L’analisi – Punti, gol e continuità: la rivoluzione d’ottobre premia il diesel Avellino

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Se non fosse iniziato con la batosta rimediata a domicilio contro il Vicenza, il mese di ottobre sarebbe stato perfetto. Ma è anche vero che quella pesante lezione ha fatto scattare la molla dell’orgoglio nell’Avellino che, dopo il ko con i biancorossi di Marino, ha inanellato una serie entusiasmante di cinque risultati utili consecutivi condita da gol, prestazioni e, negli ultimi centottanta minuti, da un reparto difensivo d’acciaio.

La rivoluzione d’ottobre ha certificato un Avellino in versione diesel, capace di carburare strada facendo con giri altissimi nel motore soprattutto nell’ultimo periodo. Se spacchettato, il cambio di marcia palesato nel mese scorso dalla formazione biancoverde si esalta ulteriormente con i sette punti conquistati nel tour de force di tre partite in otto giorni. Un trend arricchito dalle sette reti messe a segno a fronte di una sola subita, per di più su palla inattiva, contro lo Spezia.

Proprio dal colpo di testa di Nenè al “Picco” sono trascorsi 204 minuti senza che Frattali abbia raccolto una sola volta il pallone in fondo al sacco. La solidità della retroguardia è certamente, tra le tante, la chiave di volta più incisiva della svolta in un campionato che lo scorso anno ha insegnato all’Avellino come si può arrivare a giocarsi il salto di categoria con una difesa ben registrata. Lo sa bene lo stesso Tesser che a Terni ha schierato l’ottava linea difensiva della stagione. Complici gli infortuni, la squalifica di Biraschi e alcune scelte tecniche, il trainer di Montebelluna è riuscito a trovare la quadratura del reparto con qualche giornata di ritardo. E l’intuizione di affidare la fascia destra proprio a Biraschi, partorita a Livorno, si è rivelata appropriata per tamponare la falla sul versante dove Nitriansky prima e Nica poi hanno litigato con i meccanismi difensivi.

Ma se Frattali batte il cinque ai suoi difensori, anche il centrocampo ha i suoi meriti nella crescita globale del rendimento nelle retrovie. Determinante ai fini della stabilità in mezzo al campo il ricorso a due mediani come Jidayi e Arini, ai quali da tre partite si è aggregato Gavazzi con il suo mix bilanciato di quantità, qualità e fisicità. Con questo assetto mediano, le distanze tra difesa e centrocampo sono diventate minime, se non impercettibili, e i margini di ripartenza ampi. Lo ha dimostrato la gara di Terni già al terzo minuto con una combinazione sul ribaltamento di fronte apparecchiata da Tavano, rifinita da Arini e finalizzata dal diagonale chirurgico di Mokulu. Era accaduto anche contro l’Ascoli con la rapida azione di rimessa capitalizzata col massimo risultato da Tavano per il momentaneo 2-0.

Squadra corta, essenziale e pragmatica. Dell’Avellino sfilacciato e squilibrato di inizio campionato non c’è più traccia. L’impostazione di Salerno con cinque uomini d’attacco è stata cestinata. Il centrocampo con un mediano, Arini, e due uomini votati all’inserimento come Zito e Gavazzi, messo su nel pre-campionato si è rivelato impraticabile. Strada facendo, una volta recuperato Gavazzi dall’infortunio e avuto a disposizione il miglior Jidayi sul piano della condizione fisica, Tesser ha potuto varare il nuovo progetto di rombo con Arini perno inamovibile e a Terni insolitamente in cattedra con scorte di assistenze smistate in quantità industriale agli attaccanti, che a loro volto hanno fatto da tenori nell’orchestra sinfonica biancoverde.

Trotta e Mokulu in gol, Tavano col sacrificio al servizio della squadra pagato a caro prezzo. L’Avellino gioisce e al tempo stesso grida contro la sfortuna che ha colpito impietosamente il proprio attaccante. A Tesser però non mancano le alternative che tra un mese saranno impreziosite dal ritorno di Castaldo, che non vede l’ora di sfoderare il suo estro quale additivo esplosivo allo stato di grazia dei suoi compagni di reparto.

Non sarà ancora una macchina perfetta, ma nel diesel ad alto potenziale di accelerazione tutte le componenti sono al loro posto. L’Avellino era un protagonista mancato, ma ora è ripartito dal basso e mette paura a chi non ne aveva considerato il rientro in carreggiata.

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