Giustizia e Politica, la lectio di Cantone: sbagliato pensare che la vittoria del No significa che tutto va bene

0
354

BAIANO- “Io rivendico con forza la scelta di aver votato No e se tornassi indietro non avrei dubbi nel votare nuovamente No. Ma credo che uno degli effetti peggiori del referendum sia proprio stato rendere meno semplice la possibilita’ di discutere di alcuni temi, soprattutto dopo che c’è stato oggettivamente un plebiscito elettorale. Anche se in quel plebiscito elettorale faremmo un errore clamoroso a non ricordarci che 10 milioni di persone hanno votato Sì e quei dieci milioni di persone che hanno votato Sì hanno espresso soprattutto un meccanismo di sfiducia nei confronti del modo di operare nella magistratura”. E’ uno dei passaggi chiave della lectio di Raffaele Cantone, Procuratore della Repubblica di Salerno ai giovani della Scuola di Educazione Politica
organizzata da Franco Vittoria, direttore scientifico, svolta questo pomeriggio al Teatro Colosseo di Baiano sul tema del rapporto tra Giustizia e Politica e concentrato su un segmento specifico, quello di analizzare a tre mesi di distanza, gli effetti della vittoria del No al Referendum sulla Riforma Costituzionale dell’ordinamento Giudiziario. Una riflessione che ha visto il contributo del presidente onorario dell’istituto di Studi Politici Pio V Antonio Iodice, che ha parlato della Costituzione, ricordando come il lavoro di educare alla politica significhi fondamentalmente “stimolare una vocazione”. Citando Giuseppe De Rita ed un discorso del 1974, ha auspicato che si torni ad essere più “monaci delle cose”, ovvero in un tempo (decenni che sembrano secoli, ha detto Polito) segnato da gerarchie aggressive e slogan scritti sulla sabbia, recuperare l’ umanità della politica. Il Rettore della Federico II di Napoli Matteo Lorito si è definito “un povero rettore operaio”, ricordando che gli 802 anni della Federico II e i numeri anche in termini economici ne hanno fatto innanzitutto “un presidio di legalità”. I temi a cui ha fatto riferimento il magistrato alla guida della Procura di Salerno sono quelli emersi anche nella campagna referendaria, a partire dai limiti che dovrebbe avere la Magistratura: “Sarebbe sbagliato, fuori luogo e anche falso quello- ha spiegato Cantone- dire che non c’è un problema di rapporti tra magistratura che necessiti di essere in qualche modo oggetto di una visione anche critica.
Tante volte la magistratura ha dimostrato di non essere in grado di restare nei suoi limiti, tante volte la magistratura si è assunta quelli che erano compiti politici.
Ora potremmo discutere, tante volte ne abbiamo parlato con Antonio se questo è colpa della magistratura o è il sistema classico attraverso i quali si riempiono i vuoti. Ma è un dato. Tante volte la magistratura si è assunta per esempio il ruolo di fare la selezione della classe dirigente. Seleziona della classe dirigente che invece è politica ovviamente, spetta alla politica. Quante volte un mero avviso di garanzia ha rappresentato la fine di una carriera politica. Li dove invecespetterebbe alla politica, quello di fare una selezione a monte su quelli che sono meritevoli di svolgere ruoli di un certo tipo. E’ certamente un tema quello di stabilire quali sono i limiti oltre i quali la magistratura non debba svolgere la funzione”.
LA SINDROME DEL CNEL
E Cantone ha scelto un esempio e quella che lui ritiene una sindrome, ribattezzata appunto la sindrome Cnel, ecco come l’ha spiegata il Procuratore della Repubblica di Salerno: “Qui fatemi fare una battuta- ha detto alla platea Cantone- Io credo che il referendum abbia messo certamente un punto, rendendo difficilissimo per il futuro parlare di questo tema. Io quando penso alle riforme costituzionali penso alla “sindrome del Cnel”, che credo sia un po’ una delle cose all’italiana che merita e meriterebbero ogni giorno di essere ricordate. Viene fatta una riforma costituzionale nel 2016 in cui uno dei cavalli di battaglia era l’eliminazione del Cnel. Ebbene oggi scopriamo che i membri del Cnel vengono pagati anche in quel caso profumatamente perché hanno ripreso a svolgere la propria attività e nessuno più si ricorda quelle critiche che erano state espresse durante la campagna referendaria del 2016″. Per cui, ha ammesso il magistrato di avere “paura che l’effetto pratico della mancata riforma costituzionale sia stato questo si veramente drammatico: quello di impedire di discutere dei temi e lo vedo anche da un senso di sfiducia che viene dagli stessi soggetti che hanno sostenuto il no. Manco a farlo apposta, questa mattina nella rassegna stampa che mi manda ancora un organo di polizia perugino, ho letto un articolo di una persona che non è considerato un nemico dei magistrati, anzi, il professore Dalla Chiesa di Milano. Sul Fatto Quotidiano ha detto una cosa che dovrebbe far pensare: ho votato no con non particolare convinzione e mi sono amaramente pentito. Perché evidentemente quel no da qualche parte di qualcuno rappresentava l’occasione di pensare che su questi temi non c’è più bisogno di riflettere, che questo no rappresenta una sorta di occasione per dire che tutto va bene, madame la marchesa. Insomma non va bene affatto bene. Perché alcuni di quei problemi che erano stati toccati nella campagna elettorale, anche sul mancato funzionamento effettivo di un Consiglio Superiore indipendente sono problemi reali. Sono problemi reali quelli di esercizio non sempre corretto dell’azione disciplinare. Sono problemi reali anche la presenza abnorme delle correnti nella gestione del Consiglio Superiore della Magistratura”.
SERVE IL CORAGGIO DI AFFRONTARE IL TEMA DEI RAPPORTI TRA GIUSTIZIA E POLITICA

