Avellino – Palio della Botte: nel centro storico spettacolo e tradizione

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Entra nel vivo la XII edizione del “Palio della Botte” di Avellino: la sfida medievale tra le Contrade cittadine per una raccolta di fondi a favore dell’opera missionaria di Padre Giuseppe Nazzaro, francescano di S. Potito Ultra e vescono di Aleppo in Siria. Domani, alle ore 21.00, il Palio della Botte animerà Corso Umberto I. Come è ormai tradizione le sette contrade cittadine – Tuoppolo, Porta Puglia, Porta Beneventana, Bellezze, Parco del Principe, Terra e Porta Napoli – si batteranno strenuamente spingendo una pesante botte lungo la salita di Corso Umberto I con una spranga di ferro ricurvo per la conquista del trofeo che da tre edizioni è nelle mani della contrada Tuoppolo. Come ogni anno, il Palio della Botte è anche una gara di solidarietà che vedrà gli sfidanti impegnati – insieme a tutti i cittadini che lo vorranno – in una raccolta di fondi in favore dell’opera missionaria svolta in Siria dal nostro conterraneo Padre Giuseppe Nazzaro, nominato vescovo di Aleppo in Siria da Giovanni Paolo II. Il francescano svolge la sua attività in favore di 14.000 cristiani avendo a disposizione due stanze di un palazzo diroccato che, peraltro, appartiene ad un signore islamico che lo vorrebbe trasformare in moschea. Padre Giuseppe coordina 60 centri di accoglienza e 10 parrocchie che sono a disposizione anche dei siriani musulmani che vi si rivolgono per assistenza sanitaria e per l’istruzione. Novità di questa edizione è la sosta del corteo presso la Cattedrale per portare un omaggio floreale alla Madonna Assunta. Insieme al corteo si esibiranno gli “ospiti” del Palio che, come sempre, sono selezionati tra i migliori esponenti di spettacolo nelle rievocazioni medievali italiane. Ci saranno infatti i Trombonieri di Cava de’ Tirreni – habituèe del Palio con i loro tonanti archibugi e i coloratissimi costumi – il Gruppo Storico Brunoro di Forlimpopoli (FC) e il Gruppo Storico Medievale “Li Sparvieri” di Bagnara di Romagna.
La tradizione del Palio della botte risale alla seconda metà del 1500. Il Palio e’, secondo una tradizione orale, una antica gara che i tinai e bottari facevano alla fine del 1500, lungo la via delle Puglie. Si facevano rotolare pesanti botti di legno lungo la salita dell’antica strada anche per provare e dimostrare la qualità del manufatto. La manifestazione, riportata in auge dal parroco della storica chiesa di Santa Maria di Costantinopoli, don Emilio Carbone, rievoca due eventi: l’arrivo in città dei principi Caracciolo e il miracoloso ritrovamento, in località Tuoppolo, di un affresco raffigurante la Madonna di Costantinopoli che tutt’oggi raccoglie la devozione di tantissimi avellinesi. La gara consiste nel far rotolare una botte di circa 2 quintali, spingendola solo con un bastone di ferro ricurvo attraverso Corso Umberto I, ad Avellino, a partire dalla chiesa di Monserrato (Porta Puglia – Casino del Principe) fino alla fontana di Bellerofonte (oggi detta “dei tre cannuoli”) per un totale di circa 600 metri tutti in salita.
Secondo una antica tradizione orale, nel corso Umberto I (già via Costantinopoli, antica strada di estrema importanza storica di collegamento e di raccordo per le zone interne e la Puglia), sembra si svolgesse una gara detta “della botte”. La dovizia dei particolari di tale gara spinge ad andare oltre la semplice tradizione orale.
Probabilmente questa gara di sicuro significato popolare è stata fatta saltuariamente e comunque rimaneva appannaggio del “popolino” e tale da renderla poco importante se non secondaria e insignificante rispetto alle grandi e sontuose feste sia religiose che civili che si svolgevano nel centro storico e nel castello di Avellino (si ricordano le feste seicentesche nel Castello). Sappiamo che la gara “della botte” si svolgeva a partire dalla chiesa di Monserrato (Porta Puglia – Casino del Principe) e si snodava fino alla fontana di Bellerofonte, oggi detta “dei tre cannuoli”. I rappresentanti delle varie contrade della città, nonchè gli artigiani del posto si sfidavano facendo rotolare in salita una botte di circa 2 ql. utilizzando esclusivamente un bastone di ferro. Sappiamo, inoltre, che tale gara fu realizzata per festeggiare l’arrivo dei Caracciolo ad Avellino, e per celebrare il ritrovamento dell’affresco della Madonna di Costantinopoli in contrada “Tuoppolo”. Una riscoperta dell’epoca rinascimentale e cortigiana che si viveva nelle sontuose stanze del Castello, nella dimora dei Caracciolo. La sfilata della corte, con in testa il Principe e la sua famiglia, arricchita dalla colorata presenza dei figuranti, e le rappresentazioni delle sette contrade, attualizzate nelle sette circoscrizioni cittadine, tendono a risvegliare, negli avellinesi, l’interesse per la tradizione e il sopito senso di appartenenza ad un rione o a una contrada, non come sterile e vuoto campanilismo, ma come momento forte della propria identità all’interno di una comunità cittadina. Del resto, la storia di Avellino ha scritto le sue pagine più fulgide, per cultura e civiltà, proprio nei due secoli e mezzo del dominio della famiglia Caracciolo. Ed il Palio della Botte, che va in scena lungo via Costantinopoli, è la rappresentazione di quei prìncipi, del loro illuminato governo, della loro munificenza per rendere più bello ed accogliente il centro cittadino, dove la testimonianza di questa lunga e fattiva presenza è ancora ben visibile nel Palazzo della Dogana e nell’omonima piazza, nella Torre dell’Orologio, nella Fontana dei Tre Cannuoli di via Costantinopoli e nella Chiesa del Carmine, in via Triggio, vero gioiello dell’architettura del Seicento, scelta dall’augusta famiglia per seppellire i propri corpi. A quel tempo, oltre al marmo e al piperno, alle tele e alle splendide costruzioni, la città conosce lo sviluppo del commercio e delle arti. La lana e i panni di Avellino viaggiano lungo la strada Regia e approdano nei centri vicini. I cereali, la farina e il grano passano dalle Puglie a Napoli, via Avellino. Ciò contribuisce ad incentivare le attività molitorie e commerciali da Porta Puglia a Porta Napoli. E in questo clima di laboriosità si distinguono gli artigiani più capaci. Fabbricanti di carri e carrozze, maniscalchi e arrotini, ottonai e ramai, sediolari e canestrai, fabbri e scalpellini, maestri artigiani di gran valore. I maestri bottai di Avellino sono degli eccellenti artisti delle doghe, riconosciute nei paesi finitimi. E proprio all’attività dei maestri bottai si può attribuire l’origine dell’odierno Palio, che rievoca magistralmente il loro impegno nelle fiere e nei mercati nel presentare i prodotti, solidi e indistruttibili, e perciò sottoposti a dure prove, come il forzato rotolamento su strade sconnesse e acciottolate.

