Virus Zika: ecco cosa c’è da sapere sul virus che viene dai tropici

Virus Zika: ecco cosa c’è da sapere sul virus che viene dai tropici

25 Gennaio 2016

Identificato per la prima volta nel 1947, in Uganda, in alcune scimmie della foresta Zika, da cui prende il nome, e inserito a dicembre dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) nell’elenco delle patologie responsabili delle principali epidemie nel mondo, il virus Zika è divenuto argomento di interesse pubblico anche in Europa per le possibili ripercussioni sulla salute collettiva.

L’obiettivo è quello di intensificare i controlli negli Stati membri dell’Ue verso i casi d’infezione da virus Zika importata dai Paesi del Pacifico del Sud e dell’America Latina. A oggi è proprio quella l’area più a rischio e le nazioni in cui il virus risulta attualmente presente sono Brasile, Colombia, Repubblica Dominicana, Ecuador, Honduras, Guatemala, Venezuela, Messico, Panama, tutti luoghi scelti di frequente anche per viaggi e soggiorni all’estero.

I primi casi in Europa (quattro in Italia, tre in Gran Bretagna e due in Catalogna) sono infatti relativi a persone di rientro da viaggi tra i Caraibi e il Sud America.

Cos’è dunque il virus Zika? Riconosciuto per la prima volta in Uganda nel 1947, è un virus trasmesso tramite puntura di zanzara “aedes aegypti”, vettore della trasmissione. Per molto tempo è rimasto confinato in Africa con qualche sporadico caso in Asia, nel 2007 un’epidemia ha colpito l’isola di Yap in Micronesia infettando circa il 75% della popolazione, è comparso nuovamente qualche anno dopo in Sud America e nel 2015 le autorità di sanità pubblica brasiliane hanno confermato la trasmissione e la diffusione di Zika nella zona nord-orientale del Paese.

Per quanto riguarda la durata dell’incubazione non ci sono ancora notizie certe e definitive, ma si sa che la comparsa dei sintomi giunge entro pochi giorni dal contagio. Altro tipo di trasmissione è stata descritta (ma non confermata a livello scientifico) nel liquido seminale, dunque a livello sessuale, mentre meno frequentemente quella tramite sangue.

Quali sono i sintomi e i pericoli maggiori? La sintomatologia solitamente presenta febbre lieve ed eruzione cutanea, accompagnati da congiuntivite, dolori muscolari o articolari, e senso di malessere generale (ma nel 25% dei casi l’infezione è asintomatica). Complicanze neurologiche e autoimmuni, presentatesi nei focolai in Polinesia e poi in Brasile, sono possibili ma poco frequenti.

Il vero pericolo dell’infezione potrebbe riguardare invece le donne incinte. Si è riscontrato infatti un netto aumento in Brasile di malformazioni fetali, e in particolare di feti microcefali (con testa e cervello più piccoli del normale), che ricerche preliminari hanno collegato a infezioni contratte durante il primo trimestre di gravidanza. In nazioni come la Colombia, ad esempio, le autorità hanno consigliato di rimandare le gravidanze.

Attualmente non esistono cure o vaccini per scongiurare l’infezione, quindi i consigli che vengono dati sono relativi alle precauzioni contro le punture di zanzara per chi viaggia nei Paesi tropicali. Evitando se possibile, per le donne incinte, di recarsi nei luoghi focolaio della malattia.


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