VIDEO/ Taccone abbraccia Ferullo e rilancia: “Debito fisiologico e non me ne vado”

0
64

Dal Partenio-Lombardi, Claudio De Vito – Una conferenza stampa fiume annunciata e rispettata in piena regola. E’ durato un’ora l’intervento di Walter Taccone, che alla vigilia della trasferta di Frosinone ha fatto il punto della situazione sulle vicende societarie ribadendo la sua ferma volontà di non uscire dalla scena né ora né in futuro.

“Resto socio di maggioranza – ha chiarito il patron biancoverde – se qualche imprenditore vuole, sono disposto a trattare la cessione di quote principalmente con irpini, non sarà un prezzo milionario, chi entra però deve saper di dover contribuire di volta in volta con la sua percentuale. Non cederei mai tutta la società perché voglio essere una delle figure presenti nella società”.

Adesso è certamente più di una figura perché detiene la stragrande maggioranza delle quote, l’85%. Il restante 15% è passato nelle mani di Angelo Ferullo, nuovo socio di minoranza tra lo scetticismo generale ma senza la carica di amministratore unico.

“Ci è vicino da parecchio tempo con una sponsorizzazione importante per il mantenimento del campionato di Serie B – ha rivelato Walter Taccone – abbiamo chiuso un atto di vendita del 15% delle quote e nella stessa giornata gli ho proposto di diventare amministratore unico. Lui si è preso del tempo e alla fine ha preferito non accettare per non creare problemi alla piazza che non lo vuole. Abbiamo chiuso tutto il 24 ottobre ma non abbiamo comunicato nulla perché non sapevamo se avrebbe accettato o meno la carica di amministratore unico”.

Attacco ingiustificato. “Sinceramente non capisco tutta questa preoccupazione nei confronti di Ferullo – ha confessato il massimo dirigente del club biancoverde – è stato attaccato vergognosamente per la disavventura del Latina e qualcuno vuole farlo passare per il traghettatore del fallimento dell’Avellino, è un qualcosa di ridicolo. Economicamente Ferullo ha portato complessivamente portato nelle nostre casse un milione di euro tra l’anno scorso e quest’anno. Questo sarà il suo ruolo e non certo quello di imporre programmi alla nostra società. Con un 15% in mano è impensabile”.

Clima di preoccupazione generale con un retroscena portato a galla. “Ieri di ritorno da Lisbona sono stato costretto a correre al campo per rassicurare i calciatori – ha rivelato Walter Taccone – sentono parlare di fallimento ma gli ho detto di stare tranquilli”. “L’Avellino – ha aggiunto – è la sesta squadra della Serie B per ingaggi con un monte stipendi di 7.4 milioni, le spese sono aumentate e non è vero quindi che non spendiamo più soldi”.

Acqua sul fuoco della situazione debitoria ridimensionata nella portata. “Parliamo di debiti di gestione – ha sottolineato – il nostro è un debito fisiologico di 5-6 milioni e certamente non è la cifra che ha prospettato Gubitosa (10 milioni, ndr). Non ho nessun problema con lui, forse non ha letto bene i documenti ed era arrabbiato per la situazione legata a Ferullo, essendo giovane si è lasciato trasportare dall’impeto andando oltre ciò che pensava. Ci sono società addirittura con 20 milioni di debiti – ha aggiunto – noi rateizziamo il debito e riusciamo a pagarlo. Bisogna considerare l’Iva al 22% per ogni somma che incassiamo e noi siamo in regola con il pagamento di questa imposta che rateizziamo trimestralmente”.

Enzo De Vito, accostato negli ultimi giorni al Foggia, non si muove. “Fino a che sarò io il presidente sarà lui il direttore sportivo – ha affermato Walter Taccone sgombrando il campo da qualsiasi dubbio – se poi lo chiamano in Serie A è diverso. Abbiamo un rapporto fraterno”. Sarà ancora lui pertanto il responsabile dell’area tecnica e del mercato che non subirà variazioni al ribasso sulle ambizioni: “Vogliamo fare i playoff, non siamo mica morti di fame – ha tuonato il patron – potrei tranquillamente vendere due calciatori azzerando il debito ma non lo farò. Abbiamo una rosa che vale 10 milioni. Sul mercato sarà il mister come al solito a dare il suo indirizzo”.

Nessuna tregua con la Curva Sud, anzi: “Questi signori devono parlare direttamente con me, non con comunicati e striscioni – ha riferito seccato Walter Taccone – li avevo invitati qui ma non è venuto nessuno. Io dico una cosa e loro un’altra, non scappo, sono nato qui e non vado da nessun’altra parte. Riceviamo minacce dopo tutti i sacrifici che abbiamo fatto, è assurdo”.