La gara di solidarietà

Ogni anno il Palio è anche una gara di solidarietà fatta con le donazioni delle Contrade, il piccolo “tesoro” è posto in un forziere collocato in una gabbia di ferro montata su un artistico carro. La gabbia riproduce il “caveau” del Monte di Pietà di Avellino istituito nel 1583 per contrastare l’usura e dare aiuto ai bisognosi. Era anche monte di “maritaggio”. Antica solidarietà, nuova solidarietà, accomunate, però dalla stessa povertà, quella di sempre. Quest’anno il Palio della Solidarietà è diretto verso l’Africa.
Padre Giuseppe Nazzaro, francescano e nativo di S. Potito Ultra, è il titolare del Vicariato Apostolico di Aleppo in Siria. L’episcopio è in realtà un edificio in rovina in cui Padre Giuseppe convive con la pioggia e con il freddo d’inverno e con il caldo torrido d’estate in una struttura che potrebbe crollare in ogni momento. Questo “palazzo” è, peraltro, di proprietà di un signore islamico che vuole sloggiare il francescano per costruire una moschea. La diocesi di cui è vescovo il nostro conterraneo si estende a tutto il territorio siriano, i cattolici su quel territorio sono il 3,5% della popolazione, circa 13/14.000 unità. La diocesi ha 10 parrocchie e 60 centri missionari che sono a disposizione anche dei mussulmani che si vi si rivolgono per ricevere assistenza medica ed istruzione.

