NOLA- “Se non leggi, se non capisci il mondo, sei fuori, sarai carne da macello della camorra, sei già segnato. Nel libro “Come Radici” abbiamo raccontato una storia per dire che ce una seconda possibilità per tutti, non esiste il non ravvedimento e bisogna ripartire dall’istruzione”. E’ un messaggio direttamente rivolto ai giovani, portando l’esperienza di una recente visita a Nisida, quello che il Procuratore di Napoli Nicola Gratteri ha voluto rivolgere giovani, al centro della maggior parte dei suoi interventi, intervistato dalla giornalista de “Il Mattino” Carmela Maietta nella Chiesa di San Biagio a Nola, dove Gratteri ha ricevuto il Premio Candelaio, nel corso dell’evento dell’Associazione Passepartout, presieduta da Rita Napolitano, il riconoscimento dedicato al libero pensiero nel nome di Giordano Bruno. Il magistrato alla guida della Procura di Napoli ha ottenuto il premio per “l’impegno in prima linea nella lotta alle criminalità organizzate, saggista straordinario e rigoroso difensore dei valori costituzionali”. Il Procuratore Gratteri ha lanciato un monito preciso ad intervenire partendo proprio dall’istruzione:
“Lo Stato deve investire nel terzo settore, perché a Napoli c’e’ molto volontariato, ma anche questo ha dei costi, perché ci saranno pure gli insegnanti in pensione che accolgono i ragazzi e nel pomeriggio fanno doposcuola gratis, ma le strutture hanno dei costi, dalla spazzatura all energia elettrica: chi li deve sostenere? Bisogna investire nell’istruzione, se non ci sono asili gratis, se non ci sono libri gratis per le famiglie e per i ragazzi, perche’ per noi che abbiamo un buon stipendio trecento euro di libri si comprano ma per chi guadagna mille euro o mille e trecento euro non e’ la stessa cosa. Per cui bisogna essere piu sensibili e riavvolgere il nastro e ripartire dall asilo”. Sollecitato dalle domande della giornalista, il Procuratore Gratteri ha parlato della dimensione del fenomeno legato al narcotraffico ed in particolare anche alla ricchezza delle mafie, quelle dei cartelli sudamericani ma anche delle mafie di serie A, usando una metafora calcistica cui spesso ricorrere, nel nostro Paese: Abbiamo cartelli sudamericani o mafie di serie A, per usare un termine calcistico, in Italia, che hanno tanti di quei soldi che non li contano. Abbiamo registrato intercettazioni ambientali dove, per una notte intera con due macchinette che si usano in banca, quelle contasoldi, non sono riusciti a finire di contare i soldi, perché doveva partire un camion per la Spagna che doveva andare a prendere un carico di cocaina. E allora, se il rapporto e’ questo, oggi per quale motivo dovrebbero sparare le mafie? E poi, non so se notate, rispetto a venti o trenta anni fa, e’ facile trovare in un ristorante elegante o in estate sulla Costiera una bella tavolata, dove incontri il mondo delle professioni, camorristi, uomini delle istituzioni e politici che serenamente, tranquillamente, bevono e mangiano con tanta naturalezza. Con tanto agio, non disagio, non vergogna non rossore. Ricordo quando ero ragazzo, quando ero giovane sostituto procuratore della Repubblica, quando c’erano le elezioni, comunali, regionali o politiche, anche persone “normali”, che però erano state “infettate” in senso buono dalla politica, negli ultimi tre o quattro giorni non resistevano. Era preminente la paura di non vincere, non farcela e quindi andavano a fare i patti con il “diavolo”. Noi abbiamo documentato come “insospettabili” la sera indossavano anche la maglia con il cappuccio, come quella dei ragazzi di oggi, per andare a trovare in campagna i capimafia, che davano pacchetti di voti in cambio di appalti o di autorizzazioni che non si potevano dare. Quindi la situazione oggi e’ questa”. Nel contrasto al narcotraffico internazionale il Procuratore Gratteri ha un ruolo sempre più di riferimento, anche per i “colleghi” degli altri stati. Ha raccontato lui stesso che qualche giorno fa ha avuto una riunione con dieci magistrati ecuadoriani, uno Stato che, come più volte lo stesso Gratteri ha indicato e’ diventato la terza realtà più importante del narcotraffico: “parliamo di un Paese dove vengono uccise venti persone al giorno e poche settimane fa è stata uccisa una collega. Loro sono venuti a cercarmi perché vogliono costruire un’aula bunker come l’ho costruita a Lametia Terme, come funziona il 41 bis, come possono strutturare un carcere e separare alta sicurezza”. Per questo motivo l’intervistatrice gli chiede: è possibile avere un contrasto omogeneo a livello internazionale contro il narcotraffico? “Sono delle utopie, impossibile pensare in un mondo così frammentato all’omogeneita’ del sistema giudiziario”. Aerre
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