Elezioni CSM, il sostituto Pg Bono ad Avellino: dare concretezza alla vittoria del Referendum

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AVELLINO- “Bisogna dare concretezza alla vittoria del referendum”. E’ questa la vera sfida su cui la Magistratura e’ chiamata a scegliere i nuovi rappresentanti togati del C.S.M, che vedrà al voto il prossimo 25 e 26 ottobre i magistrati italiani. Gaetano Bono, candidato nelle liste di Magistratura Indipendente, il più giovane sostituto procuratore generale in Italia, funzione che svolge presso la Procura Generale di Caltanisetta, si e’ confrontato sulla prossima scadenza elettorale per il rinnovo del Consiglio Superiore della Magistratura con i suoi colleghi di Avellino, in questo tour de force nel collegio che dalla Sicilia arriva alla Sardegna, passando per Campania e Molise. Il magistrato e’ stato uno dei protagonisti della campagna referendaria per il No. Ha scritto anche un libro: “Riforma Nordio, quello che c’è da sapere sulla separazione delle carriere”.
Questa elezione del Csm arriva dopo un Referendum che ha visto prevalere il no. Un attestato per la Magistratura ma anche qualcosa che impone una capacità di autoriformarsi, partendo dall’ organo di autocontrollo: siete d’ accordo sul fatto che non sia semplicemente un voto tra addetti ai lavori ma sia carico anche delle aspettative dei cittadini italiani dopo la vittoria del No?
“Queste elezioni del CSM sono particolarmente importanti proprio perché arrivano dopo una stagione referendaria che ha visto la maggior parte dei magistrati prendere posizione contro la riforma. Io ho fatto lo stesso e ho anche cercato di spiegare le ragioni della mia contrarietà attraverso un libro, che mi ha portato a girare mezza Italia proprio per incontrare i cittadini e illustrare loro le ragioni del mio dissenso rispetto alla riforma costituzionale..Chiaramente, non tutti quelli che hanno votato Sì lo hanno fatto per dare un segnale di cambiamento, così come non tutti quelli che hanno votato No lo hanno fatto per esprimere fiducia nella magistratura. Ci sono, però, cittadini che hanno votato in questo senso. Nei loro confronti abbiamo la responsabilità di meritare la fiducia che ci è stata accordata e di conquistare anche quella di chi magari ha votato Sì, credendo di poter correggere alcune storture. La riforma, a mio avviso, avrebbe peggiorato sensibilmente le condizioni di indipendenza della magistratura. Chi ha votato Sì, però, potrebbe averlo fatto anche nella convinzione di intervenire su criticità che effettivamente si sono verificate e che, in parte, esistono ancora. La grande responsabilità del nuovo Consiglio sarà dimostrare di avere la capacità e la volontà di autoriformarsi, valorizzando sempre di più il merito: non soltanto nelle nomine degli uffici direttivi e semidirettivi, ma anche nelle valutazioni di professionalità e nel lavoro quotidiano dei singoli colleghi.
Bisogna inoltre sforzarsi di garantire maggiore serenità ai magistrati, rendendo effettivi i carichi esigibili negli uffici in cui sono già previsti e introducendoli dove ancora mancano, per esempio negli uffici di sorveglianza e, soprattutto, nelle procure”.
Sono temi tecnici, come quello dei carichi esigibili, che rischiano di allontanare queste elezioni dall’interesse pubblico. Perché dovrebbe interessare ai cittadini quello che succederà con il rinnovo del CSM?
” Sicuramente gli aspetti più tecnici possono sfuggire a chi non è addetto ai lavori, ed è anche normale che sia così. L’interesse pubblico verso queste elezioni, però, è legato alla capacità del nuovo CSM di rispondere a esigenze che sono sotto gli occhi di tutti..Serve un Consiglio superiore della magistratura più efficiente e trasparente, che, attraverso gli strumenti di propria competenza e la normazione secondaria, possa rendere più efficiente il lavoro dei singoli magistrati. Questo può avvenire, per esempio, favorendo un maggiore utilizzo degli strumenti di intelligenza artificiale e, più in generale, cercando di ridurre la burocrazia..Una delle problematiche più rilevanti, a mio avviso, è proprio la deriva burocratica e aziendalistica che sta interessando la funzione giudiziaria, anche a causa di una serie di norme di legislazione primaria..Sarebbe importante adottare una normativa secondaria che tenga conto di questo aspetto e restituisca al magistrato l’essenza del proprio lavoro, fatto di approfondimento, ponderazione e riflessione. Per svolgerlo servono tempo e una migliore organizzazione. In questo percorso sarà importante che il CSM sappia interloquire con il ministero, anche su tutti quegli aspetti che non rientrano direttamente nelle competenze del Consiglio, ma sui quali il confronto con il ministero può contribuire a una migliore organizzazione degli uffici.
Possiamo dire che affronta questo tour de force con un allenamento già sperimentato durante la campagna referendaria?
“Sicuramente è un tour de force. La campagna referendaria, in effetti, mi ha consentito di allenarmi per questo impegno, che è particolarmente gravoso. Devo dire, però, che la fatica è ampiamente compensata e il bilancio è sicuramente positivo, grazie alla possibilità di conoscere tanti colleghi e tante realtà giudiziarie.C’è un aspetto fondamentale: bisogna dare concretezza alla vittoria del referendum, garantendo quella rappresentatività che è stata difesa con la vittoria del No. Per farlo è necessario confrontarsi direttamente con i singoli colleghi e conoscere davvero le diverse realtà giudiziarie, che sono numerose e molto variegate”.