Avellino – La rinascita senza i migliori: applausi per Campilongo

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L’Avellino è risorto e l’ha fatto senza i suoi due uomini migliori: Mesbah (il franco-algerino che per caratteristiche è considerato necessario per le strategie del tecnico napoletano) e De Zerbi. Ma grazie allo spirito di abnegazione e di sacrificio il gruppo, pur falcidiato dagli infortuni, sta viaggiando senza sosta verso posizioni più tranquille ormai da sei turni. Una squadra rinata, che ha rialzato la testa nel momento di maggiore difficoltà. Paradossalmente – nonostante stia cercando con diverse pedine mancanti a costruire un gruppo votato all’attacco – il lupo targato Campilongo ha trovato la sua arma migliore nella difesa: soltanto 3 le reti subite a differenza delle 15 incassate sotto la gestione Incocciati. Un reparto arretrato che ha maggiore convinzione nei propri mezzi: con Douodou che dopo le prestazioni incolore delle prime uscite stagionali è praticamente trasformato (e funge da vero e proprio jolly), Ghomsi che a sinistra ha dato quella stabilità e quella sicurezza che non avevano dato Gaveglia – poco adatto alla categoria – e Sirignano che da centrale difensivo si è ritrovato a dover fare il terzino. Vaskò in crescita è sempre più punto di riferimento.
La stabilità della ‘batteria’ ha dato maggiore tranquillità anche a Gragnaniello che con continuità sta riuscendo a dimostrare il proprio valore, allontanando le tante critiche a volte ingiuste. Un campionato senza lacune, dovuto ad una serenità mentale ed a quella fiducia che società e tecnico forse non gli avevano dato nelle due precedenti annate quando ha dovuto convivere prima con lo spettro del defenestrato Cecere e poi con l’arrivo in pompa magna, a pochi giorni dalla chiusura, del mercato di Pantanelli. In crescita anche la mediana dove Dettori e Di Cecco hanno eretto un vero e proprio muro davanti alla difesa, senza però disdegnare di dare il proprio contributo in fase di attacco. E dove soprattutto è stato ritrovato il miglior Romondini, un calciatore ‘mortificato’ per colpa di un impiego errato in campo. Ad Ancona è stato decisamente tra i più positivi dando maggiore qualità alla squadra. Inserito al fianco dei due guerrieri, il calciatore che nella Primavera della Roma giocava da playmaker alto alle spalle di Totti- e che nelle precedenti stagioni addirittura è stato schierato nel tridente offensivo – ha sfoderato una prestazione perfetta sfiorando anche la via della rete. Bene gli esterni Pacilli e Pepe, entrambi scarsamente considerati dal tecnico di Fiuggi, rigenerati e lanciati nella mischia dall’ex centravanti biancoverde che in questo momento di assoluta emergenza sta cercando di trarre il massimo da ogni suo elemento. Stesso discorso vale per Ciotola che al di là della discontinuità ha dimostrato di avere ottimi numeri.
L’attacco che per credo calcistico è il pezzo forte di Campilongo, al momento può contare sul solo Pellicori a mezzo servizio e su Aubameyang che non sta rispettando le credenziali riposte nei suoi confronti ma è riuscito comunque a siglare qualche rete. In attesa che rientrino oltre a Mesbah e De Zerbi, anche Szatmari e Koman. Un dieci va a Campilongo in particolar modo per l’ottimo lavoro tattico svolto fino ad oggi. In poche settimane è riuscito, con le ‘restanti’ pedine a disposizione, a creare una squadra ‘camaleontica’ capace di passare dal 4-4-2, al 4-3-2-1, al 4-2-4, al 4-2-3-1, al 4-3-3 con estrema facilità ad interpretare qualsiasi sistema di gioco. Se sia arrivato il ‘Salvatore’ per ora non è dato saperlo… Una cosa è certa: per la permanenza in B, la strada è quella giusta. (di Sabino Giannattasio)

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