“Why not”, Mancino: “Se screditato, pronto a lasciare”

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“Non ho mai telefonato a Saladino, la chiamata partita da uno dei miei numeri di telefono è stata fatta da un’altra persona, da un rappresentante di Comunione e Liberazione, Angelo Arminio, che nell’aprile 2001 era nella schiera dei miei collaboratori”. Così il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, in apertura del plenum di questa mattina che ha smentito di aver avuto rapporti con l’imprenditore Antonio Saladino, l’uomo attorno al quale ruota l’ inchiesta “Why not”. La notizia riportata dalle agenzie nazionali questa mattina evidenziano tutta l’amarezza espressa dal vicepresidente del Csm “per le notizie di stampa che vorrebbero la mia persona sottoposta a indagini a Salerno. Non so se ci sono inchieste, so solo che qualche quotidiano ha parlato di indagini sulla mia persona, sull’ex pg di Cassazione e sul pg d’udienza disciplinare D’Ambrosio. Nella notizia c’è anche un collegamento a rapporti che avrei avuto con Saladino: non ne ho mai avuti, non lo conosco, mi è stato presentato nel 1985 per un comizio che fece un candidato delle liste Dc e appartenente a Cl, pensavo fosse milanese, non ho mai avuto rapporti con lui”. Mancino ha poi aggiunto: “Non vorrei avere sulla mia persona neppure l’ombra di un sospetto. Il giorno che dovesse accadere non avrei esitazione a lasciare. Ho sempre operato al servizio delle istituzioni e sono venuto al Csm per cercare di conciliare politica e magistratura, probabilmente me ne andrò senza aver raggiunto questo obiettivo, ma ciò dipende anche da quello che si muove all’esterno del Csm. Quando ero ministro dell’Interno, ho appreso come bisogna mantenere i rapporti politici all’interno di culture diverse”.

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