Vento di mafia, ma riducendo le pale non si combatte la criminalità?

Vento di mafia, ma riducendo le pale non si combatte la criminalità?

1 Aprile 2016

“Oggi la mafia si muove in giacca e cravatta, nel 2009, in Sicilia, fu accertato che quasi metà degli insediamenti eolici sull’isola fossero riconducibili a Matteo Messina Denaro”: è il Fatto Quotidiano a tornare a parlare di eolico selvaggio con uno sguardo all’Alta Irpinia. Le parole in questione sono di Claudio Fava, vicepresidente della Commissione parlamentare Antimafia, il cui eco riecheggia ancora sotto le mura del Castello ducale di Bisaccia, in provincia di Avellino.

Si contano, ad oggi – specialmente tra il 26 giugno e il 16 novembre – 14 attentati legati al nuovo affare delle energie rinnovabili inseriti nel “tranquillo” contesto dell’Alta Irpinia (dai copertoni in fiamme fino agli ordigni, passando per il malfunzionamento delle pale).

La mafia ‘green’ funziona così: in Italia l’incentivo alla costruzione e all’utilizzo di energia eolica si aggira intorno al miliardo di Euro all’anno. Soldi pubblici, non solo per riciclare denaro sporco, ma per avviare attività totalmente pulite sotto tutti i punti di vista. Gli impianti eolici piacciono a Cosa Nostra in quanto può intervenire in prima persona: comprando terreni e determinandone il prezzo, ad esempio, oppure assicurando subappalti alle imprese amiche.

Nella regione più ventilata d’Italia gli attentati hanno colpito particolarmente le zone di Bisaccia e Lacedonia, presa di mira anche l’azienda di un consigliere del comune irpino, tanto da decretare la sacrosanta verità che le isole felici non esistono più.

Le torri, così vengono chiamate questi enormi trasformatori di energia, sono impiantate a centinaia e centinaia tra Andretta, Bisaccia, Lacedonia e Vallata. Le prime (quelle cosiddette a traliccio) risalgono al 1996, per cui tale colonizzazione è avvenuta in pochi anni favorita dal decreto legislativo numero 387 che ne sancisce la diffusione passando la competenza direttamente alle Regioni.

E’ da qui che nasce l’eolico selvaggio, da quelle società che pur di sfruttarne la ventosità distruggono il paesaggio del luogo e non hanno nessun legame con lo stesso. Una colonizzazione completamente deregolamentata. Pensare che questo pezzettino d’Italia produce appena il 6% dell’energia nazionale rinnovabile proveniente da fonte eolica, a fronte del deturpamento della sua immagine reale e senza un ritorno economico.

Quando si utilizza il kalashnikov per risolvere delle controversie, vuol dire che siamo nel campo della matrice mafiosa.

Ci rifacciamo ancora a Claudio Fava, frasi pronunciate quando fu invitato a Bisaccia dai comitati anti-eolico presenti numerosi in zona. Kalashnikov non è stato un termine utilizzato a caso, in quanto le scariche sono davvero arrivate in Alta Irpinia. Il bersaglio? Una di quelle torri che si erigono a circa – e oltre – il centinaio di metri. Indagini? Carlo Sessa, prefetto di Avellino, si muove in direzione della criminalità pugliese.

Foto Michele Solazzo, Facebook

Le perdite d’olio di una delle pale

In tutto questo la Regione Campania ha approvato una moratoria su proposta del consigliere Carlo Iannace con tanto di sospensione delle procedure di autorizzazione degli impianti eolici nelle province di Avellino e Benevento.

Il risultato è tuttavia quello di ritenerci invisibili: è stato emesso da pochi giorni infatti il decreto di compatibilità ambientale sul nuovo impianto eolico dalla potenza di 49,5 Mw, composto di 15 aerogeneratori da realizzare in località Calaggio, Marena, Serra la Croce nel comune di Bisaccia.

Dalle pale continua a piovere olio intanto, lo ha denunciato anche Michele Solazzo del comitato di Bisaccia. Evidente la presa in giro derivante dall’approvazione di una moratoria che in realtà non ha dato frutti.

Ma meno insediamenti eolici non vuol dire anche meno probabilità di assistere ancora a episodi di criminalità? Questo forse qualcuno ancora ha difficoltà a capirlo.


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