La festa al centro storico
La manifestazione, che per una sera trasforma il centro storico di Avellino in un antico quartiere medievale in festa affollato da migliaia di visitatori, vedrà anche quest’anno la visita di sbandieratori, arcieri e suonatori di tamburi. Ricchi e ricercati i costumi realizzati, dopo accurate ricerche storiche, da rinomate sartorie teatrali toscane; imponenti i carri ricostruiti perfettamente su modelli d’epoca da tutto lo “staff” del Palio.

Le Contrade sfidanti
Tuoppolo: S. Tommaso, Rione Mazzini, colore Grigio (campione in carica)
La contrada prende il nome dalla vicina collina, detta Tuoppolo, ove secondo la tradizione, fu ritrovata l’immagine della Vergine di Costantinopoli. Oggi il popoloso Rione San Tommaso, sede di una rigogliosa comunità di Avellino degli ultimi decenni, ha mostrato alla città una determinazione non comune in fatto di riscatto e affermazione sociale. In questo quartiere vive la terza circoscrizione decentrata del Comune di Avellino, la cui popolazione è ormai completamente unita all’altro quartiere di Rione Mazzini. Sorti entrambi come poli periferici, il rione Mazzini conobbe la sua nascita durante il fascismo, mentre il quartiere di San Tommaso ha svolto un compito, ormai dismesso da alcuni anni, di asilo-dormitorio a partire dagli anni’60 del secolo appena tramontato, fino a diventare un centro sempre più autonomo e non avulso dal resto della città. Molti uomini della vita pubblica di oggi hanno partecipato a lotte e civili e manifestazioni politiche del passato.

Porta Beneventana: Rione Aversa, Valle, Contrada Baccanico, colore Rosso
Porta Beneventana prende il nome dalla strada che conduceva nella città di Benevento, scomparsa da moltissimi secoli. Nella Contrada figurano la frazione Valle, il Rione Aversa e la zona Cavour-Baccanico, popolosi rioni cittadini. La frazione Valle,importante centro storico prima di Mercogliano e, dal 1853, di Avellino, ha un passato importante, il cui polo rimane la storica chiesa dell’Assunta

Porta Napoli: Corso V. Emanuele, Viale Italia, Contrada Bagnoli, colore Azzurro
La conformazione delle vecchie strutture difensive che stringevano la nostra città in potenti mura, a protezione di assalti e saccheggi, assai frequenti nei secoli di lotte, ha reso possibile l’apertura di varie porte per l’accesso alla città. Le ultime porte di Avellino destinate a cadere nel corso dei secoli sono state Porta Napoli e Porta Puglia le quali, anch’esse, hanno dato il nome a vecchie contrade, oggi riproposte nel Palio della Botte. Accanto a queste due celebrate Porte si ricordano ancora altre porte. La porta Terra, situata nei pressi del Palazzo Balestrieri, all’imbocco di Via Duomo, le cui ultime vestigie caddero nella mattinata del 26 luglio 1805, durante il terremoto di Sant’Anna, anche questo funesto e drammatico, come i precedenti e l’ultimo del 1980, ha avuto notevole rilevanza. Nella Contrada sono ricompresi il corso Vittorio Emanuele, via Cavur e corso Europa fino a Torrette.

Bellezze: Bellizzi, colore rosa
Il casale delle Bellezze, il casale della nobiltà di Avellino, conserva nel nome tutto il fascino dell’antichità. La frazione di Bellizzi, già Università del Principato Ulteriore e poi comune della provincia di Avellino, vanta una storia secolare di cui sono orgogliosi e fieri i propri abitanti, i quali durante la gara del Palio della Botte sentono con passione questa originaria appartenenza. A dare vita al Casale delle Bellezze si prodigò una straordinaria donna, la bellissima e virtuosa Contessa di Avellino, Maria de Cardona, alla quale pervenne il feudo della nostra città ed il marchesato di Padula, ereditati dal padre e dallo zio. La contessa Maria de Cardone ha lasciato un ricordo durevole e di rispetto nella storia di Avellino. E proprio durante il suo illuminato governo nel piccolo centro delle ”Bellezze” fu portato un considerevole numero di abitanti con lo scopo di popolare e far progredire il villaggio. A questi primi abitanti furono concessi vari incentivi elargiti dal governo saggio e illuminato della nobildonna di origine spagnola. Denominata dopo l’Unità d’Italia Bellizzi Irpino, coincide oggi con la settima circoscrizione.

