Verso le regionali – Ciarambino sfida De Luca e il rischio flop

Verso le regionali – Ciarambino sfida De Luca e il rischio flop

11 Giugno 2020

Michele De Leo – Habemus Papam: Valeria Ciarambino sarà nuovamente la candidata del Movimento Cinque Stelle alla poltrona di Governatore della Regione Campania. Un’elezione annunciata e scontata, caratterizzata da grandi veleni: seppur mai ufficialmente confermate, non sarebbero mancate le pressioni – arrivate dalle alte sfere del Movimento – nei confronti degli altri potenziali candidati, per lasciare campo libero al consigliere regionale uscente. Rispetto agli undici aspiranti candidati alla carica di Governatore, solo Marco Ferruzzi e Giovanni Rea hanno confermato la volontà di essere al via della competizione. Valeria Ciarambino ha raccolto oltre il 70% delle preferenze, portando a casa 2406 voti. Molto staccati gli sfidanti: Ferruzzi si ferma al 16,3% mentre Rea si attesta all’11,8%. Entrambi saranno comunque candidati per la carica di consigliere regionale nelle liste del Movimento. Senza voler entrare nel merito della decisione dei grillini di correre in solitaria e di puntare ancora sulla Ciarambino per la carica di Governatore, fa specie che il primo partito delle ultime elezioni parlamentari – capace di raccogliere da solo, in Campania, oltre il 50% dei consensi – arrivi alla scelta del candidato presidente di una Regione importante con la votazione di appena 3347 attivisti, a cui era richiesto esclusivamente di essere residenti in Campania e iscritti alla Piattaforma Rousseau da almeno sei mesi. Se, poi, il contesto della sfida è realmente quello che raccontano le indiscrezioni, è chiaro che la grande prova di democrazia appare piuttosto un tentativo di nascondere la polvere sotto il tappeto e mostrarsi ancora belli agli occhi dell’opinione pubblica. Il dato reale dell’appeal che la forza di Governo continua ad avere tra i cittadini campani lo diranno, però, solo le elezioni per il rinnovo del consiglio regionale. Il Movimento ha compiuto una scelta coraggiosa, per certi versi sciagurata. Se, da un lato, la decisione di presentarsi in solitaria può apparire un assist ai colleghi di Governo, al fine di garantire la stabilità degli equilibri che reggono l’Esecutivo di Giuseppe Conte, è chiaro che i Cinque Stelle si espongono ad un grande rischio. Nessuno, sia chiaro, attende la conferma della performance del 4 marzo 2018 ma, allo stesso tempo, un risultato inferiore a quello del 2015 – il Movimento si attestò poco sopra il 17%, centrando l’elezione di sette consiglieri regionali – rappresenterebbe una pesante mazzata. La possibilità di attestarsi sotto il 10% – ipotesi tutt’altro che remota considerando pure gli ultimi risultati registrati dal Movimento nelle elezioni regionali dei mesi scorsi – aprirebbe una crisi che finirebbe per mettere in discussione tutto l’impianto della forza di Governo.