Avellino – Politiche Sociali, Giova: “Stop all’emergenza”

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Avellino – 46enne, funzionario delle Agenzie delle Entrate, moglie e mamma. Grande sensibilità, ma poca esperienza concreta nel campo delicato delle Politiche sociali, tranne qualche iniziativa portata avanti in casa Quercia. Un profilo, quello del nuovo assessore di Piazza del Popolo, Mirella Giova, che si affaccia con fare esploratore sui problemi del Welfare irpino. La diessina, scelta al posto del dimissionario Giancarlo Giordano, e già candidata due volte al Comune di Avellino, ha infatti da poco rotto il silenzio sulle linee di indirizzo della politica amministrativa che intende perseguire, dopo una fase di analisi, valutazione e riflessione dello scenario comunale inerente al mondo del volontariato, dell’assistenza e non solo.

Quali saranno le linee guida del suo assessorato? Ci sono in cantiere nuove iniziative per le fasce deboli?
“Ho avuto modo di fare una serie di valutazioni in questo periodo. Intendo mantenere la logica della sussidiarietà ai fini del perseguimento di un reale miglioramento del Welfare. Così, prendendo spunto dall’ultimo protocollo d’intesa tra Regione Campania, assessorato alla Sanità e alle Politiche sociali, è l’integrazione socio-sanitaria il punto da cui intendo concretamente partire. Insieme all’Asl, creare porte uniche di accesso per le persone che necessitano di assistenza medica e sociale”.
Quali sono i mezzi a disposizione e quando partirà il progetto?
“A fronte di fondi esigui (sarà impegnata una somma del ristretto budget del Pdz) e puntando sulla sinergia Asl-Piano di zona, si sceglieranno inizialmente, dietro accurata valutazione, casi specifici di persone a cui offrire assistenza sanitaria e sociale. Si costituirà a tale proposito un’Unità di Valutazione integrata composta da medici Asl e sociologi del piano di zona. I tempi per la creazione di questa porta d’accesso sono immediati. Entro il 15 di settembre scadono infatti i termini per la presentazione della V annualità dei Piani di Zona”.
Come giudica il rapporto Piano di zona e assessorato alle Politiche sociali?
“Ritengo che al momento ci siano sovrapposizioni e sprechi di energia. Tra i miei obiettivi c’è infatti quello di riunificare questi due fronti di lavoro. Considerato che l’Ambito A3 dal prossimo anno interesserà solo il Comune capoluogo, con una decurtazione di budget che vedrà passare le disponibilità da 850 a 314 mila euro. Sicuramente sarà necessario ricorrere ad ulteriori strumenti di finanziamento e il Comune dovrà compartecipare in alcune spese”.
Quale è la sua formula per una migliore prestazione dei Servizi sociali?
“Come assessore desidero che la struttura vada al meglio e per tutti. E ciò può avvenire con il lavoro assiduo di uno staff che funzioni bene. Sicuramente di fondamentale importanza è mettere in campo risposte che portino a soluzioni concrete, senza privilegi. Bisogna uscire dall’assistenzialismo, dallo stato di emergenza. A tale riguardo, credo che non sia impossibile fare un censimento vero della povertà, distinguendo quella dignitosa da quella plateale. Come pure realizzare un archivio permanente che consenta di mettere a fuoco le identità più bisognose”.
Dalla povertà alla diversa abilità. Quali interventi ritiene imminenti?
“Ritengo che sia oltremodo importante creare una mappa completa dei diversamente abili e portare ad unico soggetto interlocutore delle diverse realtà locali la Consulta dei disabili. Abbiamo un centro diurno che si occupa di loro, ma la richiesta di assistenza da parte delle famiglie è sempre crescente, e vede scoperta soprattutto la fascia di età che va dai 14 ai 16 anni. Occorre poi un progetto che vada oltre i genitori e che possa davvero garantire un futuro di autonomia”.
Infine, terza età e disagio giovanile.
“Ritengo che un elemento su cui battere molto sia quello dell’aggregazione. Per questo intendo convocare tutti i presidenti di Circoscrizione per creare nuove opportunità di utilizzo degli spazi a disposizione al fine di abbattere la solitudine e avvicinare le giovani generazioni a quelle più mature. Penso ad esempio ad una scuola di ballo liscio o a corsi di lavori a mano dove i più giovani, possano dedicarsi ad apprendere l’arte di un tempo. Sul fronte del disagio giovanile, infine, purtroppo i dati parlano chiaro, e vedono nella nostra regione un alto tasso di suicidi. Occorre intervenire”.
(di Antonietta Miceli)

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