AVELLINO- Nemico giurato delle Brigate Rosse, che lo avevano condannato a morte per la sua sentenza ordinanza contro la colonna Walter Alasia, amico del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, con cui aveva fronteggiato il terrorismo, grande tifoso dei Lupi, una delle poche cose che lo distoglievano dal suo grande amore, la magistatura e la giustizia. Questo era Antonio Lombardi, uno dei più autorevoli magistrati italiani, che e’ scomparso ieri ad 84 anni nella sua città, dove era tornato dopo ben 41 anni di carriera nella magistratura, dove era entrato nel 1967 e si era congedato nel 2008. Da giudice istruttore ai più alti incarichi ricoperti nel Tribunale di Milano. Proprio quello dove a 43 anni si ritrova a mettere in piedi, dopo alcuni anni di indagini, uno dei primi maxiprocessi alle Br. L’Irpinia perde sicuramente un magistrato che ha fatto la storia, restando però sempre riservato e poco lontano dai riflettori. Del giudice Lombardi non si troverà una immagine pubblica, né una foto ne’ un’intervista. Ma il suo lavoro è impresso nella storia della Giustizia italiana. Come e’ storia la sua passione per i “Lupi”, un amore di famiglia si potrebbe dire. Resta impressa nella memoria dei suoi amici quella presenza con la scorta allo stadio, anche girando l’Italia per seguire la sua squadra. I funerali si svolgeranno giovedì mattina alle 10 nella Chiesa di San Ciro. Tantissimi i messaggi di cordoglio ai familiari, il fratello Stefano, avvocato e uno dei riferimenti dell’ Aci in Campania e la sorella Lucia e i nipoti.
LA SENTENZA ORDINANZA CONTRO LA BRIGATA WALTER ALASIA DELLE BR IN LOMBARDIA
Il magistrato irpino ha firmato un’ordinanza-sentenza che e’ entrata nella storia del contrasto giudiziario alle Brigate Rosse, 757 pagine, 214 capi di imputazione, omicidi e attentati, tra cui quello al giornalista Indro Montanelli. Nomi storici delle Br alla sbarra, come quello di Barbara Balzerani e di Mario Moretti. Nell’ordinanza sentenza del giudice istruttore Lombardi, relativa al procedimento penale n. 490/81 Adamoli+96 sull’attività terroristica delle Brigate rosse-colonna Walter Alasia, l’ dell”organizzazione eversiva viene minuziosamente passata al setaccio con una ricostruzione giudiziaria: aspetti generali, descrizione dei fatti criminosi, la
localizzazione delle basi, struttura organizzativa, i rapporti con le colonne napoletana e torinese, i rapporti con il Partito della guerriglia, con il Partito comunista combattente (c.d.militaristi).,
rapporti con i gruppi della Lombardia, con 1
nuclei di Sergio Segio e con Action directe, la colonna milanese delle Brigate rosse
fino agli arresti dell’inverno del 1978-79, il sequestro di Idalgo Macchiarini,
tanti attentati perpetrati tra cui quello a Indro Montanelli, la ricostruzione della
colonna Walter Alasia ad opera di Barbara Balzerani e di Mario Moretti dal febbraio 1979 al luglio 1980, la direzione strategica di Tor San Lorenzo (19/20 luglio 1980), il progetto di evasione da San Vittore, l’organizzazione dopo gli arresti del febbraio 1982 fino agli arresti posti in essere dell” autunno inverno del 1982/1983, infine le particolarità dei singoli omicidi perpetrati durante la
lotta.
L’INTERROGATORIO DI SAVASTA A PADOVA
Lombardi era stato anche uno dei primi magistrati ad ascoltare le dichiarazioni di uno dei terroristi pentiti, Antonio Savasta. Savasta nel dicembre del 1981 era stato tra i promotori del rapimento di James Lee Dozier, sottocapo di stato maggiore logistico presso il quartier generale delle forze terrestri della NATO nell’Europa meridionale (FTASE) a Verona.
il 28 gennaio 1982, fu liberato e catturati i brigatisti con un’operazione dei NOCS. Pochi giorni dopo, il 6 febbraio 1982, il primo magistrato ad interrogare Savasta negli uffici della Questura di Padova, fu proprio il giudice istruttore Antonio Lombardi. Otto pagine di verbale di interrogatorio che sono agli atti dei processi alle Brigate Rosse, che Savasta aveva scalato, giungendo a far parte della Direzione Strategica delle Br. E in quella occasione il magistrato aveva proprio chiesto, oltre ai particolari sul sequestro Dozier, anche sulla colonna Walter Alasia.
SALVATO DA UN PIATTO DI BRODO CALDO
Chi scrive ha avuto l’onore di poter avere una lunga conversazione con il giudice Lombardi, qualche anno fa, proprio per ricordare quel contributo alla lotta al terrorismo. Tra i vari aneddoti legati ad una vita passata per svariati anni sotto scorta, anche uno degli attentati che le Brigate Rosse gli avevano preparato per punirlo, come era avvenuto purtroppo ad altri suoi colleghi, per l’ impegno a fronteggiare l’eversione in Italia. Doveva essere ucciso all’interno del residence proprio vicino al Palazzo di Giustizia di Milano dove alloggiavano tutti i giovani magistrati e funzionari del Sud che lavoravano nel capoluogo lombardo. A salvarlo, visto che non era nella sua stanza, l’abitudine di cenare in un’altra stanza del residence, dove c’era un suo amico, all’epoca in servizio al Tribunale di Milano, l’avvocato Guido D’ Avanzo. Che spesso gli preparava l’amato brodino che tanto piaceva al giudice. Dopo qualche ora il residence era blindato dalle forze dell’ ordine ed iniziarono anni di vita sotto scorta, anche quando raggiungeva Avellino. Un grande e riservato magistrato, che si spera possa avere ora l’onore e il giusto riconoscimento, che forse anche per il suo essere lontano dai riflettori, non ha avuto in vita.
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