“Voyager” in Irpinia, Roberto Giacobbo racconta di Montevergine e della Sacra Sindone

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Puntata speciale di “Voyager – Ai Confini della Conoscenza”, quella messa in onda ieri venerdì 11 dicembre, tutta dedicata ai segreti ed ai misteri di Napoli e della Campania. Il programma televisivo va in onda sugli schermi di Rai 2 ed è condotto dal giornalista ed autore Roberto Giacobbo e verte temi che vanno dall’archeologia fino al paranormale. Nella puntata di ieri, Roberto Giacobbo, insieme alla propria troupe televisiva, ha mostrato un volto insolito e particolare di Napoli, città dai mille colori e dalle mille contraddizioni.

Il viaggio è partito dalle grotte sotterranee del capoluogo partenopeo, per poi percorrere la galleria romana di Seiano, fino a Posillipo, al mare di Trentaremi e della Gaiola. Effettuate anche spettacolari riprese sottomarine della villa romana tra Nisida e Trentaremi. Ovviamente senza tralasciare il paranormale, con un’affascinate leggenda di una possibile sepoltura del Conte Dracula nel chiostro di Santa Maria La Nova. Voyager ci racconta anche del Vesuvio e dell’eruzione che distrusse Pompei, con tanto di riprese aeree della zona dei Campi Flegrei.

Il viaggio si conclude con una storia ambientata in un luogo a noi molto familiare, già dalle prime immagini si riconosce la maestosa abbazia di Montevergine, dalla cui sommità è visibile in lontananza proprio il Vesuvio.

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La copia della Sacra Sindone all’interno dell’abbazia di Montevergine

“15 settembre del 1939, alle 15:00 del pomeriggio arrivarono due macchine all’abbazia, all’interno due cappellani di Vittorio Emanuele III che portarono nel santuario una misteriosa cassa. Una cassa da tenere nascosta ai nazisti, non si potevano correre rischi e per questo venne riposta in cima alla montagna, doveva essere protetta dai bombardamenti così come da Hitler, storicamente sempre alla ricerca di reliquie religiose. La cassa ed il suo contenuto rimasero in Irpinia fino al 1946, ben nascosti in un altare, e pensare che i tedeschi riuscirono ad arrivare fin lì, ma vennero depistati dalle parole dei monaci. La cassa conteneva la Sacra Sindone. La reliquia in seguito ritornò a Torino, ma nell’abbazia è presente ancora una copia in tela”.

 

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