Terra: Duomo, via Nappi, colore Marrone
Il Rione Terra, dal quale prende il nome la contrada che si identifica con il territorio dell’attuale Centro Storico di Avellino, è il nucleo che vanta un passato millenario. La collina della Terra fu, infatti, il primo luogo ad accogliere gli abitanti dell’antica Abellinum della Civita, in tenimento di Atripalda, luogo poco idoneo a contenere le invasioni barbariche che iniziarono dopo la caduta dell’impero romano. Con la costruzione della prima chiesa avellinese, agli albori del cristianesimo in Irpinia, il rione Terra diviene un faro di civiltà e vivace centro della vita religiosa e amministrativa della città. La Cattedrale e le abitazioni che sorgono al suo fianco fanno del Rione Terra una cittadella sicura e protetta, ben difesa dal Castello che sorgerà nel IX secolo non tanto lontano, in direzione est. Il Centro storico, nel lungo percorso della sua vita ha conosciuto gravi momenti tragici a causa di terremoti e altre calamità. Nel 1732 fu distrutta e stravolta piazza Duomo. L’ultimo terremoto del 1980 ha segnato profondamente il patrimonio artistico, come la Dogana, la Torre dell’Orologio e la Fontana di Bellerofonte.

Parco del Principe: Rione Parco, Contrada Archi, Tuoro Cappuccini, colore Verde
Parco del Principe è un’antica contrada del feudo della famiglia dei Caracciolo, ricca di acqua e di verde, un tempo ameno luogo di caccia e divertimenti della buona società che viveva nella nostra città. In questa contrada si distingue, per antichità e bellezza, la vecchia casina del Principe, vera dimora principesca a servizio dell’immenso parco, ricco di vegetazione esotica e di selvaggina pregiata, la cui estensione si inoltrava fino alla frazione di Picarelli. Inolte il Parco fiorito e lussureggiante fu vero punto di riferimento per la migliore società dell’epoca. E proprio in questa realtà oggi figura la sesta circoscrizione cittadina.

Porta Puglia: via F. Tedesco, Borgo Ferrovia, colore Giallo
La contrada che trae il nome dall’antica porta che menava nella rigogliosa regione delle Puglie, nota per il grano, i cereali e le altre ricchezze della terra diretti nella capitale del Regno di Napoli, è un rione con fitte pagine di storia. L’antica Porta, elevata nei pressi del Convento degli Agostiani, dove un tempo operavano i vigili del fuoco, deve il suo splendore alla famiglia Caracciolo. Il Borgo di Porta Puglia annovera al suo interno numerose testimonianze della storia di Avellino che si è dipanata nel corso dei secoli. Oltre alla Chiesa di Santa Maria di Monserrato nella zona si trova anche il vecchio monastero delle Suore Stigmatine. La strada di Costantinopoli, oggi Via Umberto I, ricorda alla città la chiesa dallo stesso nome, luogo particolarmente caro agli abitanti, pieni di virtù: gli artigiani del legno e del cuoio, del rame e del ferro, degli impareggiabili cocchieri di carrozze e diligenze che hanno attraversate le strade della provincia e della regione per un tempo secolare. Per il Palio gioca in casa, anche se i suoi abitanti solo ora si affacciano sulla sue strada. Una delle istituzioni più rappresentaive della Contrada o seconda circoscrizione di oggi è, sicuramente, la stazione Ferroviaria che ha dato il nome anche al Borgo. Nella Contrada ricade anche la frazione storica di Picarelli e quella di Pianodardine, antichi insediamenti umani e laboriosi luoghi di attività agricole e di industrie di Avellino.

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