L’introduzione delle guardie particolari giurate a bordo degli autobus del trasporto pubblico locale, come nel caso delle iniziative avviate da Air Campania, riaccende il dibattito sul tema della sicurezza: una misura pensata per contrastare aggressioni e tensioni, ma che – secondo la Confsal – solleva rilevanti criticità sul piano giuridico e sulla tutela dei lavoratori.
A intervenire è il vice segretario regionale della Confsal Campania, Lorenzo Tramaglino, che non mette in discussione l’obiettivo dell’iniziativa, ma invita a una valutazione più attenta degli strumenti adottati:
«La sicurezza è una priorità per tutti, ma non può essere costruita scaricando rischi e responsabilità su chi non ha gli strumenti adeguati per gestirli».
Il nodo centrale riguarda il ruolo delle guardie giurate. «Operano nell’ambito della vigilanza privata – spiega Tramaglino – con compiti di custodia e protezione dei beni e, in determinati contesti, di tutela delle persone. Non sono forze dell’ordine e non dispongono dei relativi poteri».
Un punto che, secondo il sindacato, deve essere chiarito senza ambiguità: «Non possono esercitare poteri di identificazione, perquisizione o coercizione, se non nei limiti previsti per qualsiasi cittadino. Il loro ruolo non è quello di gestire l’ordine pubblico».
È proprio questo il cuore delle preoccupazioni. Il contesto del trasporto pubblico, infatti, è profondamente diverso da quello tipico della vigilanza privata. «Su un autobus – osserva Tramaglino – non si tratta solo di proteggere un bene, ma di gestire dinamiche tra persone: litigi, tensioni, comportamenti imprevedibili. È un ambiente complesso e spesso difficile da controllare».
Uno spazio ristretto, senza filtri all’ingresso, dove ogni intervento può avere conseguenze immediate. «In queste condizioni – aggiunge – anche una decisione presa in pochi secondi può esporre l’operatore a problemi seri. Il rischio di sconfinare è concreto».
Non si tratta solo di una valutazione teorica. «Come dimostrano anche recenti episodi avvenuti in altre città, tra cui un caso a Milano che avrebbe coinvolto una guardia giurata dopo un intervento in servizio, il confine tra ciò che è consentito e ciò che espone a responsabilità personali è estremamente sottile».
Il punto cruciale resta quello giuridico. «L’uso della forza è consentito solo nei casi previsti dalla legge, come la legittima difesa disciplinata dall’articolo 52 del Codice penale, che richiede un pericolo attuale e il rispetto dei principi di necessità e proporzionalità. Ma in un autobus, con altre persone attorno, queste valutazioni diventano estremamente delicate».
Da qui il rischio, evidenziato dalla Confsal, di una forte esposizione per le guardie giurate: «Se intervengono, possono essere accusate di aver ecceduto. Se non intervengono, rischiano di essere ritenute inadempienti. È una situazione che mette il lavoratore in una posizione estremamente fragile».
Per il sindacato, la questione non è bloccare le iniziative, ma costruirle in modo corretto: «Serve chiarezza – conclude Tramaglino –. Servono protocolli precisi, limiti ben definiti e soprattutto un coordinamento reale con le forze dell’ordine. Non si può chiedere alla vigilanza privata di svolgere, di fatto, funzioni proprie dell’ordine pubblico». Il tema resta aperto e destinato a evolversi, anche alla luce di una possibile estensione del servizio. Dal mondo sindacale, intanto, arriva una posizione netta: la sicurezza non può essere improvvisata né trasformarsi in un rischio per chi è chiamato a garantirla ogni giorno.

