Avellino, la barca affonda. Si salvano solo Ciotola e Sforzini!

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45’ minuti senza nè capo e nè coda. Otto minuti di black-out assoluto, un reparto difensivo di belle statuine e l’Avellino che confeziona un’altra pesante sconfitta. Un lupo paragonabile a Dottor Jekyll e Mister Hyde. Prima frazione di gioco da brividi, ripresa che fa ben sperare o che comunque permette alla squadra di Campilongo di mantenere accesa una piccola fiammella. La quartultima posizione, quella che garantirebbe almeno l’accesso ai play-out dista sei lunghezze. Una nuova delusione per i colori biancoverdi, l’amarezza di vedere quelle tinte sbiadite, la delusione di una nuova disfatta contro un Grosseto di certo non irresistibile è l’apice di una involuzione che dura da due settimane.
Gli unici vincitori, gli unici ad uscire sempre a testa alta sono stati quei coraggiosi che hanno raggiunto la toscana per la quarta volta in questa stagione. Un ritorno all’antico a quei cattivi ricordi alleviati da otto risultati utili consecutivi. Eppure è lo stesso Avellino, anzi più forte qualitativamente grazie ai rientri di Mesbah e De Zerbi (anche se il bresciano si perde spesso in giocate inutili scatenando le ire di quanti seguono la squadra). E allora come spiegarsi l’immobilismo di una difesa che da imperforabile è divenuta nuovamente vulnerabile? Un rendimento quello del ‘muro’ se così si può definire, che non trova nessuna analisi plausibile. Nel grigiore dello Zecchini si salva il bomber Sforzini, ex con il dente avvelenato che cerca di rendere meno pesante la sconfitta con due realizzazioni. L’Ariete romano è tra i pochi a reagira anche in questo momento nero che ha visto i biancoverdi racimolare soltanto un punto negli ultimi quattro incontri. Lotta, si dimena e cerca di far rialzare i suoi. Con lui Ciotola che ha messo lo zampino in entrambe le realizzazioni della truppa irpina. Hanno lottato entrambi con il coltello tra i denti dimostrando di non voler ammainare la bandiera con tre mesi di anticipo. Riuscire a conservare la B è impresa difficile ed allo stato attuale sarebbe un vero e proprio miracolo, ma almeno fino a quando ci sarà l’ausilio della matematica è doveroso crederci. Adesso bisogna rimboccarsi le maniche e provare a rialzare la testa già dalla prossima sfida interna con il Vicenza. Tra cinque giorni si scende nuovamente in campo e questa volta non resta che sperare, anche perché non sarebbe facile per una piazza stanca, riuscire a digerire la quarta retrocessione di fila negli ultimi anni e la terza della gestione Pugliese. (di Sabino Giannattasio)

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