“La Costituzione, come tutte le persone, come tutte le cose, invecchia” ha spiegato chiudendo il suo intervento il magistrato,
“Non ci sarebbe stato nulla di male nel trovare, per esempio, l’occasione di intervenire in modo chiaro su quelli che erano gli snodi costituzionali che potevano, per esempio dare luogo a un diverso rapporto fra Politica e Giustizia, ma avendo però la capacità di essere chiari, non facendo il gioco delle tre carte, provando a inserire i meccanismi della riforma nei codicilli piuttosto che nelle indicazioni specifiche. Per esempio, provando a essere chiari su quelli che erano gli obiettivi, provando a recuperare alcuni di quelli che erano gli aspetti fondamentali di questa Costituzione che è stata un lavoro eccezionale, proprio per la capacità di individuare quali erano i pesi e contrappesi”. Più riferimenti, a partire dall’articolo 109 della Costituzione, quelli che propone Cantone, che continua rimarcando come “recuperando quelle indicazioni costituzionali si potrebbe provare per esempio a rendere più efficace il meccanismo di rappresentanza del CSM, cercando di rendere meno pesante il ruolo delle correnti. Noi a ottobre andremo a votare per CSM la mia impressione, che diciamo, pure con una legge molto diversa, molto meno diciamo disponibile rispetto alle correnti, ma ci sarà un ritorno massiccio del meccanismo correntizio. Sarebbe ovviamente particolarmente importante che i componenti laici venissero scelti con maggiore attenzione, per esempio, prevedendo l’incompatibilità fra chi ha svolto il ruolo di parlamentare o i ruoli politici rispetto alla presenza nel CSM e non facendo ovviamente polemica sul livello di questi consiglieri del CSM rispetto a quelli precedenti, anche se guardando i curricula, c’è da restare ovviamente un minimo perplessi sulle differenze. Sarebbe per esempio importante provare a rilanciare il ruolo del Ministero rispetto al funzionamento della Giustizia”. Un Ministero che per Cantone, dovrebbe: occuparsi del funzionamento degli uffici.
Per esempio, soprattutto nel penale. Stiamo perdendo la sfida col processo penale telematico, perché questo processo penale telematico è stato pensato da gente che non è mai entrata in un tribunale. Stiamo spendendo soldi a non finire per un sistema che non ha migliorato assolutamente in efficienza.
Pure questo era compito del Ministro”.
Di cosa c’e’ bisogno allora? “Credo che noi dobbiamo avere il coraggio di riprendere a discutere di questi temi facendolo in modo laico, cercando di evitare di fare altri decreti legge… Provando a pensare che le riforme costituzionali possono essere fatte in una logica anche di nuovo equilibrio dei poteri”. E ha concluso con una visione ottimistica: “Ecco- ha concluso il suo intervento Cantone- il fatto che oggi iniziamo a parlarne è un piccolissimo segnale positivo in un momento, nel quale invece l’effetto del referendum fa pensare alla sfiducia nel poter migliorare in futuro il rapporto fra Politica e Giustizia”.