Aste Ok, il custode in aula: Aprile chiedeva spesso di visitare immobili

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AVELLINO – “Aprile ha fatto spesso richiesta di visitare gli immobili. Mi ricordi sicuramente un immobile a Cesinali, che si trovava in una zona non facilmente raggiungibile e sicuramente anche un immobile a San Martino Valle Caudina, per cui non potendo raggiungerlo chiesi ad un collega di poter procedere. Queste due esperienze che ho avuto con Aprile che non ha mai partecipato però poi alle aste insieme a quella di Via Pennini”. Il custode giudiziario della villetta di Via Pennini per cui viene contestata una turbativa ad Antonio Flammia in concorso con altri indagati nel processo, ha risposto così ad una delle domande del pm antimafia Henry Jhon Woodcock, che ha poi voluto sottolineare anche un altro dato che sta a cuore all’ Antimafia, ovvero dimostrare che Aprile e la stessa Forte (non in questo caso però) prediligevano visitare immobili dove c’erano esecutati. E la domanda e’ stata rivolta anche al custode citato proprio tra i testi della difesa di Antonio Flammia, dall’avvocato Benedetto Vittorio De Maio. Il pm antimafia ha sollecitato sulla circostanza il custode, che ha rappresentato come quello di Via Pennini era abitato e anche quello di Cesinali, nonostante fosse in una zona impervia e difficilmente raggiungibile. Anche se poi Aprile non vi aveva partecipato. Al centro dell’odierna udienza del processo Aste Ok ci sono stati due temi. Il primo la presunta turbativa dell’asta per l’immobile di Via Pennini, il secondo, rappresentato dalla difesa di Gianluca Formisano e Antonio Barone, gli avvocati Carlo Taormina e Nicola D’Archi, che nei giorni in cui secondo le dichiarazioni rese al pm antimafia Henry Jhon Woodcock dalla coimputata Livia Forte aveva Barone e Formisano erano in Tribunale per la famosa asta dell’appartamento di Piazza Macello del 22 marzo 2019. Stessa cosa per la data del 31 maggio, quando Barone e Formisano avrebbero turbato l’ asta relativa ai De Nardo.

L’ASTA DI VIA PENNINI

Lungo e articolato l’esame della difesa di Flammia al custode giudiziario della villa, aggiudicata nell’ottobre 2019 per 164mila euro dallo stesso Flammia. Il custode ha chiarito tutti i passaggi, dai quali non sono emerse anomalie e irregolarità. Partendo dalla valutazione e dalle aste andate deserte per quattro anni, anche a causa di una sospensione per la stessa procedura dopo la segnalazione di un abuso edilizio, che aveva fatto scendere della metà il valore stimato nel 2015. La prima asta in cui c’è stata la partecipazione e’ unicamente ed esclusivamente quella del 4 ottobre 2019. Le aste precedenti sono andate deserte. Quella del 2017 fu sospesa, perché fu segnalato dal Comando della Polizia Municipale un abuso, che metteva in discussione la stessa vendita giudiziaria. Affidammo un incarico tecnico per valutare due cose: se gli abusi facessero ridetermianre il prezzo e se era possibile procedere all’aggiudicazione. All’esito della duo diligence, si convenne che la vendita poteva avvenire, però espungendo dal prezzo a base d’asta quella somma necessaria per eliminare gli abusi . Il prezzo a base d asta scese a 212mila euro”. Un particolare importante è legato proprio alla visita che fu eseguita all’immobile da parte di Livia Forte e con lei di Flammia, che era entrato con l’assenso dell’esecutata nell’immobile. “All’uscita ci fu qualche commento?” ha chiesto l’avvocato De Maio.”Assolutamente no”. Questa la risposta del custode, che ha anche chiarito a specifica domanda di essere stato l’ultimo ad andare via. In merito alla visita all’immobile e alla condizione di angoscia dell’esecutata anche il pm antimafia ha chiesto al custode il perché, con un.chiarimento da parte dello stesso professionista: “La signora era angosciata perché aveva capito che il momento in cui il prezzo base si era abbassato lo stesso era appetibile. Credo che lei non avesse una soluzione per interrompere l esecuzione. Era angosciata perché la figlia aveva una patologia molto grave e cercava di tenerla in qualche modo fuori e lontana dalla vicenda. Nel caso in cui fa riferimento. Casa non è di mio interesse, in ogni caso offerte non ne farò perché la signora mi ha rappresentato questa situazione drammatica”. Nessuna anomalia neppure il giorno dell’asta, che era stata aggiudicata a Flammia con un rialzo di cinquemila euro. Al custode ha chiesto se l’aggiudicazione fosse provvisoria e se fino a decreto di trasferimento definitivo, avvenuto solo nel febbraio 2020, l’esecutata dovesse lasciare la casa, l’avvocato Gerardo Santamaria per la posizione di Ciccone Antonio accusato di aver aggredito l’esecutata. il custode ha chiarito che fino al decreto di trasferimento non doveva lasciare l’abitazione e non esiste una aggiudicazione provvisoria.

