Direttore d’orchestra irpino apre l’arena di Verona: “Porto la musica nei maggiori teatri, Avellino merita la rinascita del Gesualdo”

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Il maestro Francesco Ivan Ciampa è nato ad Avellino ma il suo percorso artistico, nel campo della musica, è di respiro mondiale.

Non dimentica, però, le sue radici. Il suo legame con l’Irpinia è la forza che lo accompagna in giro per il mondo, nei maggiori teatri, e con il suo scopo di entrare nel cuore e nell’anima di chi ascolta la sua orchestra.

Diplomato in Direzione d’orchestra presso il Conservatorio “Santa Cecilia” di Roma, si perfeziona presso importanti accademie nazionali e internazionali con Carlo Maria Giulini, Bruno Aprea, Gianandrea Noseda e Jorma Panula.

Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti, il Premio Nazionale delle Arti nel 2011 e il primo premio al Concorso Nazionale per Direzione d’Orchestra bandito dal Miur in collaborazione con il Vicariato di Roma nel 2005.

Al Teatro Regio di Parma ha diretto Rigoletto nell’ambito del Festival Verdi 2012, Un ballo in maschera e Nabucco nella Stagione Lirica 2013. Ha inaugurato la stagione lirica 2014 con il dittico Pagliacci e Gianni Schicchi. Inaugurerà il prestigioso Festival dell’ Arena di Verona con la Carmen di Georges Bizet il prossimo 22 giugno.

Come è nata la sua passione per la musica?

“La mia passione per la musica e il teatro nasce dalla famiglia. Ho avuto l’enorme fortuna di nascere e crescere in una casa di artisti, alla mia famiglia va infatti il ringraziamento più grande. Mio padre, direttore d’orchestra, mi ha inculcato l’amore e il rispetto per la musica. Mia madre, docente di storia dell’arte, mia sorella, l’amore per la vita e la forza di combattere. Ho respirato musica sin dal primo istante di vita”.

Torna spesso ad Avellino? E’ nato proprio qui?

“Sono nato e vissuto ad Avellino, una città che ho nel cuore, che mi ha donato tanti ricordi, il legame solido con le radici è la mia forza. Ancora oggi, dopo tanti viaggi, vedere i contorni della nostra Montevergine è simbolo di valori, sapori, emozioni di famiglia”.

Il suo percorso professionale parte dal Conservatorio Cimarosa di Avellino. Quanto è stata importante la città di Avellino per la sua carriera?

“Ho iniziato lo studio della musica proprio al Conservatorio ‘Domenico Cimarosa’ di Avellino, tanti ricordi e sopratutto studio e sacrifici.
Al conservatorio ho incontrato il mio maestro di composizione Giacomo Vitale, al quale ancora oggi rivolgo una gratitudine enorme per tutto ciò che mi ha trasmesso artisticamente e umanamente. Successivamente ho avuto la fortuna di seguire grandi maestri come Daniel Oren e Antonio Pappano ed apprendere da loro l’essenza della musica. Valori che custodisco nel profondo della mia anima”.

Lei che ha la possibilità di lavorare in tanti teatri, da avellinese, come ha vissuto la ‘chiusura di sipario’ del Teatro Gesualdo?

“Il teatro è lo specchio della città. È il simbolo dell’identità della Polis. Avere un teatro e non farlo “vibrare” è un vero delitto. La società ha bisogno di emozionarsi, di riconoscersi, di ritrovare la propria umanità. L’unica cosa che realmente può aiutare in questo obiettivo è soddisfare le anime attraverso l’arte. Non esiste luogo più idoneo di un teatro per raggiungere questo obiettivo. Per questo mi auguro davvero con tutto il cuore che si possa presto riaprire subito e creare quante più possibilità di coinvolgere tutti e invogliarli ad andare a teatro. A prescindere dalla politica, la sete di arte deve essere soddisfatta per creare menti libere, pure, fantasiose e ingegnose. È il vero augurio che faccio alla mia città”.

Inaugurerà il prestigioso Festival dell’Arena di Verona, quali sono le emozioni?

“Inaugurare il Festival dell’Arena di Verona è una emozione davvero difficile da descrivere. È un vero e proprio tempio della musica, luogo sacro dove i più grandi artisti della storia hanno scritto pagine indimenticabili. Fin da piccolo è sempre stato un sogno che oggi vedo realizzarsi. La magia di “sentire” il silenzio di 18000 persone nell’attesa che la musica parli, è davvero molto difficile da spiegare. Di sicuro, come in ogni spettacolo, la meraviglia sarà riuscire a far pulsare i cuori all’unisono, solo così si può dire di aver fatto musica”.

Della sua carriera qual’è la cosa che ricorda con particolare emozione?

“Ho vissuto tante esperienze, tanti viaggi, e ogni volta ricordo una particolare emozione. Di sicuro la fortuna di incontrare grandi artisti e di lavorare con loro è il bagaglio più bello che custodisco. Ho fatto tante opere con Leo Nucci, Diana Damrau, Renato Bruson, Giovanna Casolla e tantissimi altri nei teatri più importanti del mondo come Opera Bastille di Parigi, Teatro la Fenice, Maggio Musicale Fiorentino di Firenze, Regio di Parma, Deutsche Oper di Berlino, Real di Madrid, Liceu di Barcellona, Colon di Buenos Aires. Ma la cosa più bella è sempre quella di conservare un sincero rapporto di umiltà verso i veri grandi, che sono i compositori che hanno dato vita ai più grandi capolavori della Storia dell’umanità. Ecco, il vero obiettivo deve essere sempre quello di “restituire” al pubblico le emozioni che hanno animato i compositori. Solo così si può dire di aver chiuso il cerchio. Da un’anima, alle anime di chi ascolta, attraverso l’anima di chi esegue”.