C’è un momento, ogni anno, in cui Avellino smette di correre e alza lo sguardo. Un gesto antico, tramandato da secoli, che unisce generazioni diverse sotto lo stesso simbolo. È l’Alzata del Pannetto della Madonna Assunta, il rito che apre ufficialmente il cammino verso il 15 agosto e che, ancora una volta, ha richiamato in Piazza Libertà cittadini e fedeli.
Dal balcone del Vescovado si sono affacciati il vescovo Arturo Aiello e il sindaco Nello Pizza, al suo primo Pannetto da primo cittadino. Un debutto carico di emozione, nel segno della tradizione e di un messaggio rivolto all’intera comunità. «Alziamo il Pannetto, con questo gesto antico apriamo ufficialmente le tre settimane che ci porteranno al 15 agosto. Apriamo la festa più vera di Avellino», ha esordito Pizza. «Non è folklore, ma la memoria di questa città e la storia di un popolo che da oltre cinquecento anni si raccoglie intorno alla sua Patrona». Nel suo intervento il sindaco ha ripercorso le origini della tradizione, ricordando il ruolo dell’Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione, custode nei secoli della devozione mariana e del tesoro dell’Assunta. Ma soprattutto ha affidato al Pannetto un significato che va oltre la celebrazione religiosa. «L’alzata del Pannetto è il momento in cui Avellino si riconosce. Per tre settimane mettiamo da parte divisioni, fatiche e preoccupazioni e torniamo a essere una comunità. In un tempo fatto di corse e di solitudini abbiamo bisogno di riti come questo. Abbiamo bisogno di ritrovarci insieme sotto lo stesso cielo e sotto lo stesso simbolo».
Parole che hanno assunto il valore di un vero e proprio impegno amministrativo quando il sindaco ha pronunciato quella che è sembrata una promessa: «Avellino, avrò cura di te». «Il Pannetto che oggi si alza non è solo stoffa e colori. È il segno che Avellino vuole ripartire. È il segno che questa città, anche nei momenti difficili, sa ritrovare la sua identità, la sua bellezza e la sua forza. Io ho il dovere di custodire questa tradizione, di rispettarla e di farla vivere, perché le tradizioni non sono il passato: le tradizioni sono il futuro». Nel finale del suo discorso Pizza ha richiamato una celebre frase di don Lorenzo Milani: «Non c’è cosa più ingiusta che fare parti uguali fra i disuguali», indicandola come bussola dell’azione amministrativa. «Ci prenderemo cura di Avellino sanandone le ferite, restituendo bellezza, abbattendo muri e costruendo ponti, portando luce dove c’è buio e decoro dove c’è abbandono. Alziamo insieme il Pannetto, alziamo insieme la speranza, alziamo insieme il nome di Maria Assunta e l’orgoglio di essere avellinesi».
Un messaggio raccolto anche dal vescovo Arturo Aiello, che ha ricordato come quest’anno ricorra il sessantesimo anniversario dell’incoronazione della statua dell’Assunta, un anniversario che sarà celebrato con uno speciale rito in Cattedrale alla vigilia della festa patronale. «Tornare a casa significa anche tornare alla Madre», ha detto il presule. «Maria è madre, ma anche la città è madre. E una madre va amata, custodita, accudita. Ogni cittadino possiede una piccola parte di Avellino ed è chiamato a viverla con corresponsabilità».
