Atripalda – L’appuntamento è per le 19,00 nel salone della biblioteca comunale “Leopoldo Cassese”. Una pubblicazione inedita, di alto profilo storico e culturale, “Vita e morte di Antonio Sparavigna” – curata dal professor Raffaele La Sala – è un contributo del circolo politico “Don Luigi Sturzo” alla Città di Atripalda. La presentazione del volume avverrà domani, a pochi passi da quella Piazza Sparavigna, retrostante la Dogana dei Grani, intitolata ad uno dei figli di Atripalda martire della Resistenza. All’incontro, che sarà introdotto dalla dottoressa Sabina Nappa, prenderanno parte la signora Bice Sparavigna sorella di Antonio e Pasquale Farese amico di Sparavigna, che ne pronunziò l’elogio funebre nel 1946. Antonio Sparavigna (Atripalda 1920 – Cervinia 1944) era un ufficiale dell’esercito d’intensa formazione cattolica, che come altri giovani della sua generazione, ha vissuto gli anni della guerra in uno scenario di drammaticità. Il libro del professor La Sala è sviluppato su inediti materiali d’archivio. «La documentazione disponibile consente di ricostruire compiutamente il profilo biografico e umano di Antonio Sparavigna e, sia pure con maggiore approssimazione, il contesto storico-politico entro il quale maturò il drammatico epilogo della sua breve esistenza – afferma l’autore Raffaele La Sala – si deve alla famiglia, ed in particolare alla sorella Bice Sparavigna Scafuro, la gelosa custodia di materiali d’archivio, lettere, fotografie e cimeli ed anche la stesura di nitide memorie autobiografiche. La sua cortese e generosa disponibilità ha incoraggiato la realizzazione del saggio».
Ecco alcuni significativi passaggi tratti dalla pubblicazione
Profilo del giovane Sparavigna
Antonio era un giovane di belle speranze, colto e buono, poco suggestionato dall’impegno politico e poco incline al protagonismo nelle pubbliche adunanze del regime, obbligo al quale attese, tuttavia, con diligente meticolosità: un tratto caratteriale che gli avrebbe suggerito più tardi scelte che il senso comune avrebbe ritenuto irragionevoli fino all’autolesionismo. Fu iscritto alle associazioni giovanili fasciste e fu un militante del G.U.F., visse, cioè, la sua giovinezza uniformandosi ai modelli imposti dal regime; e fu affascinato, dai valori e dai miti ai quali era stata educata la sua generazione, che interpretò con genuina, e talvolta ingenua, coerenza. Dopo aver completato con qualche affanno gli studi rigorosi e severi al liceo Colletta”, si iscrisse alla facoltà di Ingegneria (al corso di laurea in Fisica pura) presso l’Università di Napoli. Ma non trascurò le possibilità di impiego offerte dagli uffici pubblici ai pochi diplomati ed universitari, ed optò per l’Ispettorato Agrario di Avellino, settore Zootecnia. Si preparava, insomma, un brillante e sicuro avvenire e ne era orgogliosamente consapevole. Poi c’era la ricambiata simpatia con Ettorina Troncone: e con queste certezze aveva affrontato i disagi della vita militare e le asprezze della guerra, che lo sfiorarono più volte nel 1943, ed alle quali si sottrasse o sfuggì per benevole coincidenze della sorte.
Gli anni della Guerra
La vita di Antonio Sparavigna, dall’agosto-settembre 1943, è una sequenza atroce di appuntamenti mancati e di tragiche coincidenze: fino alle circostanze stesse della sua precoce e drammatica fine e alla crudele illusione sulla sua sorte, alimentata dalla lentezza esasperante con cui si realizzavano i contatti attraverso la Croce Rossa Internazionale. Corre quasi incontro agli anglo-americani il 28 agosto, nell’ultimo viaggio a casa, godendo di una licenza di fine corso più volte rinviata e difficilmente interpretabile, a fine agosto, visti gli sviluppi del conflitto. Ne riparte, per l’ultima volta, quasi braccato dai bombardamenti del 4 settembre, che devastano Benevento e già lambiscono Avellino (che sarebbe stata rasa al suolo con centinaia di morti, solo alcuni giorni più tardi, il 14 settembre) e ne ritardano il rientro al reparto; dove giunge tra il 6 ed il 7 settembre, a poche ore dall’annuncio dell’armistizio.
La morte
Il racconto delle sue ultime ore è affidato alla successiva testimonianza ottenuta dalla famiglia, nel doloroso viaggio per il riconoscimento dei resti. Sparavigna sarebbe stato preso da un graduato tedesco che lo avrebbe condotto nel retrobottega di un negozio per un primo sommario interrogatorio: in quella occasione avrebbe forse potuto tentare la fuga, ma lo avrebbe trattenuto l’impegno sul proprio onore assunto con il suo carceriere. Qualche altro particolare – che non è possibile verificare – aggiunge il Cohen nella citata lettera alla famiglia: “…Al mattino dopo ero prigioniero dei tedeschi e mentre mi portano a Cervinia all’albergo Rosà, vedo che stanno interrogando suo figlio, un desiderio di correrli incontro e di abbracciarci ci venne ad entrambi, ma per non comprometterci a vicenda abbiamo finto di non conoscerci. Poi quando mi hanno portato fuori in attesa di interrogarmi, sono riuscito a scappare…”. Dopo un interrogatorio ed una sorta di processo sommario, gli sarebbe stato detto che era libero. Fu ucciso dopo pochi metri, insieme all’alpino Lino Brambilla (San Rocco di Busseto 1920 – Cervinia 1944). La neve che cadde copiosa nelle ore successive coprì i loro corpi che riaffiorarono per caso solo a febbraio.
