Avellino, ancora fuoco amico sul sindaco: Foti sempre più solo

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Il fuoco amico continua a bersagliare inesorabilmente il sindaco di Avellino Paolo Foti, sempre più isolato e stretto nella morsa di una coalizione che, a metà del mandato amministrativo, sta mostrando in maniera sempre più evidente crepe e scollature.

Un progetto che, alla prova pratica dell’amministrazione ordinaria, oltreché di quella programmatica, palesa non solo l’ingessatura decisionale dell’amministrazione ma anche la scomodità e l’imbarazzo nelle quali i coinquilini di palazzo di Città si trovano a convivere.

Se ieri erano le opposizioni a tirare le orecchie a Foti per le sue scelte, oggi è lo stesso Pd a mettere definitivamente Foti all’angolo.

La risposta alle parole, all’appello, della fascia tricolore avellinese (“… se non vi saranno le condizioni non avrò timore a porre fine anzitempo alla mia esperienza di sindaco”) sono arrivate per bocca della stessa capogruppo del partito più rappresentativo in seno al Consiglio, il Pd appunto.

E così anche Enza Ambrosone, dopo circa un mese dalla nomina, ha deciso di fare un passo indietro, rimettendo la nomina di capogruppo, così come prima avevano fatto Ida Grella e Salvatore Cucciniello.

Il documento di Di Iorio e gli interventi di Festa sono la smaterializzazione di una maggioranza che non c’è più – ha detto la Ambrosone – Siccome per me le parole hanno un peso e vincolano al rispetto di un comportamento, cerco di essere una persona leale e di praticare le cose che penso. Consegno al sindaco e agli amici del gruppo che mi hanno sostenuto le mie dimissioni”.

E poi ancora. Nelle parole della Ambrosone tutta la difficoltà del momento: “Non è una fuga dalla responsabilità, continuerò a militare nel Pd. Prendo atto che lo spazio della politica in questa città non c’è più.”

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