Aiello, figlia segregata: dopo la condanna dei genitori si valuta la posizione dei Servizi Sociali

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Sul caso della ragazza di Aiello tenuta segregata in casa dai genitori, interviene con una propria nota anche il Procuratore di Avellino, Domenico Airoma, con la quale si riporta l’esito dell’udienza per la discussione del giudizio abbrevviato richiesto da Maria Guarriello e Giuseppe D’Amore, imputati dei reati di tortura, maltrattamenti in famiglia (ai danni delle figlie maggiorenni – vittime di violenza diretta – e dei figli minorenni, vittime di violenza assistita), sequestro di persona, lesioni gravi e gravissime, e istigazione al suicidio ai danni della figlia che ancor oggi si trova in una comunità protetta insieme alla sorella.

Agli imputati, ricorda il Procuratore, all’esito degli approfondimenti investigativi, sono stati contestati anche il reato tortura e lesioni gravissime per aver sottoposto la figlia Maddalena ad un trattamento disumano e degradante, e per aver agito nei suoi confronti con crudeltà.

Al padre, in particolare, è stato contestato il concorso omissivo, visto che ha omesso qualsiasi intervento nei confronti della figlia, pur sapendo in che condizioni versasse. E’ venuto meno al suo obbligo giuridico di tutelarla.

L’Ufficio del Procuratore ha chiesto la condanna a 16 anni per la mamma e a 14 per il padre, oltre alle pene accessorie. E’ stata inoltre chiesta la trasmissione degli atti per valutare la posizione dei Servizi Sociali del Comune.

Il Gup, dopo la camera di consiglio, ha condannato Maria Guarriello a 14 anni di reclusione e Giuseppe D’Amore a 12, oltre alle pene accessorio. E, come richiesto dalla Procura, il giudice ha disposto la trasmissione degli atti per valutare la posizione dei Servizi Sociali del Comune di Aiello.

La sentenza, ricorda la nota della Procura, non è definitiva ed è impugnabile.