Acs, le Rsu ai sindaci-soci: “Si metta fine alla Patrimonio”

10 Ottobre 2013

Avellino – “La Rappresentanza Sindacale Unitaria dell’Alto Calore Servizi, con la presente nota intende contribuire alla discussione avviata intorno alla società di cui i comuni sono proprietari, la Alto Calore Patrimonio, che il giorno 14 ottobre ha convocato i sindaci in assemblea”. Così in una nota le Rsu dell’Acs Preziuso Giancarlo, Guerriero Vito, Tartaglia Sabino, Melillo Vincenzo, Quatrano Renato, Sapia Massimo, Puzo Faustino.

“Lo scenario di profonda crisi generale, coinvolge anche gli enti di gestione tra cui l’Alto Calore Servizi i cui lavoratori noi rappresentiamo, ma per connessioni ed interessenze, in modo più profondo l’Alto Calore Patrimonio – continua la nota – Queste RSU, da sempre hanno sostenuto che l’esistenza della società Patrimoniale, non solo diminuiva la capacità di contrattazione nei confronti di altri possibili soggetti finanziatori, ma intaccando il patrimonio Aziendale ne minava profondamente il bilancio; di fatto privando del ramo “immobiliare” il gestore del servizio idrico integrato, tra l’altro in una fase prossima al riconoscimento formale di tale ruolo. Siamo stati particolarmente soddisfatti, nel momento in cui Voi Sindaci decideste di liquidare la patrimonio, ma oggi, questo fatto non è ancora avvenuto. Il giorno 14, cari amici Sindaci, vorremmo che metteste la parola fine a questa esperienza, non vogliamo criticare nessuno, ma neanche vogliamo che nella discussione e nello “studio” si pensi ancora di fare poltronismo e clientele. Alto Calore Servizi, fino ad oggi ha “portato sulle spalle” Alto Calore Patrimonio. Adesso basta !!! I debiti stanno sommergendo la nostra società, anche a causa delle spese della patrimonio, non vogliamo che i cittadini a causa di questa condotta scellerata debbano patire disservizi ed aumenti di bolletta per una gestione non più efficiente efficace ed economica, i lavoratori di ACS non debbono rischiare lo stipendio per fare piacere a questo o quel “politico di riferimento” di alcuni Sindaci. Altra motivazione per cui non riteniamo possibile ancora oggi l’esistenza dell’ACP oltre quelle innanzi descritte risiede nel d.l. 95/2012 convertito in legge n. 135/2012, provvedimento meglio noto come “spending review” e nel successivo aggiornamento di cui al Dlgs n. 39/2013. Questi provvedimenti, a seguito di sentenza n° 229 del 23.07.2013, recentemente emessa dalla Suprema Corte, sono stati dichiarati incostituzionali laddove applicabili alle Regioni, ed invece pienamente compatibili con il quadro costituzionale laddove la loro applicazione incida sul funzionamento e l’organizzazione degli Enti Locali. Tra l’altro è pienamente vigente tutto il quadro normativo che disciplina l’organizzazione ed il funzionamento delle società partecipate, che siano rimaste operative in base all’applicazione della predetta normativa; sia introducendo numerose ipotesi di inconferibilità di incarichi dirigenziali e di incompatibilità fra più incarichi contestuali; sia imponendo limiti al numero dei componenti dei consigli di amministrazione (commi 4 e 5), nonché alle spese per il personale delle medesime società e per il relativo trattamento economico (commi 9, 10 ed 11); sia, infine ponendo in capo agli amministratori e dirigenti delle medesime società la responsabilità contabile in caso di violazione dei vincoli di spesa (comma 12). Per mettere la parola fine all’esperienza nefasta di questa società, vorremmo che si nomini un liquidatore “terzo” che abbia uno specifico mandato tecnico con durata massima al 31/12/2013: Assegnare il patrimonio alla ACS che è società dei medesimi soggetti di ACP, quindi “conferimento ai medesimi soci” e qualora vi siano debiti di ACS verso ACP trasferirli come “versamento soci” nel capitale di ACS. Quindi una liquidazione con partite di giro prettamente tecniche, sappiamo che purtroppo la scarna procedura tecnica farà dei danni a qualcuno, pazienza i dipendenti di ACS non possono fare più beneficenza, e non consentiranno che qualcuno metta le mani nelle proprie tasche, non si faranno “solidarietà” o altre “manovre”. Sintomatico è l’avvenimento di questi giorni, relativo ad un gestore dei servizi fognari, dove i Sindaci, si a questo punto sono loro che alla fine hanno la responsabilità, hanno nel tempo nominato vari amministratori che scelleratamente hanno gonfiato la società di personale ed emunto a vario titolo da quel carrozzone, ed oggi che cosa propongono, preso atto che quella società è in fallimento: IL PRIVATO! Non consentiremo che si arrivi con ACS al medesimo punto”.


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