Avellino – Pittore, scenografo, illustratore. Il poliedrico artista avellinese Gennaro Vallifuoco è senza dubbio uno dei massimi esponenti dell’arte e della cultura irpina, nonché uno dei più apprezzati in Italia. Un intellettuale, capace di gettare uno sguardo al di là della semplice opera artistica, cogliendo sfumature e sensazioni capaci di rappresentare – e destrutturare – la realtà. E proprio riguardo la realtà che più conosce, quella nostrana, che volevamo conoscere la sua opinione, soprattutto in relazione ai nuovi fenomeni di aggregazione giovanile che sempre più spesso si accompagnano a manifestazioni artistiche tanto semplici quanto e innovative, dalla “breakdance” al fenomeno del “writing”. “E’ interessante – spiega l’artista – come anche nella nostra provincia stiano sorgendo nuovi gruppi e nuove figure capaci di farsi interpreti, tramite l’uso di nuove forme d’arte, dei disagi e delle esigenze giovanili. Questi nuovi linguaggi sono capaci di emergere con forza da una stratificazione derivante dalla cultura di massa e rappresentano il massimo esempio della naturalezza e della spontaneità delle nuove generazioni”.
La nostra città è, secondo lei, il luogo ideale per lo sviluppo di queste nuove tendenze?
“Avellino è, in questo caso, una città come le altre. Lo sviluppo e la successiva affermazione di questi nuovi linguaggi non dipendono tanto dal contesto. Sono più che altro il risultato della globalizzazione culturale che si è avuta, e che continua ad esserci, in questi anni. Non dobbiamo sorprenderci perciò se, ad esempio, a Melbourne troviamo un gruppo di giovani che fa le stesse cose che fa un gruppo della nostra città, vestiti allo stesso modo, con gli stessi modelli di riferimento e che si esprimono attraverso le stesse forme d’arte. E’ inoltre compito delle istituzioni essere attente e decifrare i messaggi e le richieste che le nuove generazioni celano, più o meno velatamente, dietro i loro comportamenti”. Il 2006 si è da poco concluso, come lo giudica dal punto di vista lavorativo?
“Il 2006 si è concluso lavorando. Ho infatti realizzato le scenografie per l’opera ‘Questa è la rivoluzione’, per la regia di Mario Ercole. Lo spettacolo ha ottenuto un buon successo di critica e pubblico ma per garantire standard qualitativi quantomeno apprezzabili è necessaria una maggiore progettualità politica, al fine di garantire qualità e soprattutto continuità, altrimenti si rischia che opere come ‘Questa e la rivoluzione’ o altre siano semplici meteore. E’ necessaria una maggiore sinergia non solo tra istituzioni e artisti, ma anche tra le istituzioni stesse”.
Sui progetti futuri i maestro Vallifuoco non svela nulla, definendosi per sua stessa ammissione “uno scaramantico”. L’artista intanto continua a vivere e lavorare tra Avellino e l’Aquila, dove insegna Scenografia alla locale Accademia di Belle Arti. Tra le opere più famose ricordiamo i lavori dati alla luce per “Alitalia”, tra cui la realizzazione di una speciale card da collezione, le illustrazioni ai testi di Roberto De Simone e Aniello Russo “Canti religiosi irpini” e le 22 tele raffiguranti le ‘Fiabe Campane’ edite da Einaudi nel 1994, uno dei suoi lavori più famosi, che lo ha fatto conoscere e affermare in tutta Italia come artista innovativo, ma sempre legato alla tradizione. A proposito di queste illustrazioni il critico Generoso Picone scrive: “I tarocchi di Gennaro Vallifuoco escono dalla memoria dell’immaginario collettivo dell’Irpinia e come messaggi nella bottiglia ne offrono un senso alle future generazioni: a quelle che sapranno delle fiabe della gallina lavandaia o del lupo mannaro o della moglie, di Pietro Bailardo e dello zio Orco, della famiglia Citrulo o del tregolo di Tata e Cicco probabilmente solo dalle tavole dense di poesia e precise nel tratto con le quali Vallifuoco ha tradotto i racconti della tradizione popolare”. (g.m.)
