Avellino – Nicola, Mario, Luigino, Giuseppe, Enzo, Carmine, sono alcuni dei nomi degli operai della Ex Isochimica che oggi dopo venti anni si sono rincontrati al “Samantha Della Porta” in occasione di un’assemblea pubblica lanciata dal Prc, su proposta degli ex lavoratori, per denunciare lo stato di totale disinteresse verso la salute di queste persone che fino agli anni ottanta hanno “maneggiato” amianto nella fabbrica killer. La rabbia è tanta per chi vive con il terrore che da un giorno all’altro gli venga diagnosticato un tumore da amianto, per chi non ce l’ha fatta, per chi andava a lavorare inconsapevole dei pericoli a cui era esposto. Erano trecento i lavoratori dell’Isochimica, venivano da Avellino, dalla provincia, da Napoli e Salerno; oggi al centro sociale erano circa sessanta coi capelli ingrigiti, qualche chilo in più, ma con una voglia di gridare a tutti lo scandalo subito. A rompere il ghiaccio è Nicola che, con la naturalezza di un bambino, si chiede come mai dopo tutto questo tempo nessuno dei responsabili è andato in galera, e grida: “Esiste un piano sanitario regionale che dice che chi ha lavorato a contatto con le fibre di amianto deve avere delle cure. Ma qua le ASL non sanno niente! A chi ci dobbiamo rivolgere noi?”.
Dagli screening effettuati su alcuni ex operai risultano, in modo inequivocabile, le gravi e drammatiche conseguenze del loro lavoro. Ventuno di loro presentano patologie derivanti dall’esposizione alle polveri assassine: placche pleuriche, mesotelioma, asbestosi. Eppure non tutti sono stati chiamati a sottoporsi alla vigilanza medica perché, ha spiegato Franco Mazza: “La Asl Av2 ha contattato soltanto coloro che erano rintracciabili tra quelli ancora residenti sul territorio. Io da parte mia – ha aggiunto Mazza – vi offro, in qualità di medico del lavoro, la mia gratuita consulenza”. La disponibilità del medico è stata molto apprezzata dai presenti che non hanno avuto parole dolci né per i politici nostrani né per i sindacati, come sottolinea Luigino: “Oggi noi non abbiamo bisogno delle passerelle, dei politici che per venti anni ci hanno abbandonato, né di quei sindacalisti che conoscevano benissimo il nostro dramma, erano in possesso di tutto il materiale a riguardo, ma hanno preferito fare carriera nei partiti e nelle loro organizzazioni piuttosto che tutelarci”. Ne ha anche per le Ferrovie dello Stato Luigino: “Dove sono oggi? Noi abbiamo lavorato per loro che dovevano vigilare sul nostro operato. Questo non l’hanno mai fatto!”.
E ancora gli operai si chiedono che fine abbiano fatto le decine e decine di esposti che hanno presentato alla Procura; come mai le Asl non rendono noti a loro gli esiti delle analisi effettuate. Insomma, c’è tanto da fare e da dire. “La prima cosa è quella di scendere in campo noi, costituirci in Comitato, provare a contattare anche chi stasera non c’è, chi abita fuori. Vedere quanti di noi sono ancora in vita. Dobbiamo muoverci insieme”. E’ questa la proposta, accolta da tutti, che fa Enzo. E’ la volta di Nando Romano il presidente della II circoscrizione che ricorda: “Il dramma Isochimica non riguarda solo voi operai ma anche gli abitanti di Borgo Ferrovia, Atripalda, Pianodardine, gli operai delle fabbriche attorno che vanno a lavorare nonostante ancora non siano chiare le modalità della bonifica e i rischi eventuali. Dobbiamo essere uniti nella battaglia noi cittadini e voi ex lavoratoti”.
In definitiva, quello di stasera è solo il primo passo per mettere la parola fine alla vergogna Isochimica, ma c’è ancora tanto da fare come ricorda Tony Della Pia del Prc che invita gli operai a non mollare e mette a disposizione il suo partito per offrire un’assistenza legale e per mobilitare la Regione Campania (nella persona dell’Assessore Corrado Gabriele) a porre in essere tutte le iniziative possibili volte a monitorare lo stato di salute degli operai. “La Regione – ha detto Della Pia – ha stipulato con il secondo Policlinico di Napoli una convenzione di cinque milioni di euro di cui la metà doveva essere destinata a rendere le nostre unità sanitarie capaci di indagare le patologie dovute all’amianto. Oggi dobbiamo pressare la politica per evitare che quei soldi vengano spesi in altro modo. La vostra salute è un diritto che da anni viene calpestato è giunto il momento di dire basta”. Alla fine dell’incontro ogni operaio ha compilato una scheda con i proprio dati per mettersi in rete all’interno di un Comitato e per provare a rintracciare gli assenti. Questa volta, giurano, non si perderanno di vista. (di Rossella Fierro)
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