I 16 minuti di paura all’UltraBeat Cafè, Genovese parte civile nel processo. Importante la prossima udienza

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I sedici minuti di paura all’UltraBeat Cafè di Avellino sono stati rivissuti questa mattina in aula, davanti al giudice Sonia Matarazzo, presso il Tribunale del capoluogo irpino. Alla sbarra Alessio Romagnuolo e Claudio Ferrante, accusati di estorsione, minaccia aggravata dall’uso di armi, danneggiamento e porto e detenzione illecita di armi. I due sono agli arresti domiciliari e sono arrivati a palazzo di Giustizia scortati dalla polizia penitenziaria, nucleo operativo di Avellino, diretto dalla dottoressa Tiziana Perillo. Si sono seduti distanti tra loro.

Alla prossima udienza non dovranno essere scortati. Prossima udienza fissata per venerdì 22 aprile, quando, molto probabilmente, si potrà fare ancora più luce sui fatti che si verificarono tra il 17 ed il 18 ottobre scorsi. Ai due vengono contestati, in particolare, due episodi. Il primo avvenuto il 17 ottobre poco dopo le 19, ai danni di una pasticceria del centro storico. Il secondo, dopo circa un’ora, presso l’UltraBeat Cafè ubicato in via Cannaviello, nel centro commerciale “Tuka”. Qui, in particolare, Romagnuolo e Ferrante avrebbero tentato di estorcere denaro al proprietario del locale, Gianpio Genovese, bar che è ormai chiuso dallo scorso mese di dicembre. La tentata estorsione, stando alla denuncia sporta ai carabinieri, sarebbe stata “accompagnata” non solo da minacce ma anche da un’arma.

La prossima udienza sarà importante perché sarò ascoltato un testimone che quella sera era presente all’interno del bar e che, quindi, avrebbe potuto vedere diverse cose. Questa mattina, infatti, dall’udienza è emerso che nessuno – né i carabinieri intervenuti e né il titolare del locale – ha visto i due imputati con una pistola. In buona sostanza, emerge una conferma di quanto Romagnuolo e Ferrante dichiararono nel corso degli interrogatori di garanzia. I due, rispondendo alle domande del gip, respinsero le accuse e precisarono di “non avere nessuna pistola e di non aver fatto alcuna richiesta estorsiva”.

Dall’esame delle telecamere di sorveglianza del locale di via Cannaviello, i carabinieri vedono i due imputati arrivare nel bar alle 20.14 del 17 ottobre scorso. Mentre Romagnuolo si ferma al bancone, Ferrante si dirige verso Genovese. La discussione all’inizio sembra normale, poi piano piano si “accende”. Romagnuolo inizia a dare in escandescenza, anche Ferrante si agita un po’ con Genovese che, dunque, li accompagna fuori dal locale. Una volta fuori, uno dei due tira una lattina piena di birra che va ad infrangersi contro la vetrina. Sono circa le 20.30.

Ma dalle telecamere non si vede nessuna pistola. Della presenza di un’arma, i carabinieri furono informati dalla richiesta di aiuto giunta al 112, richiesta di aiuto formulata da una dipendente.

Anche Genovese, ascoltato stamane in aula dopo il carabiniere, ha detto che della pistola gli è stato riferito e che lui non l’ha mai vista.

Come detto, dunque, l’escussione del prossimo testimone potrà chiarire forse ancor meglio i fatti di quella sera. Gianpio Genovese stamane si è costituito parte civile ed è assistito dall’avvocato Benny De Maio, mentre Romagnuolo e Ferrante sono difesi, rispettivamante, dagli avvocati Gerardo Santamaria e Valeria Verussio. Il Pubblico Ministero è Cecilia Annecchini.