VIDEO/ Il futuro dei vini irpini riparte da Taurasi, la stampa internazionale per “Ciak irpinia, buona la prima”

10 Maggio 2017

Una vetrina ambiziosa per proiettare le eccellenze vitivinicole irpine al di fuori del contesto territoriale. E’ quella di “Ciak Irpinia, buona la prima”, la prima edizione dell’evento organizzato dal Consorzio di Tutela dei Vini Irpini, in programma il prossimo 24 maggio nella splendida cornice del Castello Marchionale di Taurasi, su cui si accenderanno i riflettori grazie all’apporto della migliore stampa internazionale di settore, impegnata nella degustazione dei vini del territorio.

Una cornice scelta non a caso, quella dell’antico maniero di Taurasi, che accolse storicamente personalità come Torquato Tasso, Eleonora D’Este e Carlo Gesualdo, e che oggi si propone come sede dell’enoteca Regionale e centro di promozione delle eccellenze irpine.
Nel corso della manifestazione, sarà una commissione tecnica qualificata presieduta dal professor Luigi Moio – autore settoriale di riferimento nazionale grazie alle sue varie pubblicazioni, tra cui il fortunato volume “Il respiro del vino” – a degustare i migliori prodotti che saranno serviti privi di etichette ed in maniera assolutamente anonima, per valutarne l’obiettivo potenziale.

A prendere parte all’iniziativa, tra gli altri, saranno giornalisti ed esperti del calibro di Walter Speller (Jancis Robinson), Steffen Maus (WeinWelten), Othmar Kiem (Falstaff), Daniele Cernilli (DoctorWine), Alessandro Torcoli (Civiltà del Bere), Bruno Gambacorta (Rai), Luciano Pignataro (Il Mattino), Vito Intini (Onav), Antonello Maietta (Ais) e Massimo Billetto (Fis).

Quello che abbiamo voluto porre in essere – afferma Stefano Di Marzo, presidente del consorzio vitivinicolo e produttore dell’azienda agricola “Torrecino” di Tufo – è il tentativo di realizzare una manifestazione dall’ampio respiro che metta al centro le grandi denominazioni del territorio, nel contesto di annose difficoltà che continuano a rappresentare un freno per il nostro sviluppo territoriale. Tra queste, senz’altro la mancanza di un polo di formazione sul vino. “L’irpinia – prosegue Di Marzo – rappresenta una delle migliori realtà produttive italiane ed ha necessariamente bisogno di un’università che formi gli esperti del domani. E’ evidente che un centro di studio rappresenti un’opportunità irrinunciabile, se l’obiettivo è davvero quello di puntare al futuro della filiera vitivinicola irpina. Inoltre, in questo momento, le tante realtà produttive irpine hanno bisogno di ritrovarsi sotto un unico e forte consorzio di tutela al fine di lanciare al meglio i loro prodotti in chiave nazionale ed internazionale”.

Il consorzio rappresenta uno snodo strategico importante che, puntualmente, pone in essere iniziative di tutela e vigilanza assieme a quelle di formazione itinerante per tutti i viticoltori irpini dell’area D.o.c. – precisa Piero Mastroberardino, patron dell’omonima azienda vitivinicola. Tuttavia – prosegue – l’irpinia resta sofferente ed ogni opportunità di sviluppo rimane fortemente rallentata da un quadro burocratico pesantissimo che interessa tutto il Paese.

Inoltre, c’è un fattore di relatività dimensionale che troppo spesso viene trascurato. Infatti, quello che appare grande nel contesto provinciale è in realtà estremamente piccolo nel panorama imprenditoriale nazionale ed internazionale. Questo è un fattore endemico di debolezza. Se partiamo da questo presupposto – precisa – l’azienda Mastroberardino è una piccola impresa dal punto di vista della sua classificazione e, come tale, si sente molto più vicina alle micro imprese del territorio che non alle grandi imprese nazionali.
Tuttavia, la lunga storia produttiva della nostra famiglia ci consente di trascinare il brand irpino più agevolmente rispetto ad altri. Ma il nostro compito all’interno del consorzio, appunto, è quello di aiutare le tante piccole e medie imprese familiari a sfruttare maggiormente il brand territoriale, e viceversa. Se il brand familiare è molto forte, aiuta a rafforzare quello territoriale. Al contrario, se il brand familiare è più debole, deve essere quello territoriale a fare da traino. L’obiettivo, dunque, è quello di riequilibrare questi elementi, per garantire un posizionamento davvero competitivo delle imprese”.

– Fabrizio Nigro –