ASA, Montella: Istituiamo il Parco Nazionale

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Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera dell’ASA – Montella (Associazione Intercomunale per la Salvaguardia dell’Ambiente).

 

L’articolo comparso il 14 gennaio scorso sulla pagina provinciale de Il Mattino, a firma di Paola De Stasio, dal titolo Parco Picentini, l’appello dei sindaci: “Ente da rifondare con poteri veri”, merita alcune riflessioni critiche. Il pezzo scaturisce da una sorta di dichiarazione/appello dei sindaci di Bagnoli Irpino, Caposele, Calabritto, i quali dopo il clamore indignato di ben 18 associazioni ambientaliste sui misfatti verificatisi alla località Ripe della Falconara (mutilazione a colpi di motosega di un faggio monumentale) e sui continui tagli abusivi, hanno sollevato gli scudi a difesa del presidente dell’Ente Parco.

Secondo i tre sindaci l’Ente, nella impossibilità istituzionale di funzionare, non avrebbe alcuna responsabilità in quanto – secondo loro – svolgerebbe solo attività burocratica; lo stesso sostengono del presidente che su molte questioni avrebbe le mani legate. Da qui la proposta di ripensare, rifondare, riorganizzare l’Ente conferendogli più forza, più potere.

1 – Innanzitutto sorprende che solo ora, i sindaci, dopo che l’indignazione e lo sdegno di ben 18 associazioni ambientaliste hanno travalicato i confini regionali, intervengano sulle dinamiche e sulla gestione (a dir poco scadente) dell’Ente Parco e sul flagello dei tagli abusivi che affligge il territorio, che loro dovrebbero conoscere meglio di chiunque altro. Il sospetto è che i sindaci difendano il presidente Guerriero per difendere se stessi.

2 – Vi ricordiamo che il presidente dell’Ente Parco viene nominato su indicazioni politiche e non in base alle sue competenze, né viene assunto per concorso. Sulla pagina social dell’Ente, che pur costa fior di quattrini pubblici, in data 16 settembre 2021 si celebrava il successo di una grande sinergia tra l’Ente Parco e i Carabinieri forestali, rinnovata attraverso un successivo accordo triennale finalizzato alla conservazione e alla tutela del patrimonio naturale. Nell’occasione, il presidente Guerriero mostrava tutta la sua soddisfazione per aver scoperto, nell’area del Parco e grazie all’installazione di fototrappole, un tizio che aveva abbandonato quattro sacchetti di spazzatura (si veda foto pubblicata sulla pagina social dell’Ente) esponendosi in tal modo agli sfottò dei lettori, sconcertati dal trionfalismo con il quale veniva data notizia del misero risultato raggiunto in questi anni.

3 – Se, come sostengono i tre sindaci, “L’ente Parco dei monti Picentini va ripensato, rifondato, riorganizzato”, ciò sta a significare che sono loro i primi a considerarlo un ENTE INUTILE!

ASA ritiene che rafforzare e rifinanziare l’Ente Parco Regionale sia frutto di una visione miope, localistica e antistorica, non più in linea con le reali esigenze dell’ambiente e del territorio. Appare folle, dunque, ed anacronistica la proposta dei tre sindaci di dare maggiore forza all’Ente che, pur non funzionando come avrebbe dovuto (tagli abusivi, abbandono di rifiuti, abbandono di randagi oltre alla pletora di eventi pregiudizievoli per l’ambiente e per la fauna promossi ed autorizzati dall’Ente stesso) continua a bruciare milioni di denaro pubblico.

 

4 – È evidente che il rimedio proposto dai tre sindaci è peggiore del male che vorrebbero curare. Il problema non è “rinvigorire” l’Ente Parco Regionale (dandogli più soldi da spendere e più potere!), ma promuovere l’istituzione dell’Ente Parco NAZIONALE, andando a collocare il Parco dei Monti Picentini in posizione di naturale continuità con le aree protette nazionali della dorsale appenninica, ascrivendo il tutto ad una visione ampia di crescita e di sviluppo economico del Meridione.

Leggendo l’illuminata e sintetica relazione che accompagna la petizione online del GUFI (Gruppo Unitario per le Foreste Italiane), finalizzata a promuovere l’istituzione del Parco Nazionale dei Monti Picentini si coglie un’amara verità: oggi un patrimonio ambientale di prima grandezza i Monti Picentini – la più grande riserva d’acqua dell’Italia meridionale e la terza in Europa – stanno sprofondando in un baratro da cui appare difficile uscire, a cominciare dal gravissimo fenomeno dei tagli abusivi, totalmente fuori controllo, che si accanisce persino su piante monumentali.

Prendersi cura del nostro territorio, amarlo e rispettarlo è la più bella eredità che possiamo lasciare ai nostri figli.