VIDEO / “50 giorni di rianimazione, in molti mi davano per spacciato. Invece lotto più di prima”. Covid, il dottore Sanseverino un anno dopo

18 Marzo 2021

Alfredo Picariello – “Qualche giorno prima di Pasquetta dell’anno scorso, avevo un po’ di febbre. Decisi quindi di andare al Pronto Soccorso del Moscati per effettuare una Tac proprio il 13 aprile, il lunedì dell’Angelo. Lo ricordo bene, perché era una Pasquetta strana. Avevo rimandato alcune cose da fare stesso per il pomeriggio, convinto di poter tornare a casa. Invece, a casa, ci sono tornato quattro mesi dopo: ero positivo al covid”.

Simpatico, forte, coraggioso, stimato professionista. Il dottore Carmine Sanseverino, lo scorso anno, prima di scoprire di essersi contagiato, aveva lottato, come tutti i suoi colleghi, contro il virus nelle corsie dell’ospedale Moscati di Avellino. In quella struttura, al suo lavoro di prima, ci è potuto tornare dieci mesi dopo, esattamente il 2 febbraio scorso.

La sua è proprio la classica storia da “all’inferno e ritorno”. “Pensi – ci racconta – qualche giorno fa ho parlato con un tecnico di radiologia dell’ospedale. Mi ha confessato che, dopo aver visto una delle mie tac di quel periodo, si era convinto che non ce la facessi, che morissi, talmente quell’esame era un disastro”.

Oggi, grazie a Dio, Carmine Sanseverino quei momenti li può non solo ricordare ma anche raccontare. In questo 18 marzo, giornata indicata come del ricordo delle vittime del covid, il suo, di ricordo, non può non andare ai colleghi che hanno perso la vita proprio a causa di questo maledetto virus. Come al dottore Magliocca, del reparto di Malattie Infettive. Un pensiero anche ad Angelo Frieri, direttore sanitario degli ospedali di Ariano Irpino e Sant’Angelo dei Lombardi, ricoverato in gravi condizioni dopo un infarto.

Il dottore Sanseverino ha ripercorso, con noi, i terribili giorni della malattia. 50 quelli trascorsi in rianimazione. “Potevo solo sognare. Poi, all’improvviso, mi sono risvegliato su quella che solo dopo ho capito fosse una barella. Avevo il cielo sopra di me”.