31 Agosto – Strage curdi: la Cgil restituisce dignità alle vittime

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Mirabella Eclano – Quel lontano 31 agosto 2002 erano corpi senza nome. Anonimi frammenti della parte negletta dell’umanità che prova a sfuggire un destino avverso scappando via da guerra, miseria e ingiustizia.
Oggi i nomi di Karim Sulaimman Dieer (18 anni), Meriwan Ahmad Mohmod (19 anni), Ayal Fadl Mohammad (22 anni), Lukman Kadr Abdylrahman (22 anni) e Jallal Mohamad (24 anni) sono incisi su una lapide, avvolta dal silenzio di chi si rifugia nella giustizia divina per giustificare una strage inaccettabile. E sono impressi in maniera indelebile nella memoria di chi c’era, ha visto, sentito o solo percepito la crudeltà di voci soffocate nel buio di un tir di passaggio sulla A16.
I cinque curdi iracheni, per beffa del destino, sono il simbolo di una “nuova ingiustizia”, molto più terrena, scaturita dagli effetti di una legge sulla clandestinità che la Cgil reputa ingiusta.
Mirabella Eclano questa mattina si è fermata a ricordare attraverso una intima ed intensa cerimonia, organizzata dalla Cigil ed officiata nel luogo della tragedia, laddove sorge la stele realizzata dall’amministrazione comunale all’indomani della strage. Un simbolo di speranza e, ahimè, di morte, che regna in una piccola piazzola incolta e maltenuta, celato a sguardi indifferenti o ignari dell’accaduto.
Da qui la richiesta formulata dai presenti (per la Cgil i segretari Vincenzo Petruzziello e Antonio Famiglietti e il referente locale Giovanni Villani, per l’amministrazione comunale il vicesindaco Franco Capone, l’assessore Antonio Sirignano e il capogruppo Melanino Indresano. Ed ancora Don Vitaliano Della Sala e Francesco Caputo): dare una collocazione più degna alla piccola lapide, affinchè possa essere simbolo di un ricordo e monito contro ogni ingiustizia a danno di chi, seppur clandestino, lotta per una vita migliore.
Sette anni fa, all’epoca della tragedia, la società autostrade negò l’autorizzazione ad edificare il piccolo monumento sull’area di pertinenza della società. Ragion per cui la stele fu collocata a ridosso dell’autogrill.
Oggi, però, l’istanza ha finalmente trovato riscontro: il responsabile locale – contattato telefonicamente dal vice sindaco di Mirabella – ha dichiarato l’area di pertinenza della società autostrade ed ha garantito che la zona verrà assemblata alla piazzola di sosta e riqualificata per ‘ospitare’ degnamente quello che oggi rappresenta l’emblema della fratellanza e della solidarietà.
A breve dunque verrà avviato un confronto tra le parti per procedere ai lavori di ristrutturazione.
Dopo sette anni quei corpi hanno un nome e a loro è stata restituita la dignità calpestata dal destino. Oggi alle cinque vittime della strage è stata consegnata una nuova identità: Karim, Meriwan, Ayal, Lukman e Jallal sono il simbolo di quel sogno di giustizia che spiega le ali verso un futuro migliore. (m.d.p.)

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