Solofra, prostituzione nel centro massaggi: assolti dall’accusa di sfruttamento

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SOLOFRA- Assolti dall’accusa di sfruttamento della prostituzione, in quanto non sono emerse nel processo prove che l’attività di meretricio fosse organizzata dall’imputato e coinvolgesse soprattutto più donne che venivano sfruttate dal cinquantunenne imputato, difeso insieme alla ventinovenne di nazionalita’ cinese scoperta nel Centro Massaggi, dal penalista Michele Scibelli. La vicenda si riferice a quanto accertato nell’ottobre del 2024 quando i due imputati, un uomo e una donna di nazionalita’ cinese, erano stati denunciati dai Carabinieri perché avrebbero «esercitato una casa di prostituzione sotto la copertura di un Centro Massaggi a Solofra, insieme ad un’ altra donna rimasta allo stato ignota. Le due donna di nazionalita’ cinesez fornivano ai clienti rapporti sessuali di diversa natura per un corrispettivo di 100 euro. I Carabinieri avevano svolto un’attività di osservazione rilevando un certo flusso di avventori che telefonavano prima di entrare, venivano fatti salire e poi uscivano dopo breve permanenza, talvolta da una porta diversa. Dall’istruttoria e’ emerso che non risultavano, elementi certi in ordine alla presenza contemporanea di più donne dedite alla prostituzione né all’esistenza di turni o di un numero di camere utilizzate in parallelo da più soggetti. Nel corso dell’istruttoria i clienti escussi hanno riconosciuto, nelle fotografie pubblicate negli annunci, la stessa donna che li ha accolti nel centro e con la quale hanno avuto rapporti sessuali a pagamento. Tuttavia, nessun teste ha riferito di aver mai parlato con l’altro coimputato per fissare gli appuntamenti né di aver avuto con lui alcun contatto nella fase di contrattazione o di esecuzione delle prestazioni; tutti i contatti telefonici descritti sono intercorsi con una voce femminile, verosimilmente riconducibile alla ragazza. La difesa dei due imputati, l’avvocato Michele Scibelli, ha evidenziato come alle luce degli elementi probatori la prova raccolta, anche nella sua lettura più sfavorevole, è idonea a dimostrare l’esercizio di attività di prostituzione da parte della donna, condotta che, secondo la Legge Merlin, non ha rilevanza penale.