Avellino, falsi nel Bilancio 2013: la Procura chiede condanna per Marotta

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AVELLINO- Alla fine la Procura di Avellino chiede la condanna solo per il dirigente del settore Finanze di Piazza del Popolo Gianluigi Marotta, difeso dall’avvocato Giuseppe Saccone, nel processo per le ipotesi di falso nei documenti finanziari dell’Ente del 2013. Due anni, questa la richiesta. Al termine della sua requisitoria davanti al giudice monocratico Gian Piero Scarlato, il pm Luigi Iglio ha infatti chiesto l’ assoluzione, perché difetta l’elemento soggettivo (quindi non sarebbe dimostrato il dolo) per gli altri imputati, ovvero l’ex assessore Angelina Spagnuolo e i revisori dei conti Ottavio Barretta, Antonio Savino e Antonio Pellegrino, difesi dagli avvocati Benedetto Vittorio De Maio, Carmine Danna, Luigi Petrillo, Raffaele Tecce, Italo Benigni, Francesco Debeaumont. Per la Procura Marotta avrebbe dovuto verificare gli atti legati al Rendiconto di Gestione approvato dal Comune di Avellino. Da qui la richiesta di condanna.

PETRILLO: ASSOLUZIONE PERCHE’ IL FATTO NON SUSSISTE
La ricostruzione del pm e la stessa richiesta di assoluzione per tutti gli altri imputati perchè “il fatto non costituisce reato” e’ stata contestata dalle difese. Un “non senso” l’ipotesi che i revisori abbiano in qualche modo non portato avanti correttamente quelli che erano i loro obblighi e le loro funzioni. Ad aprire le discussioni l’arringa del difensore di uno dei componenti del Collegio dei Revisori, l’avvocato Luigi Petrillo, che ha ricordato come “Per vanificare in dubbio il certificato (quello che attestava i criteri di deficitarietà all’interno del Rendiconto) i revisori avrebbero dovuto svolgere una attività che non gli competeva. Un documento che i revisori non hanno firmato e non potevano contestare.

Credo che la formula più corretta di assoluzione sia quella del “fatto non sussiste”. Non perché non costituisce reato. Petrillo ha anche evidenziato come non sia mai emerso un dato certo dello sforamento contestato dalla Procura anche in ragione di “una consulenza per cui il 18 febbraio 2017 lo sforamento Comune assommerebbe a 13 milioni, a quella del 13 maggio successivo, però il tema dell sforamento si riduce a pochi centinaia di migliaia di euro. in tre diverse relazioni passa da 13 milioni a 304 mila euro.. E lei stesso a dirci che nel 2014 le procedure esecutive ammontano a 288 mila euro e gli altri undici milioni che fine hanno fatto? I pignoramenti dichiarati nulli verso la fine del 2013 erano stati oggetto dell interrogatorio del consulente”. Della mancanza di elemento soggettivo ha parlato anche l’avvocato Raffaele Tecce, che difende l’assessore Spagnuolo. In aula il 18 marzo le conclusioni degli altri difensori.

MAROTTA A MAGGIO 2023: NON ERANO SFORATI I PARAMETRI
Il dirigente del Comune di Avellino era stato sentito anche in aula, un lungo esame in cui era emerso che il punto su cui verte l’ accusa è legato al parametro 5 degli indicatori certificati ogni anno al Ministero dell’Interno per verificare lo stato di rispetto e i rischi che il Comune possa essere strutturalmente deficitario. Per la Procura questo indice era stato sforato già nel 2013 (lo sarà nel Bilancio successivo, quello del 2014 portando ad uno stato di predissesto).

Per Marotta invece in quel documento finanziario non erano stati sforati i numeri per certificare che anche il parametro 5 (sono dieci quelli totali e non si deve superare la metà) fosse stato superato. Ma perché Marotta sostiene questo. Il dirigente comunale aveva chiarito che i tre pignoramenti presi in considerazione dalla Procura nelle indagini non potevano essere considerati esistenti. Quando un atto è nullo, non esiste e non poteva essere iscritto tra quelli a carico dell’ente. La non procedibilità dei pignoramenti era stata presto spiegata dal dirigente comunale. La società che aveva infatti sollecitato i pignoramenti, non si era rivolta infatti alla Banca che gestiva la Tesoreria dell’ente , come prevede la normativa, ma a Banca d’Italia