Avellino, il viaggio tra i colori del passato dell’artista Antonio Forgione

Avellino, il viaggio tra i colori del passato dell’artista Antonio Forgione

18 Dicembre 2019

Avellino. Viaggio tra i colori del passato di Antonio Forgione. A cura di Paola Forgione e Stefano Forgione – edizione De Angelis Art –, prefazioni di Generoso Benigni e Matteo Claudio Zarrella.
La pubblicazione sarà presentata sabato 21 dicembre 2019, alle ore 18.00, presso la
galleria d’arte “AXRT Contemporary Gallery”, via Mancini 19, Avellino.
Alla presentazione interverranno: Generoso Benigni, Matteo Claudio Zarrella, Paola
Forgione e Stefano Forgione; mentre a coordinare l’evento sarà Gianni Festa.
Questo volume rappresenta il giusto omaggio a un padre esemplare che, nella sua generosità e
semplicità, ha dato a noi figli tutto quello che si può desiderare.
Antonio, o meglio Tonino, ha sentito forte dentro di sé la passione per la pittura fin da bambino, ma le
vicende della vita lo hanno portato a lavorare in tutt’altro campo, facendo si che le sue capacità artistiche
rimanessero represse. Collezionista impegnato nella raccolta di cartoline antiche, nonché amante
dell’antiquariato, Tonino fa di una passione un’opportunità: perché non contemplare, fondere o associare
le sue qualità pittoriche alla ricerca da collezionista? Da qui nasce il cortocircuito da cui discendono o
nascono tutte le opere rappresentate in questa pubblicazione.
Rigorosamente con la tecnica dell’olio su tela, lui è riuscito a rappresentare la sua Avellino,
Montevergine, Mercogliano, così com’erano, lavorando sulla memoria e l’indiscussa capacità nell’utilizzo
dei colori.
Per lui Avellino era cosi! Esattamente come da lui stesso rappresentata, non esistevano suggerimenti
o consigli, quel palazzo aveva quei colori, il cielo rigorosamente azzurro e sereno, così come il suo
carattere.
In ogni quadro si percepisce la vita di quei tempi, il vestiario, gli oggetti, le insegne, gli addobbi
festivi, tutto aveva un colore, tutto viveva nella sua mente, non come un ricordo ma come una fotografia
mai scattata.
Spesso, tornando a casa, lo trovavamo impegnato a dipingere e non vedeva l’ora di coinvolgerci in un
primo giudizio che per lui era motivo di orgoglio, non come artista, ma come romanziere di un’epoca
ormai passata, come artefice di una riproduzione di una Avellino ormai presente solo nella mente delle
persone che avevano percorso quei tempi.
A casa era un via vai di amici ai quali mostrava i suoi ultimi lavori, fiero e felice di ricevere un
commento da chi come lui aveva vissuto, passeggiato e apprezzato quei luoghi, disquisendo su quel
palazzo, su quella fontana, su quel monumento o più semplicemente su quei posti in cui si trascorrevano
le giornate.
Il suo desiderio era quello di pubblicare questo libro, amava Avellino, così come i suoi dintorni, più di
ogni altra cosa. Ogni qualvolta qualcuno attaccava la città, lui era pronto a difenderla, a scontrarsi con chi
in qualche modo stava distruggendo quell’armonia architettonica di una nobile Città di provincia, dove
tutto funzionava ed era a dimensione umana.
Provava sentimenti di sdegno per le famose opere pubbliche, con architetture più o meno discutibili,
avvertiva risentimento verso chi in qualche modo aveva violentato la città, non sopportava chi denigrava i
pochi monumenti che la nostra Avellino ancora ha e, soprattutto, era sconfortato dallo stato di
abbandono in cui versavano e versano alcuni edifici cittadini, la Dogana su tutti.
Quest’opera, oltre a contenere profili di romanticismo di due figli che hanno vissuto direttamente la
nascita di ogni dipinto, ha la pretesa di rappresentare un’incredibile possibilità per chi ha vissuto
quell’epoca e per le generazioni più giovani di apprezzare quella Avellino, ricordarla e magari emularla nel
tempo futuro, restituendo dignità architettonica, unicità e centralità ad ogni particolare strutturale,
piccolo o grande che sia.
Nelle sue opere sono tratteggiate le zone più popolari e quelle più nobili, palazzi aristocratici e case
delle persone più umili. In tutte le rappresentazioni pittoriche, Tonino riusciva a dare bellezza

rappresentativa perché quel luogo apparteneva ad Avellino, la sua città. Le popolane, le nobildonne, i
signori o i contadini del tempo, tutti avevano un ruolo essenziale, tutti vivevano di una memoria pittorica
dignitosa e tutti tratteggiavano e quasi simboleggiavano quei luoghi. Non c’erano ghetti o luoghi meno
nobili, non esisteva classe sociale nelle sue opere: i protagonisti erano gli avellinesi di quel tempo, con il
cappello o senza, con abiti da popolana o tessuti ricchi e sfarzosi. Tutti godevano di quelle agorà, tutti
vivevano la sua città.
Noi speriamo che questo libro possa restituirgli una meritata, immortale memoria e restituisca agli
avellinesi un’opera editoriale unica, nostalgica e di indirizzo culturale per le future generazioni.
Paola e Stefano Forgione