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Ecco alcuni significativi passaggi tratti dalla pubblicazione
Profilo del giovane Sparavigna
Antonio era un giovane di belle speranze, colto e buono, poco suggestionato dall’impegno politico e poco incline al protagonismo nelle pubbliche adunanze del regime, obbligo al quale attese, tuttavia, con diligente meticolosità: un tratto caratteriale che gli avrebbe suggerito più tardi scelte che il senso comune avrebbe ritenuto irragionevoli fino all’autolesionismo. Fu iscritto alle associazioni giovanili fasciste e fu un militante del G.U.F., visse, cioè, la sua giovinezza uniformandosi ai modelli imposti dal regime; e fu affascinato, dai valori e dai miti ai quali era stata educata la sua generazione, che interpretò con genuina, e talvolta ingenua, coerenza. Dopo aver completato con qualche affanno gli studi rigorosi e severi al liceo Colletta”, si iscrisse alla facoltà di Ingegneria (al corso di laurea in Fisica pura) presso l’Università di Napoli. Ma non trascurò le possibilità di impiego offerte dagli uffici pubblici ai pochi diplomati ed universitari, ed optò per l’Ispettorato Agrario di Avellino, settore Zootecnia. Si preparava, insomma, un brillante e sicuro avvenire e ne era orgogliosamente consapevole. Poi c’era la ricambiata simpatia con Ettorina Troncone: e con queste certezze aveva affrontato i disagi della vita militare e le asprezze della guerra, che lo sfiorarono più volte nel 1943, ed alle quali si sottrasse o sfuggì per benevole coincidenze della sorte.
Gli anni della Guerra
La vita di Antonio Sparavigna, dall’agosto-settembre 1943, è una sequenza atroce di appuntamenti mancati e di tragiche coincidenze: fino alle circostanze stesse della sua precoce e drammatica fine e alla crudele illusione sulla sua sorte, alimentata dalla lentezza esasperante con cui si realizzavano i contatti attraverso la Croce Rossa Internazionale. Corre quasi incontro agli anglo-americani il 28 agosto, nell’ultimo viaggio a casa, godendo di una licenza di fine corso più volte rinviata e difficilmente interpretabile, a fine agosto, visti gli sviluppi del conflitto. Ne riparte, per l’ultima volta, quasi braccato dai bombardamenti del 4 settembre, che devastano Benevento e già lambiscono Avellino (che sarebbe stata rasa al suolo con centinaia di morti, solo alcuni giorni più tardi, il 14 settembre) e ne ritardano il rientro al reparto; dove giunge tra il 6 ed il 7 settembre, a poche ore dall’annuncio dell’armistizio.
La morte
Il racconto delle sue ultime ore è affidato alla successiva testimonianza ottenuta dalla famiglia, nel doloroso viaggio per il riconoscimento dei resti. Sparavigna sarebbe stato preso da un graduato tedesco che lo avrebbe condotto nel retrobottega di un negozio per un primo sommario interrogatorio: in quella occasione avrebbe forse potuto tentare la fuga, ma lo avrebbe trattenuto l’impegno sul proprio onore assunto con il suo carceriere. Qualche altro particolare – che non è possibile verificare – aggiunge il Cohen nella citata lettera alla famiglia: “…Al mattino dopo ero prigioniero dei tedeschi e mentre mi portano a Cervinia all’albergo Rosà, vedo che stanno interrogando suo figlio, un desiderio di correrli incontro e di abbracciarci ci venne ad entrambi, ma per non comprometterci a vicenda abbiamo finto di non conoscerci. Poi quando mi hanno portato fuori in attesa di interrogarmi, sono riuscito a scappare…”. Dopo un interrogatorio ed una sorta di processo sommario, gli sarebbe stato detto che era libero. Fu ucciso dopo pochi metri, insieme all’alpino Lino Brambilla (San Rocco di Busseto 1920 – Cervinia 1944). La neve che cadde copiosa nelle ore successive coprì i loro corpi che riaffiorarono per caso solo a febbraio.