Ad Avellino la Befana a km zero di Coldiretti per le fasce più deboli

Ad Avellino la Befana a km zero di Coldiretti per le fasce più deboli

4 Gennaio 2021

Il nuovo anno comincia con la lista sempre più lunga delle famiglie in difficoltà, travolte dalla crisi generata dall’emergenza Covid-19. Una crisi che non risparmia l’Irpinia e la città di Avellino dove, da domani 5 gennaio a venerdì 8 gennaio, la federazione provinciale di Coldiretti ha organizzato una distribuzione straordinaria di prodotti alimentari a km zero, grazie alle donazioni delle imprese agricole. Il punto di smistamento sarà la mensa presso la parrocchia SS Trinità dei poveri, in via Morelli e Silvati.

“Il mondo agricolo – evidenziano Francesco Acampora e Maria Tortoriello, presidente e codirettore di Coldiretti Avellino – ha voluto testimoniare una forte vicinanza alle fasce sociali più deboli, nonostante i problemi che il settore sta vivendo a causa delle restrizioni. La nostra organizzazione vuole essere forza sociale, consapevole delle responsabilità che l’agricoltura assume in questo periodo storico”.

“Il numero delle persone che chiedono un sostegno presso la mensa – informa don Vitaliano Della Sala, vicedirettore della Caritas di Avellino – è cresciuto ancora, fino a raggiungere circa 400 famiglie. Un fenomeno preoccupante confermato dal recente rapporto Eurostat, secondo il quale in Campania il 41,4% della popolazione è a rischio povertà ed esclusione sociale”.

“Tra le categorie più deboli degli indigenti – stima la Coldiretti – il 21% è rappresentato da bambini di età inferiore ai 15 anni, quasi il 9% da anziani sopra i 65 anni e il 3% sono i senza fissa dimora secondo gli ultimi dati Fead. Fra i nuovi poveri– sottolinea la Coldiretti – ci sono coloro che hanno perso il lavoro, piccoli commercianti o artigiani che hanno dovuto chiudere, le persone impiegate nel sommerso che non godono di particolari sussidi o aiuti pubblici e non hanno risparmi accantonati, come pure molti lavoratori a tempo determinato o con attività saltuarie che sono state fermate dalla limitazioni rese necessarie dalla diffusione dei contagi per Covid. Persone e famiglie che mai prima d’ora – precisa la Coldiretti – avevano sperimentato condizioni di vita così problematiche”.