Avellino – Sciopero 12 dicembre: l’appello della Sinistra irpina

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Avellino – Gennaro Imbriano (Segretario provinciale Prc-Se); sen. Angelo Flammia; Luciano Vecchia (Segretario provinciale FIOM-Cgil); Michele Di Maio (Legambiente Campania); Nicola Cicchetti (Segretario provinciale PdCI); Claudia Iandolo (scrittrice e docente); Pasquale Di Domenico (Unione degli Studenti), Michele Di Cosmo (operaio Laterificio Irpino, rsu, Assessore Comune di Calitri), Adele Giro (Segreteria provinciale FP-Cgil); Generoso Bruno (Comitato Politico Regionale Prc); Carlo De Vincentis (Segretario Cgil-Scuola); Agostino Pelullo (Assessore al Comune di Bisaccia); Marco Cillo (La Fionda di Davide); Antonio Di Ninno (Assessore CM Alta Irpinia); Emilio Ciotta (Assessore al Comune di Lioni); Franco Fiordellisi (Segretario provinciale FILCEM-Cgil); Francesco Melillo (Rosso fisso); Felice Storti, (pittore); Cinzia Spiniello (Rifondazione per la Sinistra); Emilio Ciotta (Assessore al Comune di Lioni); Maria Grazia Valentino (Consigliera Comunale a Nusco); Paolo Speranza (giornalista) hanno inoltrato un appello firmato a titolo personale per la partecipazione allo sciopero generale indetto per il 12 dicembre.
“Siamo donne e uomini della sinistra irpina, impegnati nei movimenti, nella società civile, nel sindacato, nei partiti. E sosteniamo con assoluta convinzione lo Sciopero Generale del 12 dicembre proclamato dalla Cgil. Si tratta di un appuntamento fondamentale, di fronte alla pesantissima crisi economica globale che sta attraversando anche l’Irpinia. L’esplodere delle bolle speculative e dei meccanismi finanziari rappresenta il fallimento conclamato di un modello di sviluppo che, per quasi trenta anni, si è fondato su precarizzazione crescente, bassi salari, schiacciamento dei costi sociali e ambientali.
Si annunciano, nel nostro Paese, centinaia di migliaia di licenziamenti, mobilità, cassa integrazione, mancato rinnovo dei contratti ai precari. Nella nostra stessa provincia sono ormai a rischio circa 5 mila posti di lavoro.
Quello del 12 dicembre è uno sciopero fondamentale, che chiede la difesa del contratto nazionale di lavoro, il rilancio della scuola pubblica, maggiori tutele per i precari, il blocco dei licenziamenti e l’immediata sospensione della legge Bossi-Fini, lo spostamento della pressione fiscale dal lavoro dipendente alle rendite finanziarie. Uno sciopero necessario per la detassazione delle tredicesime e l’aumento dei salari, il blocco delle privatizzazioni a partire dall’acqua, per l’affermazione dei diritti civili e di cittadinanza. Abbiamo un’occasione straordinaria, lo Sciopero può e deve aprire la strada ad una generale ripresa del conflitto sociale e dell’opposizione in tutto il Paese.
Per questo è necessario partire dalla piattaforma sindacale, ma è anche indispensabile costruire alleanze e relazioni più vaste con quelle soggettività, che si sono già mobilitate contro le politiche del Governo, e che possono contribuire alla generalizzazione dello sciopero. È fondamentale, in questo, il coinvolgimento pieno dell’Onda, il movimento degli studenti che in pochi giorni ha sconvolto il torpore politico del Paese, e accogliere il loro contributo di idee a cominciare dall’istituzione del salario sociale.
Ma è altrettanto importante legare lo sciopero del 12 dicembre al Sud, alle zone interne, alla condizione che vivono i nostri territori penalizzati da troppi anni, e indicare una prospettiva per il futuro.
Uno sciopero per impedire la sottrazione di fondi Fas assolutamente indispensabili al Mezzogiorno; che sostiene la necessità di non cancellare il Reddito di cittadinanza in Campania e ne chiede il cofinanziamento al Governo nazionale
; per un utilizzo degli investimenti pubblici e dei fondi europei non solo in funzione antirecessiva ma per provare a tratteggiare un nuovo modello di sviluppo: con la messa in sicurezza delle scuole e degli acquedotti, infrastrutture sostenibili e immateriali, case popolari e welfare. Ci vuole, soprattutto a guardare la specificità della crisi irpino e l’Fma, una politica di intervento pubblico nell’economia che scommetta sui settori innovativi come le energie rinnovabili, i motori elettrici e a idrogeno.
Un nuovo modello di sviluppo che punti sull’innovazione, le competenze e i diritti dei lavoratori, la ricerca. Uno sciopero per la sostenibilità ambientale e contro una gestione fallimentare dei rifiuti, incentrata su megadiscariche e inceneritori, che il Governo, anche sul Formicoso, continua a imporre impiegando l’esercito e sperimentando un diritto emergenziale e asimmetrico”.

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