e l’analisi dei tabulati che avevano localizzato lo stesso Sperduto in zona al momento dell’aggressione. Per il Gup non si può “ricondurre alla sola presenza sul luogo dove sono avvenuti i fatti alcun nesso effettivo con l’azione violenta posta in essere”.
ESTORSIONE AI LOCALI: SOLO UNA CONFERMATA
Perrino Yuri, Frasca Marco e Sperduto Sebastiano erano accusati di estorsione per aver imposto ad alcuni gestori di locali ad Avellino, Tufo, Montemiletto ed Atripalda e agli organizzatori degli eventi e delle feste di affidare a loro o a persone che indicavano il servizio di vigilanza e security. Le accuse delle Sezione Operativa della Compagnia dei Carabinieri di Avellino e della Procura erano basate sulle intercettazioni, in particolare a carico di Perrino Yuri, che nel settembre del 2020 si era vantato a telefono di aver mandato in Ospedale un ragazzo durante una festa in un locale di Tufo, fatto confermato da una denuncia dello stesso ragazzo alla stazione dei Cc di Pratola Serra e a varie chiamate captate sull’utenza di Marco Frasca, in particolare per essersi imposto con il titolare di un club prive’ per due ragazzi addetti alla Security e non solo uno come chiedeva lo stesso. Per quasi tutti i locali il Gup ha rilevato come “Nonostante elementi indiziari che lasciano intendere l’imposizione estorsiva generalizzata del servizio nei confronti di molti esercenti, costoro escussi a sit non hanno reso dichiarazioni di tale pregnanza da far concludere per la natura estorsiva dell’attività di vigilanza svolta, escludendo di aver subito minacce per l’imposizione del servizio. Diversamente in un solo caso, dove il titolare di un club privato aveva invece raccontato che aveva ingaggiato come security i ragazzi avellinesi e che quando nel novembre del 2021 aveva comunicato agli stessi che il servizio non era più necessario, una notte era stato apposto un lucchetto al cancello di ingresso, impedendo ai clienti di entrare ed uscire dal locale. Per questa unica estorsione non è stato però contestata la circostanza aggravante delle più persone riunite.