Usura, 4 arresti. “Vengo a casa tua e vediamo che ti succede”

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Avellino – “Vengo direttamente a casa tua a prendermi i soldi e poi vediamo che succede”. Il tono e l’intensità delle parole sono quelle del camorrista navigato, pronto ad utilizzare frasi minacciose per creare ‘ad hoc’ quella cappa di angoscia intorno alle malcapitate famiglie che si erano rivolte agli usurai.
Sono così finite agli arresti 4 persone. La Mobile della Questura di Avellino, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal Gip di Napoli su richiesta della Dda, ha arrestato stamane Augusto e Michelangelo Angieri, Giuseppe Ferraro e Carmelo Felice Sparano. Sono accusati di usura pluriaggravata, estorsione continuata ed esercizio abusivo di attività finanziaria.

L’attività usuraia finita nel mirino degli inquirenti si è articolata nella prima metà dell’anno ed ha colpito non solo il Vallo Lauro ma l’area nord di Napoli e l’Irpinia stessa. Una attività investigativa molto complessa quella della Questura di Avellino, che lo stesso Gip di Napoli ha definito “… precisa e rigorosa”, ovvero espletata nel pieno rispetto delle regole e senza però mai perdere l’obiettivo primo del contrasto alla criminalità.

I fatti. Il tutto parte da una denuncia di minacce ed estorsione subita da un piccolo imprenditore del Vallo Lauro. E’ da sottolineare come, della pletora di possibili soggetti finiti nella morsa degli usurai, solo due hanno avuto il coraggio di collaborare con la giustizia e denunciare l’accaduto alle forze dell’ordine. In un primo caso, al titolare di un’agenzia di viaggio è stato chiesto un tasso d’usura del 120 per cento; del 60 per cento, invece, per un titolare di un autonoleggio.
“Vengo direttamente a casa tua a prendermi i soldi e poi vediamo che succede” e “Anch’io ho problemi di soldi, ho i figli in carcere…”: queste le frasi più comuni che i quattro utilizzavano per fare pressione sulle vittime.

I quattro, nel particolare, si presentavano dai malcapitati richiamando i legami di parentela sussistenti tra gli Angieri e il fratello di Antonio Cava, alias “Ndò Ndò”, elemento apicale dell’omonima organizzazione camorristica.

Inoltre, Augusto Angieri – per operare la ‘dovuta’ pressione psicologica sulle vittime – si faceva vedere in compagnia di Michelangelo Angieri, alias “Zi’ Michele”, personaggio di forte spessore criminale per aver militato in passato nelle fila del clan D’Ausilio nell’area metropolitana di Bagnoli-Agnano, appartenenza che è costata la vita ai suoi due figli Nicola e Pietro nel 2001 in seguito ad un agguato di camorra: quell’episodio aveva profondamente segnato la vita di “Zi’ Michele” tanto che il 78enne aveva deciso di ritornare nel suo paese natìo, Taurano, e defilarsi – almeno apparentemente – dalla malavita locale.
In questo contesto, anche Giuseppe Ferraro, alias “Peppe o’ zuopp”, aveva creato intorno alla sua figura quell’aura di personaggio di spessore della malavita, avendo in passato ricoperto il ruolo di autista guardaspalle dello stesso Antonio Cava.

Il lavoro degli inquirenti, pur tra mille difficoltà dovute al clima di evidente omertà e di scarsa partecipazione delle vittime, continua senza sosta. A breve sono attesi nuovi sviluppi.

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