Condoni nel mirino, il Comune emette la sesta ordinanza di demolizione dopo le verifiche e l’inchiesta

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AVELLINO- Arriva la seconda ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi per opere oggetto di condono nella città capoluogo in poche ore. Dopo quello adottato per una licenza di condono relativa a Via Annarumma, scatta analogo provvedimento anche per un’abitazione di Contrada Archi. A firmare il provvedimento il dirigente del settore Cicalese. Si tratta di un annullamento d’ufficio che, si legge: “è stato adottato in ragione dell’accertata sussistenza di dichiarazioni risultate mendaci”. Anche in questo caso, come si evince dal testo dell’ordinanza firmata dal dirigente del Sued Luigi Cicalese, alla luce “di ulteriori verifiche disposte d’ufficio, è emerso che, nel registro delle domande di condono edilizio, al numero di protocollo 10215/1795 del 21/02/1995, risulta associato un nominativo del richiedente diverso da quello della ditta sopra indicata”. Entro novanta giorni dovranno provvedere ad ottemperare all’ordinanza. L’Ufficio di Polizia Municipale è stato incaricato di vigilare sull’ottemperanza del provvedimento”. Nessuna delle due abitazioni nel mirino degli ultimi provvedimenti rientrava nella prima tranche di sanatorie e condoni finiti nel mirino degli inquirenti. Parallelamente a queste attività amministrative, infatti, c’e’ un’inchiesta sui falsi condoni rilasciati dal Comune di Avellino rinnovando richieste di sanatoria per abitazioni non sanabili utilizzando protocolli di domande realmente presentate da soggetti deceduti o che avevano perso interesse perche ‘ la loro pratica era rimasta inevasa. Un sequestro disposto dalla Procura dei registri dell’ Archivio comunale eseguito dagli agenti della Digos e dell’ Aliquota di Pg della Gdf presso la Procura. Si tratta del decreto di sequestro preventivo firmato dal Procuratore Domenico Airoma e dal sostituto Fabio Massimo Del Mauro, il magistrato che coordina le indagini. Escluso dalle indagini l’ attuale dirigente del Sued, l’ingegnere Cicalese, che aveva contribuito a scoprire i casi. Gli indagati pero’ al momento sono provvisoriamente sospettati di falso commesso da pubblico ufficiale.