BARONE ERA DAL NOTAIO IL 31 MAGGIO 2019

Dopo la consulenza sui telefoni per tracciare il percorso del 22 marzo 2019 e del 31 maggio dello stesso anno, la difesa di Antonio Barone ha portato in aula un teste che ha raccontato che quel giorno l’ avvocato accusato da Livia Forte di essere in Tribunale a “brigare” per l’asta De Nardo in realta era a Napoli per sottoscrivere un atto di vendita dal notaio. A raccontarlo in aula, rispondendo alle domande dell’avvocato Nicola D’Archi, che difende Barone insieme al collega Claudio Botti, e’ stato il direttore della Onlus che aveva venduto un terreno a Serino alla famiglia Barone: ” Quando abbiamo stipulato l’atto di compravendita il 31 maggio 2019 dal notaio Nittolo, Barone era con i suoi genitori. Tra l’altro siamo arrivati in ritardo e ci siamo trattenuti fino alla 14 e ci siamo intrattenuti a parlare proprio dell accoglienza e dei senza dimora. Se non sbaglio io e don Antonio siamo arrivati con una mezz’oretta di ritardo”. La difesa ha depositato anche un atto notarile che attesta la circostanza. Stesso discorso anche per Gianluca Formisano. In aula e’ stato escusso il consulente della difesa, chiamato a testimoniare dall’ avvocato Carlo Taormina, sugli spostamenti per un lungo periodo del 2019 di Formisano. Anche in questo caso nessuna presenza nei due giorni delle aste. Successivamente è stato ascoltato il direttore di un’associazione impegnata nell’accoglienza per i senza fissa dimora, citato dall’avvocato Nicola D’Archi, il difensore di Antonio Barone. Ha raccontato la stipula di un atto notarile con l’imputato Barone, avvenuta nel 2019, e nulla più. La quarta testimonianza è stata richiesta dall’avvocato Carlo Taormina, difensore di Gianluca Formisano. Il teste è colui che ha svolto l’analisi del contenuto del cellulare dell’ingegnere Formisano, mappando i suoi spostamenti. Il testimone ha confermato la precisione e l’accuratezza del sistema e della copertura satellitare del GPS: “Il margine di errore è praticamente nullo”. Sono stati ricostruiti in aula alcuni spostamenti compiuti, nel 2019, da Gianluca Formisano che hanno attirato l’attenzione degli investigatori. Il testimone, rispondendo alle domande dell’avvocato Nicola D’Archi, ha chiarito anche cosa accade quando la mappatura viene interrotta, ad esempio quando il cellulare viene spento: “La mappatura riporta l’ultima posizione registrata. Se, al momento della riaccensione del dispositivo, la mappatura riferirà la nuova posizione e, tra le due registrazioni, ci sarà un vuoto non localizzato”. Il testimone, infine, ha aggiunto che, nelle sue mappature, comunque, non sono mai state registrate disconnessioni.